
Assistiamo in questi ultimi anni ad una offensiva a livello mondiale contro la democrazia, la libertà, contro quei valori universali che dovrebbero essere validi per tutti.
A 75 anni dalla Dichiarazione dell’Onu sui diritti umani, è doloroso dirlo, ma la maggioranza dell’umanità questi diritti non li ha ancora o li ha perduti.
Questi diritti sono fondamentali e irrinunciabili.
“Tutti gli esseri umani nascono liberi ed eguali in dignità e diritti”: recita così l’articolo 1 della Dichiarazione universale dei diritti dell’uomo.
Sulla base di questa premessa, la Dichiarazione proclama i diritti inalienabili inerenti a tutti gli esseri umani, indipendentemente da razza, colore, religione, sesso, lingua, opinione politica o di altra natura, origine nazionale o sociale, proprietà, luogo di nascita o nessun’altra condizione.
Ma così non è!
Il tempo sembra aver sbiadito quel sogno, quei principi, non si deve abbassare la guardia. Difendiamo e sosteniamo chi lotta per quei principi.
La domanda è: La Dichiarazione deve essere aggiornata?
“Direi che c’è bisogno di aggiornarla, per enunciare altri diritti che non sono stati sanciti come avrebbero dovuto: i diritti delle popolazioni indigene, i diritti delle donne, i diritti dei bambini”, afferma Navanethem Pillay. “Per il resto, ho la massima fiducia nella Dichiarazione come standard. Non si possono contestare questi principi”.
L’ Alto Commissario dell’ONU Volker Türk, sostiene che “la Dichiarazione non deve essere vista come una reliquia, ma come un insieme di principi fondamentali che forniscono risposte ai problemi attuali e futuri.”
Bisognerebbe anche che gli stati e tutti coloro che violano i diritti umani fossero chiamati a risponderne, non solo con le leggi e le costituzioni, ma anche le società civili che dovrebbero combattere anch’essi per difenderli.
Dania Scarfalloto Girard

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