Non ci credevamo ma sta avvenendo davvero. Come al gioco dell’Oca, la giostra delle modifiche alla legge elettorale sta tornando al punto di partenza. Ispiratore e motore di tutto, Denis Verdini che si sta stagliando sullo sfondo con una dimensione gigantesca rispetto ai suoi disorientati e balbettanti interlocutori.
Allora, riepiloghiamo. C’era una volta il sistema proporzionale, puro che più puro non si può, che ci aveva accompagnato, più o meno felicemente, dal 1948 al 1992. Aveva resistito ad ogni genere di attacchi. Tanto che, nel 1953, un blando correttivo come il premio di maggioranza a chi, da solo o in coalizione, avesse superato il 50% dei voti, fu oggetto di una terribile campagna contraria all’insegna del NO alla “legge truffa”. A mettere in croce chi aveva voluto questo blando correttivo (Alcide De Gasperi e i suoi alleati socialdemocratici, repubblicani e liberali) i progenitori di coloro che sarebbero stati poi i sostenitori di ogni altro sistema elettorale, purchè non proporzionale e in grado (pensavano gli incauti) di dare vantaggi alla propria parte politica.
Si cominciò con il “Mattarellum”: una legge dignitosa perché si limitava a spingere verso un sistema bipolare, ma senza imbrogli. La spinta al bipolarismo veniva da una sorta di stato di necessità uguale per tutti, i collegi uninominali per assegnare i tre quarti dei seggi, alla Camera come al Senato. Non era, dunque, un imbroglio ma era una illusione. Per le elezioni partiti, gruppi e gruppuscoli si coalizzavano per vincere nei collegi. Ma, dopo la distribuzione dei seggi, tornavano a moltiplicarsi, complice anche il finanziamento pubblico dei partiti. In quel periodo si registrò il record assoluto, di tutti i tempi, dei gruppi presenti in Parlamento. Vennero, poi, “porcellum” e “Italicum” che, in realtà, dovrebbe chiamarsi “porcellissimum”. Non ci raccontino balle: l’Italicum è stato fatto in stato di necessità, perché la Corte Costituzionale aveva azzoppato il porcellum, dichiarandolo incostituzionale per gli aspetti che ne costituivano i trucchi. Trucchi che favorivano i partiti egemoni con il pretesto della governabilità. Un imbroglio che il risultato elettorale del 2013 (si votò col porcellum) dimostrò essere controproducente, visto che entrambi i governi formatisi nella legislatura (Letta e Renzi) hanno dovuto fare ricorso, per reggersi, a migrazioni di massa da un fronte all’altro e, dunque, al trasformismo di un numero di parlamentari anche in questo caso da record.
Oggi succede che anche l’Italicum potrebbe essere dichiarato incostituzionale. E, in più, che una legge pensata per la vittoria di Renzi, potrebbe, invece, fare vincere Grillo come i ballottaggi delle ultime comunali hanno ampiamente dimostrato. E succede che dopo essere stata la legge “che il mondo ci invidia” quella che “tutti aspettavano da trenta o quaranta anni” e che “ci farà sapere la sera stessa chi ha vinto e perso” e che “viene avversata dai soliti difensori dei loro privilegi”, l’Italicum non ha più un babbo o una mamma e rischia di essere strozzato in culla. Perché uno stratosferico Denis Verdini, co- autore nel 2003, assieme all’allora DS e AN della legge elettorale della Toscana, mamma del porcellum e nonna dell’Italicum, sta lavorando con Renzi, NCD, gruppi “moderati” e persino Berlusconi per un ritorno al sistema elettorale proporzionale, che “metterebbe all’angolo 5 Stelle e Lega”. Sarebbe il ritorno a quando un partito, la DC, era al centro del sistema, inamovibile, e dava vita a governi nei quali potevano cambiare gli alleati, ma mai la DC.
I giornali che ci narrano di queste cose lo fanno senza menare scandalo, dopo che ci avevano intontito per almeno tre decenni a furia di raccontarci gli effetti malefici del proporzionale, fonte di corruzione e causa della inefficienza dei governi. Dunque, se la stampa ne parla senza scandalo, come si dice a Roma, “si può fare”. Si prenda dunque atto che non solo l’Italicum non era quel “ben di Dio” che ci era stato descritto. Non lo erano nemmeno il bipolarismo, il bipartitismo dietro l’angolo, etc, etc. E’ la rottamazione, bellezza!
Nicola Cariglia

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sembra siate contenti del nuovo impegno del Verdini. Se proprio il trasformismo fosse inevitabile, non è meglio che lo utilizzino parlamentari selezionati dagli elettori in collegi uninominali? Se poi gli elettori fossero solo capaci o desiderosi di scegliere il peggior delinquente di ogni collegio, potremmo definitivamente abbandonare ogni speranza o investimento sulla democrazia del popolo sovrano. E darci pace.
State attenti, il nostro ha appena detto che la partita è qui e ora, tutti i poteri forti, la tv di stato, l’europa e non solo appoggiano il si al referendum….ragionare sulla validità del proporzionale va bene, ma l’emergenza è ora e qui.
Caro Luigi,
se, come spero, diventeremo vicini di casa, cominciamo ad andare d’accordo!
Certo, se vorrai finalmente anche vicini di tenda.
Strano, sono pienamente d’accordo con l’articolo e col commento, niente d’aggiungere, speriamo!
Interessante l’articolo, e buona la prospettiva. Occorre fare passare il messaggio, oscurato nell’ultimo ventennio, che le elezioni sono fatte per eleggere i parlamenti, non i governi. Concetto semplice, quasi elementare, ma purtroppo i media ci hanno riempito la testa con l’instabilità della prima repubblica, che invece era più che stabile, avendo generato, in 45 anni, solo 4 formule politiche (centrismo, centrosinistra, solidarietà nazionale, pentapartito). I presidenti del consiglio e i ministri potevano anche cambiare, ma la linea, all’interno di ciascuna fase politica, era sempre quella, più o meno. Mentre la seconda repubblica ha visto ogni legislatura impegnata a disfare ciò che aveva fatto la legislatura precedente. A dirlo così, è semplice, ma a farlo capire sembra quasi impossibile.