Come volevasi dimostrare. La visita del bonario vescovo Agostinelli alla scuola elementare di via Sicilia, a cui la nostra associazione si è opposta nel nome del principio della laicità delle istituzioni pubbliche, è stata definita dall’informatissima dirigente Armillei non un atto di culto, ma “un incontro con una figura importante come quella del vescovo”, il quale, dal canto suo, l’ha paragonata a una semplice visita di cortesia. Dunque, a sentir loro, sembrerebbe che la visita pastorale sia una cosa, e il rito religioso, o l’atto di culto, sia un’altra.
Ma leggiamo come il Direttorio per i vescovi Apostolorum successores definisce la visita pastorale “…è un’az ione apostolica, è un evento di grazia che riflette in qualche modo l’immagine di quella singolarissima e del tutto meravigliosa visita, per mezzo della quale il Pastore Sommo (Pt. 5,4), il vescovo delle anime nostre (cfr. Pt.2,25) Gesù Cristo Ha visitato e redento il suo popolo”. E inoltre: “La visita pastorale è una delle forme con le quali il Vescovo mantiene i contatti personali con il clero e con gli altri membri del popolo di Dio per conoscerli, esortarli alla fede e alla vita cristiana, per vedere con i propri occhi, nella loro concreta efficienza, le strutture e gli strumenti destinati al servizio pastorale”.
Crediamo che ci sia poco da aggiungere. E crediamo inoltre che sia l’ora di finirla con i sofismi e con la tendenza, quando fa comodo, a scambiare l’affermazione di un diritto con la sterile polemica o con il pregiudizio.
Siamo consapevoli che si possa opinare l a giustezza di leggi (quali le modifiche concordatari! e del 19 84 e il d.lgs. 297/1994), e sentenze (come la n° 2478/99 del TAR del Veneto) che vietano la celebrazione di attività religiose – tra le quali, appunto, le visite pastorali – in ambito scolastico, ma non certo che tali leggi e sentenze debbano essere ignorate, soprattutto da chi invece sarebbe tenuto ad applicarle. Il discrimine, in questo caso, non sta tra fede e ragione, ma tra rispetto delle regole e violazione delle stesse. Un principio molto semplice, che forse anche il signor Lorenzo Fantacci, segretario della Consulta diocesana, e la signora Lucia Bonelli, responsabile del dipartimento pari opportunità di An, potrebbero capire.
Per il Circolo grossetano dell’UAAR
Nicola Morgantini
Luciano G. Calì

Il muro eretto dall’UAAR , sorta di muraglia cinese che passa anche da Grosseto , impedisce di veder una visita Vescovile come un semplice visita di cortesia , denunciandola come atto di culto . In effetti l’atto di culto dovrebbe essere tale per chi ci crede ,lasciando al libero pensiero la libertà di vederla come semplice visita di cortesia. Il muro eretto per impedire l’esercizio del libero culto mi pare stonatura contraddittoria. A parte l’antipatia a me congenita per i muri ed i loro costruttori ( che sono spesso dei carnefici ,sotto la scusa di difendere se stessi ), certi affanni negazionisti sono troppo simili ad atti di fede cieca ed assoluta ,per suscitare comprensione e considerazione razionale. E mi auguro possano ricevere il seguito che meritano.