Dai tempi di Mario Soldati e del suo famoso «Viaggio nella valle del Po» (1957), l’unica trasmissione che mi piacerebbe seguire sul campo (come attrezzista o microfonista o fotografo di scena) è «Linea verde», la storica trasmissione dedicata ai problemi dell’agricoltura, del territorio e dell’ambiente, l’erede della mitica «A come agricoltura». Cultura come coltivazione e cultura come insieme di conoscenze: la trasmissione permette infatti di conoscere i luoghi più suggestivi del nostro Paese, di comprendere i problemi della campagna, di provare le tradizioni enogastronomiche (chissà che mangiate si fanno!), di frequentare le tradizioni locali, insomma di conoscere qualcosa che è diverso dalla vita metropolitana.
«Linea verde» è ora condotta con buon piglio da Elisa Isoardi, dopo essere stata sfrattata in malo
Elisa Isoardi (LaPresse/D’Alberto)
modo da «La prova del cuoco» (Raiuno, domenica, ore 12,20). In passato, si sono avvicendati conduttori che si travestivano da coltivatori diretti dell’immagine (Federico Fazzuoli, Sandro Vannucci, Fabrizio Binacchi, Paolo Brosio, per citarne alcuni), senza alcuno sprezzo del ridicolo. La Isoardi è nata in campagna, non ha bisogno di travestimenti se si trova in una stalla o in mezzo ai campi. Protagonista domenica è stato il Parco nazionale del Pollino, con la grande diga di Senise, un’area protetta ricca di produzioni agroalimentari tipiche, dal peperone crusco (croccante) di Senise, alla melanzana rossa di Rotonda, dalla patata bianca di San Severino Lucano all’olio biologico della Val Sarmento.
«Linea verde» è da sempre «convenzionata» con il ministero delle Politiche agricole alimentari e forestali che mette a disposizione gli uomini e i mezzi della Guardia Forestale e, immagino, anche sostanziosi finanziamenti. Per questo, non deve mai cedere alla tentazione di servizi di favore a qualche azienda «amica». Per una trasmissione così la credibilità è tutto.
Aldo Grasso
15 febbraio 2011
Caro Grasso, La ringrazio per la citazione tra gli ex conduttori di Linea Verde di cui ha voluto onorarmi oggi nella sua rubrica “A Fil di rete”. Lei scrive che insieme ad altri “mi travestivo da coltivatore diretto dell’immagine senza alcuno sprezzo del ridicolo”. Un giornalista dalla stima indiscussa come Vittorio Emiliani a pagina 134 e 135 del suo libro “Affondate la Rai” Garzanti Editore, parla di Linea Verde e scrive che “l’esperto Fabrizio Binacchi dopo aver incrementato non poco gli ascolti e i consensi professionali… le aveva dato altro impulso”. Quindi come vede questione di opinioni. Quello che invece è proprio oggettivo è che sono nato in campagna, orgogliosamente figlio di coltivatori diretti e anche per questo, io, non ho bisogno di travestirmi.
Con sincera gratitudine
Fabrizio Binacchi
Direttore Sede RAI Regionale per l’Emilia Romagna

Il titolo “linea verde” piace perchè fa cultura ,è semplicemente ridicolo. Il programma fa spettacolo, niente a che vedere con le necessità agricole, fa vedere alle donnette come era verde la mia valle. Perchè se ne dovrebbe interessare? non interessa neppure il governo, solo e soltanto modeste retoriche, le associazioni sindacali, più ci sono problemi, più prosperano. I problemi aumentano ed i margini diminuiscono, dove è la cultura?
Mi va bene lo spettacolo, anche mela verde fa lo stesso, ma per cortesia non ci prendete in giro e con i nostri soldi.