Caro Direttore,
voglio entrare a piedi uniti sulla questione della Superstrada della Val Belluna.
Sono stato consigliere e amministratore di un Comune direttamente interessato a questa soluzione stradale inserita già nel 1964 nel Piano Samonà, dopo il disastro del Vaiont. Da allora sono passati 42 anni, chi aveva i pantaloni corti e vestiva alla marinara, oggi può essere nonno di famiglia e la superstrada l’ha sempre vista solo sui giornali e negli inutili convegni, ma non l’ha mai percorsa.
Come consigliere e amministratore ho votato un sacco di Odg, fatto innumerevoli incontri negli anni Settanta e Ottanta a livello provinciale e regionale senza cavare il classico ragno dal buco.
Ci dicevano: mettetevi d’accordo sul tracciato, daremo l’incarico progettuale e passeremo all’esecuzione. Gli stessi discorsi di adesso con una differenza: che allora c’erano i soldi.
Oggi a malapena ci sono le promesse di finanziamento della progettazione.
Dopo il 9 aprile chi vincerà, di qualsiasi parte sia, farà il nuovo elenco di priorità compatibilmente con la disponibilità finanziaria che nè ANAS nè Stato, vista la situazione e le prospettive finanziarie, diranno di avere.
Voglio riprendere quindi una proposta che feci negli anni Ottanta e attualmente, secondo me, più praticabile visto che il costo del denaro non è a 2 cifre come allora, che posso così riassumere:
gli enti interessati al passaggio di questo ramo di superstrada, comuni e provincia, quantifichino il costo dell’opera, costituiscano una società per la costruzione della Superstrada, contraggano proporzionalmente quote di mutui, anche attraverso l’emissione di titoli (bond comunali e provinciali) per la costruzione dell’opera che insiste sul loro territorio. Costituiscano una servitù di passaggio inserendo, una volta usufruibile l’opera, un pedaggio annuale a carico degli utenti.
Un calcolo su 200.000 utenti a 30 euro all’anno porterebbe nelle casse della Società di gestione 6.000.000 di euro che consentirebbero di pagare complessivamente un mutuo di 150 milioni – pari presumibilmente al costo dell’opera – di euro ammortizzabile in circa tre decenni.
Questa potrebbe essere una strada percorribile senza ricorrere a parentele governative e regionali, che, fin’ora, alla luce dei fatti hanno prodotto solo chiacchere, gelosie, io c’ero tu no, inviti attesi e disattesi, appuntamenti elettorali e chi ne ha più ne metta.
I politici bellunesi che sono già attrezzati nelle costituzione di innumerevoli società di gestione servizi e distribuzione (BIM docet), non penso trovino difficoltà a fare ciò con giusto ristoro degli enti e delle persone partecipanti.
Grazie per l’ospitalità.
Antonio Scotton
referente per Belluno di Veneto Socialista
Federazione Veneta del Gruppo dei Centouno
dal Gazzettino di Belluno del 23.3.2006

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