USA senza macchia…

Quando è che vedremo anche il volto di uomini (e donne) non bianchi (e non “wasp”) scolpito nelle rocce americane?

di Fabrizio Amadori | 6 agosto 2018

Il monumento nazionale di Rushmore negli Stati Uniti raffigura il viso di quattro presidenti: Washington, Jefferson, Lincoln e Roosevelt. Sono quattro nomi di indubbia notorietà, se non che il Roosevelt in questione non è Franklin Delano bensì Theodore. Forse occorrerebbe prendere qualche informazione in più su di lui e domandarsi se veramente meritasse di stare in una compagnia del genere. Viceversa, chi bisognerebbe mettere? Kenney, Johnson ma, soprattutto, Reagan? Mi risulta poi che lo scultore, Gutzon Borglum, fosse un noto razzista e xenofobo: quella non fu di sicuro una buona scelta da parte di chi commissionò il monumento, io credo. Oppure tale decisione rifletteva semplicemente gli Stati Uniti di allora? I quali, con buona pace di chi li vorrebbe considerare una nazione senza macchia, governata da presidenti degni di essere ricordati coi volti scolpiti nella roccia, di macchie erano (e sono) pieni, a partire appunto dal razzismo, che del resto non è affatto scomparso, soprattutto in campo poliziesco, giudiziario e carcerario, come gli episodi degli ultimi anni hanno purtroppo dimostrato ampiamente. Quando è, insomma, che vedremo anche il volto di uomini (e donne) non bianchi (e non “wasp”) scolpito nelle rocce americane? Altrimenti si rischia che il prossimo volto rappresentato nella montagna sarà quello di un Nixon, o quello di Trump (il Trump dei tweet peggiori intendo dire, perché pare che sulla riforma carceraria, ad esempio, il Nostro non si stia muovendo malissimo…).
Fabrizio Amadori
Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). E' stato il primo a parlare di "narratologia deduttiva". Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

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