Riflessioni in pillole: se ci voltiamo a guardare il passato

E se dalla rimozione dei monumenti si passasse alla rimozione delle lingue e delle religioni che vennero imposte?

di Fabrizio Amadori | 26 dicembre 2017

A proposito dei monumenti dedicati a Cadorna, e al tentativo di taluni di rimuoverli, come già successo negli Usa con quelli del generale Lee, vorrei far notare una cosa. E cioè che se continuiamo di questo passo, e lo allunghiamo, rischieremo di trovarci invischiati in situazioni dove la storia farà a pugni con la realtà. Infatti, se applicheremo lo stesso approccio non ai monumenti ma alle lingue, dovremo rifiutarci di parlarne alcune la diffusione e importanza delle quali è dovuta all’aggressione che certi Paesi europei fecero ai danni di quelli di altri continenti: si pensi al Sudamerica (spagnolo e portoghese), ma anche all’Africa (inglese e francese) e agli Stati Uniti, dove la lingua di Chaucer e Shakespeare è stata imposta ai nativi. Stesso problema per le religioni: a quando il momento in cui molti sudamericani, o molti africani, punteranno il dito contro una confessione – quella cristiana, ad esempio, ma anche quella musulmana – che è una diretta conseguenza delle invasioni armate?

 

Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). E' stato il primo a parlare di "narratologia deduttiva". Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

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