L’Ema e la merce politica

Il trasferimento dell’agenzia europea del farmaco a Milano (Ema).

di Fabrizio Amadori | 6 Nov 2017

Mi chiedo con quale coerenza Roberto Maroni chieda il trasferimento dell’agenzia europea del farmaco a Milano (Ema): infatti, non è sempre stato un antieuropeista come tutta quanta la Lega? E, se sì, che cosa dovrebbe fare l’Europa? Darsi la zappa sui piedi e permettere ad un partito suo nemico di rivendicare un traguardo tanto importante? Non sarebbe questo un modo di rafforzarlo al punto da rendere i suoi prossimi attacchi contro l’Ue più efficaci? A meno che non vinca la considerazione, a Bruxelles e in Europa, che una concessione del genere, l’apertura di un ente dell’Unione in una regione governata da un politico antieuropeo, possa riavvicinare le parti, Ue e Lega. Se veramente Bruxelles pensasse di tirare dalla sua parte, e comunque ammansire, uno dei grandi partiti antieuropeisti spingendo tutte le parti ad aprire l’Ema a Milano, ebbene, credo che Maroni presto otterrà una grande vittoria: mi chiedo ora, però, quali sarebbero i suoi meriti effettivi, e che razza di politica sia mai quella per cui il Governatore lombardo possa e voglia sfruttare una situazione del genere. Quale sarebbe la coerenza sua, ripeto, ma anche dei suoi elettori, se fossero d’accordo con lui a proposito di una simile strategia? O Maroni sta facendo uno scambio con la Ue all’insaputa della base leghista?

 

Fabrizio Amadori

Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). E' stato il primo a parlare di "narratologia deduttiva". Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

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