L’ultimo libro del critico ferrarese Roberto Guerra, in uscita per i tipi dell’Armando editore, s’intitola Adesso parlo io, sottotitolo Un Mussolini rivoluzionario, scandaloso e sorprendente.
L’analisi investe due ambiti di ricerca storica affini quali la politica e la cultura, in premessa a una terza parte conclusiva che apre l’orizzonte a un (nuovo) Futurismo – è bene precisarlo subito – contro Casa Pound. La critica parte dal primo Mussolini socialista, che voleva rompere scandalosamente lo schema del potere politico-culturale del tempo, e finì invece per sostenere quel selvaggio paranoico criminale di Hitler. Come Stalin … E invece Mussolini era come Gramsci: un intellettuale, come me, più certamente di me, era in buona fede comunista e utopista, la famosa Terza Via era possibile, all’epoca!
Ed è questo il percorso assolutamente vitale dell’opera, che attraversa un secolo di storia politica e culturale italiana attraverso diversi profili dei protagonisti del tempo rivisti dall’autore, con uno stile che lo contaddistingue, apparentemente dissacratorio e lapidario ma critico ed essenziale nella sostanza. Senza falsità e ipocrisie di sorta.
Nella prima parte, che investe lo spazio della politica, il Guerra discute i profili di Mussolini, Gramsci, D’Annunzio, Marinetti, Balbo, Napolitano, Craxi, Silvio (B.), Prodi, Boldrini, Marconi, e in fine il fenomeno, ultimo in ordine di tempo, del Cattocomunismo piddino.
In proposito, ciò che rilevo è la critica di un secolo di storia e una galleria di personaggi tristemente asserviti alla logica della politica, di stampo hegeliano, ma in quanto arte risalente fino allo schema platonico-pitagorico delle origini. Schema e modello di vita già ferocemente criticati dal più illustre Plutarco. Ovverossia, una logica quella della Politica che risponde essenzialmente a uno schema binario, che a fine Ottocento il filosofo Hegel, apripista antelitteram del collettivismo nazista e comunista, rappresenta realmente com’è: chiusa tra due spazi apparentemente contrapposti denominati “destra” e “sinistra”, da Hegel in poi cosiddette storiche. Ma che, in sostanza e nella pratica quotidiana, entrambe condividono il principio per l’appunto hegeliano che “reale è razionale”, principio che ispira l’azione al fine della conquista e il mantenimento del potere già precostituito dello Stato. In nome quindi di quella che è la ragione politica o più notoriamente è detta ragione di stato.
Così che, accade soprattutto che molti di coloro che sono stati fascisti diventano comunisti e questi stessi finiscono poi con il diventare cattocomunisti, a la Prodi, ma sempre con il fine ultimo di garantire e tutelare un nuovo Stato, e per giunta fondare un Super Stato così com’è inteso il progetto dell’Unione Europea. Ma, obietta Guerra: come si fa a fondare un Super Stato solo con regole economiche senza regole condivise fiscali, sulla giustizia ecc., senza alcuna memoria semmai e anche di certa, questa sì, comune Cultura europea?
Nello spazio di disamina della seconda parte dedicata ai personaggi della cultura in senso lato che attraversano l’epoca fascista, Guerra dischiude l’orizzonte allo spazio viceversa aperto, che possiamo anche dire da sempre condivide, del futuro (e del suo Futurismo) riservato alle più allettanti e attuali prospettive della Tecnica.
Ma, qui non intendo anticiparVi più nulla e pertanto Vi consegno a un’innanzitutto valorosa scrittura e altrettanto buona lettura. Dopo aver letto questo libro, sono certo che perdonerete all’autore qualche ridondanza o eccesso formale di troppo e anche il contenuto di alcune righe che egli stesso definisce in apertura fantapolitiche. Come il fatto che: le decisioni più vergognose e errate del duce fossero in buona fede (giammai, pur volendo, avrebbe potuto esserlo!), ma che nessuno ci creda, sarebbe ingeneroso alla Orwell! (Angelo Giubileo)


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