Tutti assenti giustificati gli studenti che ieri hanno sfilato nelle grandi città non solo italiane, per una manifestazione che si è propagata a macchia d’olio, sostenuta da quel tam tam che attraverso i social l’ ha velocemente allargata a tutto il mondo. Non vedevamo da anni una così grande manifestazione giovanile, lontani ormai gli anni della contestazione studentesca, gli anni arrabbiati e talvolta violenti di chi voleva combattere contro tutto e contro tutti: contro partiti e famiglia, contro scuola e società, contro globalizzazione e consumismo. Almeno a parole, salvo poi finire per adattarsi a vivere in un quotidiano benessere, un posto comodo dove stare, sentendosi liberi da ogni impegno che guardasse un po’ avanti, oltre il presente, oltre la facile felicità. Si voleva smantellare tutto per costruire il nuovo mondo, fino a che gli entusiasmi si sono spenti, dopo aver raggiunto pochi iniziali successi. La politica ha abbandonato i giovani a se stessi, alle loro illusioni, o forse i giovani hanno abbandonato la politica, un mondo chiuso, che vive di slogan e di promesse sempre rinnovate e mai raggiunte, di un linguaggio a volte astratto, poco persuasivo, poco penetrante. I partiti, o quel che rimane delle sigle politiche che li identificano, non hanno più nei loro programmi contenuti per i giovani né il linguaggio adatto a diffonderli. La stessa classe politica che oggi li dovrebbe rappresentare è invecchiata, quasi ripiegata su se stessa e non sa costruire obiettivi nuovi, un nuovo impegno. Ma ora l’impegno c’è, anzi è esploso. E i giovani hanno agito da soli, perché se gli striscioni di oggi scrivono “GO GRETA” non servono mediazioni politiche o linguistiche per coglierne il significato universale, il messaggio c’è già: avanti con Greta Thunberg, la giovane studentessa svedese che lancia un progetto planetario, inventandosi un “FRIDAY for FUTURE”, ogni venerdì riuniti per “salvare la Terra in pericolo”. Quando si scatena la fantasia i giovani sono molto creativi e divertenti: abbiamo visto cortei colorati, allegri, protestano i bambini insieme alle mamme, qualche insegnante si è accodata, qualche accenno di danza e di musica ha reso ancora più simpatici questi momenti di protesta. E il nostro insigne Presidente appare perfino rinvigorito, ogni giorno ad incontrare i “giovani alfieri” portatori di messaggi di bontà e di pace, condividendo con il suo pallido sorriso la diffusa speranza che si possa davvero “salvare il mondo”. Certo non saranno bambini e studenti a provvedere a leggi e interventi che abbiano funzioni ambientaliste, ma l’input è stato dato e l’allarme segnala pericolo rosso, come un semaforo che ci obbliga ad una brusca fermata nei consumi, nello spreco delle materie prime, nell’inquinamento di terre e mari. La stampa nazionale e internazionale si è buttata a capofitto su queste notizie: i lettori sono stanchi della TAV (o sarà un TAV?, discutiamoci un po’ sopra, che diamine), di “reddito di cittadinanza” (ma chi non lavora e non produce, che reddito potrà mai avere? e allora chiamiamolo sussidio di Stato, per rispetto di chi lavora davvero), e vuol pensare invece ad una Europa presto al voto, rinnovata negli uomini e nei programmi. Si potrà cogliere così l’occasione per discutere con le grandi potenze, dagli USA alla CINA: solo l’Europa dei 28 Stati, rafforzata dal voto dei cittadini, può aprire un confronto a tutto raggio sui temi ambientali. E c’è molto da fare. E’ noto che la Cina, un paese in grande sviluppo industriale, è anche molto arretrata nel rispetto dei diritti civili e di uguaglianza, come anche nella protezione ambientale. Chi non ricorda le mattine scure e nebbiose dei giorni in cui il Comitato Olimpico aspettava, un’ora dopo l’altra, che il cielo schiarisse per poter dare il via alle gare? e perché in Cina da anni si circola con la mascherina davanti al viso? perché i prodotti cinesi, che l’ Italia vuole importare aprendo porti e strade al commercio, costano così poco? Sicuramente a scapito della sicurezza e del benessere di chi lavora, con bassi guadagni e alti rischi personali. Questa è l’altra faccia del mondo. Ma vogliamo essere ottimisti: se questi giovani di oggi non salveranno la Terra (anche se è giusto provarci), avremo tuttavia un mondo di cittadini più attenti, più informati, più colti. Che è comunque una buona garanzia per il futuro.
Marisa Brambilla

Nel caso che i giovani ne avessero la percezione reale, terrebberro le loro città più pulite, meno rumorose, e senza demagogia. Sarebbe già un passo. Il più importante. Per il resto, ricordarsi quanto ha detto il sommo Scarlino.
Sanno , gli studenti e quelli che sfilano con loro, quanto e cosa , di male, ha fatto e sta facendo la dittatura cinese ? Quella con la quale – DA ANNI – tanti governi fanno tranquillamente affari ! Dice qualche cosa a loro – e ad altri – l’opera criminale della colossale diga delle tre gole ? Sanno di 150 paesi/città sommersi, di 1350 villaggi distrutti, di un milione e quattrocentomila deportati ? Ad oggi!
Passando ad aspetti “minori”,potranno , le prossime manifestazioni, essere svolte in orario non scolastico ?
I (pochi, per adesso ) professori demagoghi sapranno stare al loro posto ? Sapranno , magari, spiegare il significato positivo della politica; che non può essere rifiutata, ma , semmai, criticata, movimentata, corretta?
Sono solo alcune delle domande che si presentano logiche e naturali .
Siamo ottimisti, comunque. !
E apprezziamo il bell’articolo di Marisa Brambilla, che il direttore, con sensibilità, ha pubblicato in apertura di questo numero.