I valori umani del Pd

di Fabrizio Amadori | 2 luglio 2018

Mi sembra che il governo attuale abbia fatto qualcosa di interessante rispetto a quello passato sul fronte migranti. 
L’idea di distribuire, per quanto su base volontaria, hotspot (anche) in Europa mi pare efficace e umana. Di umano invece non aveva nulla la politica dell’ex ministro Pd Minniti che condannava migliaia di ragazzi subsahariani a vivere soltanto nei disumani “centri di accoglienza” libici (quelli tanto decantati da Salvini, il quale – dall’alto del suo diploma di liceo – è diventato anche un esperto di “lager” dopo averne visitato uno a Tripoli, immagino l’unico presentabile). 
A tal proposito, mi sembra che se qualche elettore (veramente) di sinistra avesse avuto dei dubbi circa la sussistenza di uno spirito umanitario nell’allora partito di governo, ebbene, simili dubbi con la mossa di Minniti siano stati completamente eliminati, e che proprio un fatto del genere possa aver tolto voti al Pd. 
Magari qualcuno potrebbere dire di no, ma sarà esattamente tale risposta a sembrarmi altamente significativa per capire cosa sia diventato oggi l’elettorato del Pd: un elettorato, cioè, ormai poco attento ai valori umani, temo.
Fabrizio Amadori
Genovese, nato nel 1971, diplomato al liceo classico "Mazzini", laureato in filosofia all'Università Statale del capoluogo ligure, ama la letteratura in lingua tedesca e russa. Residente a Milano dal 1999, dopo varie esperienze, prima come responsabile di pizzeria (Germania) e poi come docente in Italia e all'estero (Zambia), si occupa da gennaio 2007 di comunicazione per le aziende (dalle piccolissime alle multinazionali). Al suo attivo ha numerose pubblicazioni - articoli e interviste - su giornali e riviste culturali nazionali ("Filosofia", "Avanguardia", "Poeti e poesia", "Ideazione", etc.). Da ricercatore in ambito letterario ha scritto soprattutto di teoria della scrittura (si veda, ad esempio, il suo breve saggio "Ragionare alla Poe", "Avanguardia" n. 59). E' stato il primo a parlare di "narratologia deduttiva". Ottenuta nel 2000 una borsa di studio e ricerca da una Fondazione italo-americana per sviluppare il discorso iniziato col suo pamphlet "Giovani e potere" - o "Giovani, sesso e potere" a seconda dell'edizione - (prefazione di Dino Cofrancesco), ha potuto lavorare a stretto contatto, tra gli altri, con Anita Desai e Philip Levine. Polemista, si è occupato per i giornali anche di cultura. Di recente ha iniziato a pubblicare alcune poesie - o "testi rimati" come li definisce lui - sulla rivista "Poeti e poesia". Già membro della segreteria della "Enzo Tortora" di Milano e Consigliere generale della "Coscioni", si è occupato come oratore del referendum per l'abrogazione della Legge 40 portando a casa anche un importante risultato: convincere il quotidiano "Liberazione" - di ispirazione comunista - ad usare come allegato per la campagna il materiale dell'associazione radicale.

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