Questa è anche una storia carica di comicità più o meno involontaria, ed è soprattutto una storia che potrebbe essere di ogni piccolo paese dove tutti si conoscono, tutti sanno tutto di tutti e si è sempre pronti ad aiutare l’amico di bevute.

“Mi dispiace per gli astemi presenti in sala” – ha esordito il regista nel presentare il suo film – “ ma questo è un film ad alto contenuto alcolico” e già da questa affermazione si capisce che il film farà ridere, sorridere e riflettere.
Paolo Bressan, non tanto amichevolmente definito da qualcuno “salsiccia ambulante”, un travolgente Giuseppe Battiston, passa le sue giornate a bere e, vivendo in paesino friulano non beve certo del vino poco buono. Beve di continuo Paolo: in casa, nel vecchio camioncino scassato che si ostina a guidare e che lascia sempre poco lontano da casa perché sa che i vigili spesso si appostano davanti a casa sua per controllare il suo tasso alcolico, ma beve soprattutto nella mescita del paese, frequentata da chi più o meno giovane, vede scorrere la sua vita che gli passa accanto senza quasi sfiorarlo mentre i giorni si susseguono ai giorni nell’inutilità di un’attesa senza nome e senza tempo. C’è chi parla da solo e guarda nel vuoto davanti a lui, vuoto che è quello della sua vita, c’è chi gioca a carte, c’è chi si limita a guardare e bere.
Ma Paolo no, Paolo straparla anche a sproposito, Paolo dice tante cose, alcune vere, altre completamente inventate, a volte Border Line ma sempre simpatico, della simpatia debordante di Giuseppe Battiston (se lo conosci non lo eviti, da quando l’ho scoperto non mi perdo più un suo film).
Paolo fra un bicchiere di vino e l’altro cerca di riconquistare la moglie, finge un grande affetto per una zia che vive sulle montagne slovene alla cui morte spera di ereditare la casa e da cui erediterà sì ma un nipote, appunto lo Zoran del titolo. .
Tutto si svolge intorno a due personaggi che più diversi non si può…Zoran sembra un po’ scemo e si nasconde dietro un paio di occhiali enormi, usa un eloquio da studioso della lingua italiana (ha imparato la lingua leggendo solo due libri), esaspera lo zio frustrato per l’ennesima “occasione perduta” (la casa della zia è pignorata), sembra incapace di ogni occupazione ma ha un grande pregio agli occhi di Paolo, è insuperabile nel gioco delle freccette e una volta scoperta questa capacità la fantasia dello zio riparte verso i lidi del “vivere alla grande” grazie alle vittorie sicure di Zoran nelle gare internazionali.
Ma questa è anche una storia carica di comicità più o meno involontaria, ed è soprattutto una storia che potrebbe essere di ogni piccolo paese dove tutti si conoscono, tutti sanno tutto di tutti e si è sempre pronti ad aiutare l’amico di bevute anche se è sgarbato e provocatorio
Dallo scontro/incontro fra zio e nipote ci sarà arricchimento e scoperta, un po’ alla volta Paolo perderà quella profonda insicurezza che lo ha reso ostile al mondo e si troverà disponibile e interessato anche al benessere altrui.
Accanto a Zoran Paolo sarà portato a fare i conti con se stesso, scoprirà di avere sentimenti ignorati fino a quel momento, scoprirà di saper amare non per interesse o ricompense ma si scoprirà capace di sapersi aprire al rapporto con gli altri.
Zoran (Rok Prašnikar) alla sua prima prova regge molto bene il confronto con uno zio fuor di misura (in tutti i sensi) che troverà finalmente dentro di sé quella capacità di confrontarsi con gli altri senza voglia di prevaricare.
Una fotografia appassionata quella che ci accompagna alla scoperta di vitigni, prati e boschi al confine tra Italia e Slovenia ripresi alle prime ore del mattino , nelle albe incerte e nebbiose fino al crepuscolo mentre la colonna sonora non smentisce il contenuto principale del film da “ el vin fa alegria” ai cori a osteria, a quelli polifonici delle montagne.
Dopo l’anteprima a Venezia il film ha vinto il 16 Festival del Cinema Sloveno, il premio come miglior film in coproduzione, e quello per la migliore scenografia.

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