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Zig zag e la barca va

La pandemia, speriamo prima che poi, passerà. Ma le conseguenze economiche si sentiranno per chissà quanto. E non sarà a causa dei meriti o dei demeriti della sua azione che Conte sarà cacciato brutalmente.

di Nicola Cariglia | 30 Aprile 2020

Può aiutare molto a capire a che punto siamo, dopo tre mesi tondi di pandemia, la seguente considerazione: sta a Londra e dal Tamigi dirige le operazioni, per la fase della ripresa, Vittorio Colao. E’, nell’immaginario ma anche per come è stato presentato, il capo dei capi di tutti i comitati tecnici e scientifici che dicono e contraddicono, di tutte le grandi e piccole task force che affiancano e talvolta sopravanzano singoli ministri e intero Governo. Invece, non si sa bene dove stia il Parlamento, ovvero la sede della sovranità popolare della nostra Repubblica che, non a caso, è definita una repubblica parlamentare.

Si spiegano così molte cose e soprattutto due, che non ricordiamo per amor di polemica, ma soltanto in vista di un ritorno alla normalità. La prima, il linguaggio involuto, un po’ paternalista, un po’ burocratese che caratterizza i tantissimi provvedimenti per contrastare il Covid e il pauroso calo della nostra economia. La seconda, l’andamento contraddittorio, caratterizzato da aggiustamenti continui, degli atti copiosamente sfornati: decreti classici, decreti del presidente del consiglio dei ministri, circolari, etc.

Il presidente Conte viaggia in solitaria: nelle condizioni attuali, senza intesa con una opposizione che i sondaggi valutano al di sopra delle forze di governo, e con crepe all’interno dello stesso governo, ha imboccato una strada obbligata. E’ una strada che richiede coraggio; ma, dato atto di questo, non colma, anzi rende più evidente l’immenso vuoto politico di un momento così grave. I provvedimenti per affrontare la pandemia, nella fase 1 e nella imminente fase 2, sono tanto confusi, contraddittori e oscuri nel linguaggio perché frutto di opinioni e interessi contrastanti. Sui quali i tecnici della medicina e dell’economia si stanno pronunciando. Nel vuoto della politica, Conte si è messo completamente nelle mani dei consulenti tecnici e scientifici. E ciò che appare più evidente è proprio la mancanza di una sintesi politica tra opinioni e interessi contrastanti. La mediazione del presidente del consiglio, strattonato da tutte le parti è cosa ben diversa dalla sintesi. La prima lascia impantanati e non risolve. La seconda, la sintesi, sarebbe la via di uscita che porta oltre, perché sa individuare un punto di arrivo.

Se c’è un errore che ha commesso Conte, è illudersi di colmare, lui da solo, il vuoto della politica. Forse, persino di basare la propria forza sulle divisioni e le debolezze della politica, alla quale, fino a due anni fa, non apparteneva. Ma questo può accadere quando si è estranei a tutta la politica, non ad una sola parte. Avrebbe potuto, Conte, chiamarla a raccolta tutta la politica: maggioranza e opposizione. Avrebbe saldato, in questo modo, anche le regioni ed i comuni, e persino il popolo in un unico fronte contro il virus e contro il rischio della depressione economica. Avrebbe potuto, mostrando il suo assoluto disinteresse, annunciare il suo distacco dalla politica, magari temporaneamente, una volta superata, con il consenso e per merito di tutti la grande bufera che ci avvolge. Un superbo atto di generosità e grandezza al di sopra delle meschinità consuete, con il quale avrebbe meritato gloria eterna. Non lo ha fatto ed è facile prevedere che dovrà pentirsene. Perché la pandemia, speriamo prima che poi, passerà. Ma le conseguenze economiche si sentiranno per chissà quanto. E non sarà a causa dei meriti o dei demeriti della sua azione che Conte sarà cacciato brutalmente. Avverrà per officiare il rituale lavacro delle colpe dell’intera classe politica, oggi acquattata se non assente. Secondo tradizione.

Nicola Cariglia

Pubblicato in : Editoriale, Il punto del DirettoreTag: anni, classe politica, consenso, consiglio dei ministri, governo, merito, opposizione, parlamento, presidente del consiglio, provvedimenti, repubblica, sovranità popolare, stia

Info Nicola Cariglia

Nicola Cariglia ha svolto un’intensa attività giornalistica in RAI, dove entra nel 1970. Per vari anni è stato Vice Direttore della Direzione Esteri RAI (auttalmente RAI International), Direttore della Sede di Pescara e Direttore della Sede RAI per la Toscana.
Ha avuto anche una importante parentesi politico-amministrativa, ricoprendo tra gli altri incarichi quello di Vicesindaco di Firenze e Presidente della Società di gestione dell’Aeroporto di Firenze.
Dal 2002 è Presidente e co-fondatore del Gruppo dei Centouno e Direttore di PensaLibero.it
Dal 2009 è Presidente della Fondazione Filippo Turati, Ente Morale Onlus associato alle Nazioni Unite.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. marzio siracusa

    1 Maggio 2020 alle 09:24

    In questi mesi né dalla politica, né dalla cultura, né dalla chiesa, è venuta una voce alta, e soprattutto altra, che capovolgesse la tragedia non nel suo ovvio superamento, ma nella dilatazione di storicità, e quindi di possibilità, in breve nell’auspicio che il virus arricchisca i cervelli. Abbiamo ascoltato solo chiacchiericcio polemico, pseudo emergenziale finalizzato a dare il pacco a Bruxelles, che fingerà di accettarlo. Anziché cogliere l’occasione per avviare
    lo smantellamento dell’industria turistica e progettare una colossale riconversione dei settori e della relativa forza lavoro, progetto che nelle forze politiche e sociali doveva maturare da decenni, ci si preoccupa invece se le pizzerie andaluse hanno riaperto prima delle amalfitane. Viene a galla una miseria intellettuale secolare incistata nella piccineria dell’italietta fascista e dell’italietta antifascista, che, come affermo da sempre, sono accomunate dall’interpretazione cattolica della vita quale promozione della mediocrità. La pandemia da occasione persa è già occasione per altra elemosina, e poi barare nella contabilità e nei bilanci. Ma a Bruxelles chiuderanno un occhio, altrimenti il nord Europa e il resto del mondo, dove defecherà d’estate se non si ritira in Italia e Spagna? Del resto ” andrà tutto bene ” è uno slogan da telenovela, e l’attuale narrazione italica non è altro che prevedibile telenovela con i suoi guitti già in liquidazione, mentre altri guitti sono in coda. .

    Rispondi
  2. Gaetanino Molino

    30 Aprile 2020 alle 18:57

    Analisi lucida, come sempre

    Rispondi
  3. Giacomo De Lillo

    30 Aprile 2020 alle 18:09

    Mi permetto di osservare che se Conte avesse “chiamato a raccolta tutta la politica”, ammesso che la maggioranza fosse stata d’accordo, avrebbe dovuto accettare, come condizione, quella di essere “cacciato brutalmente”.

    Rispondi
    • n.c.

      30 Aprile 2020 alle 18:48

      Eterogenesi dei fini. Se l’intenzione era quella di “difendere” Conte (che non ne ha bisogno) ne esce, da questa considerazione, l’immagine di una piuma al vento. Conte si sarebbe rafforzato e, soprattutto, avrebbe realizzato una intesa utile, anzi indispensabile per l’attuale situazione del paese. Siamo al tutti contro tutti, regioni e comuni in ribellione contro il governo centrale e in conflitto tra di loro. E quale timore emerge da questo commento? Che sia assicurata o compromessa la carriera di Conte!!!

      Rispondi

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