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Zibaldone agostano

Personaggi con incarichi di altissima responsabilità che pensano solo a fare campagna elettorale per rimanere in sella. Con le dovute eccezioni.

di Carla Ceretelli | 30 Luglio 2018

Nella bagarre in cui siamo immersi in questo scorcio di mezza estate risulta difficile affrontare qualsiasi tema. L’intreccio, il raggomitolamento di eventi e avvenimenti fa abortire qualsiasi approccio a argomentazioni che non riescono a trovare uno sbocco logico e razionale. Naturalmente è una mia opinione. E allora pesco nel bailamme, nella successione di eventi spesso paradossali  e  trovo un paio di spunti  che mi hanno colpito.

Sono rimasta amaramente stupita per  una  vicenda  che ha  fatto scalpore ,  una diatriba fra due personaggi al top della notorietà. Un intellettuale, scrittore polemico e aggressivo  e un Ministro della Repubblica Italiana, che spesso, con pensieri ed azioni appare come uno che non sa dove sta. Che non comprende il ruolo istituzionale che rappresenta facendo prevalere lo status di politico belligerante a 360 gradi. In una estenuante campagna elettorale. Premetto, per onestà intellettuale e morale,  che i suddetti non godono delle mie simpatie. Anzi mi risultano piuttosto sgradevoli e non sto qui a dire le motivazioni.

Mi attengo dunque ai ruoli, e infatti non li nomino neppure.

“Affronterò la querela del Ministro della Mala Vita a testa alta. Dobbiamo mettere i nostri corpi a difesa della Costituzione e della libertà di pensiero. Non indietreggio di un passo nella critica al suo operato. Io non ho paura, non ne ho mai avuta.

La procura di Roma: “Un atto dovuto”.

Il ministro: “È il minimo, non ritiro la denuncia”

 

Mentre rifletto sulla quaestio, cercando di averne contezza e farmene opinione, non giudizio dato che non ho competenze in merito, mi capita di trovare  una interessante conversazione feisbukiana dalla quale estrapolo il  concetto essenziale.

Un giurista:

“Era ovvio che lo dovesse querelare. Dopo essere stato più volte definito da Saviano “ministro della malavita”, era praticamente obbligato a querelarlo. Se non l’avesse fatto, ciò sarebbe stato inteso (e utilizzato nella battaglia politica) come una omissione confessoria”.

“Magari non su carta intestata del Ministero….. ”

“Ma è (anche) nella veste di ministro che Salvini viene accusato di essere “della malavita” e lui fa la querela anche a nome del Ministero che certamente (in caso di sussistenza di un tale reato) sarebbe persona offesa dalle dichiarazioni di Saviano. Non solo non mi pare per niente scandaloso (e tantomeno abusivo) l’uso della carta intestata del Ministero ma credo che proprio corretto così. Il mio parere non è influenzato dal fatto che io non abbia nessuna stima di Saviano, anche perché ancor meno ne ho per Salvini. Tanto per non essere frainteso (non da te, che mi conosci bene, ma da chi legge post, commenti e repliche)”.

“…. sei il mio avvocato…. prendo atto”.

 

E poi, per rifarsi la bocca, un bell’aneddoto che ci fa rimpiangere il tempo che fu.

Enrico Berlinguer, segretario del Partito Comunista dal 1972 al 1984. Giorgio Almirante, iscritto al Partito Nazionale Fascista (fino al 1943), al Partito Fascista Repubblicano (1943-45) ed al Movimento Sociale Italiano – Destra Nazionale (1946-1988).

Due uomini diversi,  agli antipodi.  Mai un insulto, mai un offesa a toni alti.  Enrico Berlinguer, colpito da ictus durante un comizio per le elezioni europee, muore l’11 giugno dell’84. Giorgio Almirante si reca in Via delle Botteghe Oscure,  alla camera ardente dell’avversario di sempre (mai nemico) per rendergli un commosso omaggio.  Si mette in fila, lui, ex-fascista, con i comunisti. Nessuno lo contesta, naturalmente.   Pajetta e  Iotti , affabilmente lo invitano a seguirli davanti alla salma dell’uomo con il quale da sempre  aveva avuto confronti decisi ma leali. Il 22 maggio del 1988 muore Almirante.   Pajetta e Iotti vanno  in via della Scrofa, dai “camerati”  circondati  dal medesimo rispetto  che i comunisti avevano loro riservato 4 anni prima.

Non avevano bisogno di insultare o di demonizzare nessuno.  Ancor meno di odiare o portare rancore. Che nostalgia di quegli uomini. Altra preparazione, altra cultura. Politici di altissimo livello che sapevano rispettare gli avversari politici, pur esternando e difendendo i rispettivi principi e idee. Oggi, che dire.. meglio non dire. Personaggi con incarichi di altissima responsabilità che pensano solo a fare campagna elettorale per rimanere in sella. Con le dovute eccezioni.

Speriamo di non dover assistere alla scomparsa di nessuno per ritrovare rispetto e serenità.

E, dulcis in fundo “L’uomo che è uno solo, è costretto ad essere a volta a volta e nel tempo stesso, liberale e socialista; o più l’uno o più l’ altro, a seconda del prevalere dell’uno o dell’altro principio. La diversità tra le due parti è di temperamento; i liberali più attenti ai meriti ed agli sforzi della persona sono propensi a tenersi stretti nell’ ammontare dei sussidi, laddove i socialisti, meglio misericordiosi verso gli incolpevoli, sono pronti a maggiori larghezze. Né il contrasto è dannoso, perché giova alla scoperta del punto critico, per il quale si opera il trapasso dal bene al male sociale.” Luigi Einaudi “Le prediche inutili”.

Rileggere queste righe mi ha fatto venire i brividi, perchè rappresenta il mio pensiero da sempre, ancor prima di conoscere Einaudi.

La ricerca costante di un equilibrio politico,  di per sé instabile,  in un sistema che  tende a una metamorfosi ininterrotta,     può dar vita a  una società più giusta, mentre gli eccessi, integralisti e intolleranti da una parte o dall’altra  possono  produrre solo danni.

 

Carla Ceretelli

Pubblicato in : EditorialeTag: anni, battaglia, campagna elettorale, costituzione, danni, diversità, elezioni, enrico berlinguer, Liberali, luigi einaudi, merito, movimento, personaggi, repubblica, repubblica italiana, roma, socialisti, sussidi

Info Carla Ceretelli

Nata a Sesto fiorentino, risiede da sempre a Firenze, attualmente nella Piazza di Santa Croce. Laureata in in Pedagogia qualche decennio fa, non ha mai amato l’insegnamento e ha scelto di affiancare il marito farmacista nella conduzione della Farmacia Logge del grano, nella Via de’ Neri, per oltre 25 anni. Impegnata in politica attiva sul territorio è stata Consigliere del Quartiere Uno Centro Storico dal 99 al 2009. Da qualche anno si è affrancata dal lavoro e si dedica a varie occupazioni nel sociale, nel volontariato e canta nel coro “Accademia del Diletto” di Giorgiana Corsini. Ha sempre amato scrivere e avrebbe voluto fare la giornalista ma da giovane non ne ha avuto l’opportunità e forse neppure il coraggio. Ma ha sempre scribacchiato in modo non professionale. E, per la serie non è mai troppo tardi, collabora ora molto volentieri con Pensalibero.

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