Amici, compagni, concittadini, voi che siete usciti da mesi e mesi di campagana referendaria, colmi di amarezze e di desideri di rivincita oppure felici della vittoria ma rosi dal timore che le vostre aspettative verranno disattese, state sereni e godetevi le feste.
Perchè sono tornati i democristiani, quelli veri, quelli della pacificazione degli animi e delle infinite mediazioni.
E, nella loro infinita saggezza, essi hanno subito capito che, per avere la necessaria pacificazione, occorreva che il 60 a 40 diventasse uno 0 a 0; insomma che tutti potessero ritenere di avere, insieme, vinto e perso o, meglio ancora, nè perso nè vinto.
Così l’Emerito,il divo Eugenio ed altri possono tranquillamente prendere atto dell’esito del voto; perchè la sconfitta è tutta intera da attribuire a Renzi e alla sua personalizzazione del voto che ha impedito ai cittadini di entrare nel merito della riforma.
Così lo stesso Renzi, già di suo portato ad attribuire a “difetti di comunicazione”la sua sconfitta potrà star certo di avere indicato, con la sua azione di governo, la via giusta; essendo tutto ciò ampiamente comprovato da un “governo fotocopia”, come il suo e, come il suo, impegnato nell’azione di riforma.
Così il governo Gentiloni sarà insieme un governo di scopo ( cambiare la legge elttorale e poi alle urne) e un governo di largo respiro ( affrontare il problema dei giovani e quello del Mezzogiorno, scusate se è poco); essendo ben chiaro a tutti che non sarà nè l’una nè l’altra cosa.
Così rimarranno il jobs act e la buona scuola; ma sarà cura dello stesso governo riaprire il dialogo con i sindacati per riaparane le magagne più grosse.
Così il congresso del Pd, se e quando ci sarà, lo vincerà Renzi ma non lo perderano gli altri; ampio “dibbbatttito”, presenza di una molteplicità di candidati rappresentativi della rivoluzione socialista, del mezzogiorno offeso o di quant’altro, nessuna lista di proscrizione, apertura ai pontieri di ogni ordine e grado, Pisapia ospite d’onore.
Così Grillo e Salvini, potranno sperare di incassare i dividendi del voto sia che si voti subito sia che si voti più tardi.
Così Berlusconi potrà ragionevolmente sperare, proprio grazie alla vittoria del no, di firmare una pace per lui profittevole con l’avversario opportunamente ridimensionato.
Così Nencini potrà comunque incassare gli scarsi ma per lui bastevoli dividendi della campagna referendaria a prescindere dalla sua sconfitta; mentre i socialisti per il no troveranno finalmente uno spazio su cui ricostruire una soggettività socialista.
Così i compagni della sinistra radicale potranno tradurre il successo del no nella costruzione del nuovo soggetto, ma questo nuovo soggetto non potrà impedire i nostalgici dell’Ulivo di tornare nei luoghi dei loro antichi amori.
Certo ci saranno anche i vittoriosi senza se e senza ma e gli sconfitti senza rimedio. Ma per ora ne abiamo individuati con esattezza solo due: i commessi del Senato in festa e non in nome dei loro posti di lavoro, che comunque sarebbero stati salvaguardati, ma perchè, parole loro, avrebbero continuato a servire dei veri e propri senatori e non le cento persone senz’arte nè parte ipotizzate nella riforma; e, sull’altro fronte, la multinazione del turismo di lusso che aveva già adocchiato il palazzo dove, si fa per dire, opera il Cnel.
Mancano, mi direte, all’appello i 19 milioni di italiani che hanno votato no. Ma il loro punto di vista, ammesso che ci sia, deve ancora essere correttamente interpretato.
Alberto Benzoni

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