
Volodymyr Zelensky non è in un momento facile. Il presidente ucraino è assediato da ogni fronte: politico, giudiziario e militare. La nomina di Yevheniy Khmara alla guida del Ministero della Difesa rappresenta sicuramente un successo. Era stato scelto come ministro ad interim dopo il tanto contestato allontanamento di Mykhailo Fedorov, ma la sua conferma non era scontata. In pochi mesi, Fedorov è stato capace di apportare un cambiamento radicale all’interno del ministero grazie a una rivoluzione tecnologica incentrata sull’utilizzo dei dati e una campagna di droni che ha reso vulnerabile la Russia. Non da ultimo, aveva imposto una trasformazione culturale nel dicastero, abbandonando i vecchi dettami di stampo sovietico e combattendo la corruzione. Tutto questo gli ha permesso di conquistare la fiducia degli ucraini, scesi in piazza per giorni per protestare contro il suo allontanamento. Pertanto, che Khmara sia stato confermato ministro dalla Rada, il Parlamento ucraino, con 312 voti a favore e 20 astenuti – su 334 seggi – è una vittoria per Zelensky. Per il resto, il presidente ucraino ha poco da sorridere.

L’inchiesta anticorruzione si allarga?
A fine anno scorso, le dimissioni di Andrij Yermak erano state un terremoto in Ucraina. L’ex capo dell’Ufficio presidenziale, braccio destro e amico intimo di Zelensky, era stato coinvolto nell’inchiesta sulla corruzione “Mida”, istituita dall’agenzia Nabu per indagare sulla gestione della compagnia statale Energoatom. Come lui, anche l’ex ministro dell’Energia German Galushchenko era stato costretto al passo indietro. Ora l’inchiesta si è allargata. L’operazione “Forrest Gump” segue lo stesso filone dell’inchiesta Mida e ha fatto la sua prima vittima. Irina Mudra, vice capo di Yermak, è stata rimossa da Zelensky dopo essere finita nella lista degli indagati. Secondo l’accusa, insieme al parlamentare Vadym Stolar, Mudra avrebbe organizzato il versamento di 150 milioni di grivne prese dalla Sense Bank per pagare la cauzione dell’ex ministro Galushchenko. Sotto incriminazione ci sono anche l’amministratore delegato e il presidente della banca. Quei soldi sarebbero serviti per comprare il silenzio di Galushchenko: se fosse uscito di prigione, non avrebbe parlato con gli inquirenti coinvolgendo altri esponenti. Dietro l’operazione ci sarebbe anche un altro sospettato dell’inchiesta “Mida”, Timur Mindich, il fedelissimo di Zelensky fuggito in Israele.
Un nuovo rivale per la presidenza?
Il presidente ucraino rimane estraneo ai fatti, ma politicamente la nuova inchiesta è un danno non da poco. Lo scandalo non fa che accrescere la pressione su Zelensky. È proprio Fedorov a incalzare il presidente ucraino con la richiesta di nuove elezioni. Tramite un video pubblicato mercoledì, il trentacinquenne ex ministro della Difesa ha chiesto di trovare un modo per ripristinare il processo democratico nonostante la guerra, garantendo il diritto di voto a tutti, militari compresi. “Non dobbiamo permettere a Vladimir Putin di decidere quando gli ucraini potranno scegliere il loro governo. La democrazia non è un lusso in tempo di pace. È parte integrante di ciò per cui stiamo combattendo”, ha sottolineato. Tuttavia, c’è chi ritiene la richiesta di Fedorov irricevibile visto il momento. Organizzare un’elezione a conflitto in corso presenterebbe degli ostacoli non di poco conto, a cominciare dal fatto che, con la legge marziale in vigore, bisognerebbe trovare un modo per far votare i soldati impegnati al fronte. Oltre a questo, secondo gli alleati di Zelensky, un’elezione in questo momento farebbe il gioco della Russia, che punta alle divisioni interne per soggiogare l’Ucraina. Fedorov però non si arrende. I sondaggi sembrano dalla sua parte. Da quando è stato rimosso dalla guida del Ministero della Difesa, la sua popolarità si è allargata e le ultime rivelazioni lo danno vincente in un eventuale ballottaggio con Zelensky. Anche se i numeri devono essere confermati dai fatti, secondo alcune indiscrezioni Fedorov starebbe programmando un viaggio negli Stati Uniti già la prossima settimana per ottenere l’endorsment dell’amministrazione statunitense. Non è chiaro chi dovrebbe incontrare, forse Elon Musk, che con il suo sistema satellitare Starlink sarebbe una risorsa fondamentale.
A che punto è la guerra?
C’è un disperato bisogno di quegli strumenti. Quella tra mercoledì e giovedì è stata l’ennesima notte di attacchi per l’Ucraina. La Russia è tornata a colpire pesantemente con i missili balistici. I raid hanno preso di mira alcuni edifici residenziali e un ospedale pediatrico a Kiev, provocando 16 morti e decine di feriti. Per gli ucraini, proteggersi dagli attacchi russi è sempre più difficile. Oltre a potenziare la campagna di attacchi a lungo raggio contro infrastrutture russe che alimentano la guerra del Cremlino, Zelensky ha ordinato al nuovo ministro Khmara di rafforzare le difese aeree, collaborando con i produttori di armi. Il presidente spera che i risultati ottenuti in passato da Khmara all’interno del Servizio di sicurezza ucraino possano essere replicati nel suo nuovo incarico. Non sarà facile. La carenza dei sistemi missilistici, a cominciare dagli intercettori Patriot, rimane il problema più grande. Anche se gli Stati Uniti hanno garantito di concedere la licenza per produrli autonomamente, al momento non ci sono accordi ufficiali. Ad ogni modo, ci vorranno anni prima che Kiev sia in grado di realizzarli sul suo territorio. Al momento Washington non è più in grado di fornirli, visto che anche gli americani ne sono a corto a causa della guerra all’Iran. Per il Center for Strategic and International Studies, da febbraio le scorte del Pentagono sono passate da 2.300 Patriot a circa 800. Un problema per gli Usa e, di riflesso, anche per l’Ucraina.
Il commento
Di Eleonora Tafuro Ambrosetti, Co-Head Osservatorio Russia, Caucaso e Asia Centrale ISPI
“I sondaggi mostrano una crescente popolarità per Fedorov. Ma questo non basta a spingere Zelensky a soddisfare le sue richieste, in primis quella di tenere elezioni politiche, per varie ragioni. Primo, Zelensky gode, tutto sommato, ancora della fiducia degli ucraini. Secondo, non ci sono pressioni sufficienti né interne (dalle piazze o da altri oppositori politici) né esterne per farlo. E nemmeno gli ucraini che protestano oggi, in numeri molto minori rispetto a qualche settimana fa, chiedono elezioni, limitandosi a chiedere che Fedorov venga reintegrato nel governo. L’ipotesi del voto sembra dunque lontana. Ma Fedorov sta costruendo un capitale politico che gli sarà utile quando una competizione politica sarà effettivamente possibile in Ucraina.”
Istituto Ispi

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