
Sembra che la situazione si svolge al termine non preoccupandosi che non ci sono soluzioni a breve scadenza. Il capo di stato maggiore dell’esercito di Israele, Eyal Zamir, ha sottolineato la”determinazione assoluta” del Paese nel puntare a disarmare Hamas nel 2026: lo indica un comunicato militare. “L’anno 2026 sarà decisivo per garantire la sicurezza dello Stato di Israele.La nostra determinazione a disarmare Hamas è assoluta”, ha dichiarato Zamir. “Non permetteremo all’organizzazione terroristica Hamas di ricostruire le proprie capacità e di minacciarci”, ha aggiunto. L’Hostage Families Forum, la principale associazione israeliana che rappresenta i familiari degli ostaggi tenuti a Gaza, ha annunciato la sua chiusura definitiva, dal momento che nel territorio palestinese rimane il corpo di un solo prigioniero. “Ieri, 31 dicembre 2025, l’Hostage Families Forum cessa le sue attività nella sua forma attuale”, si legge in un comunicato, “la lotta non è finita. In seguito all’attuazione dell’attuale cessate il fuoco, siglato il 10 ottobre sotto la pressione degli Stati Uniti, gli ultimi 20 prigionieri sopravvissuti sono stati consegnati a Israele, insieme a 27 dei 28 corpi degli ostaggi rimasti. Israele ha dichiarato che attende la restituzione del corpo di Ran Gvili prima di avviare i negoziati sulla seconda fase dell’accordo di pace con Hamas.
L’Amministrazione Trump si aspetta che Israele apra il Valico di Rafah nei prossimi giorni per permettere il transito dei residenti della Striscia di Gaza: è quanto riporta il Times of Israel, citando fonti del governo federale statunitense. Israele si era detto disposto ad aprire il valico ma solo in uscita dalla Striscia, e per lo stesso motivo l’Egitto aveva deciso di mantenerne la chiusura evitando una perdita di popolazione auspicata dall’estrema destra israeliana. L’organizzazione internazionale Medici Senza Frontiere (Msf) ha esortato Israele a permetterle di continuare a operare a Gaza e in Cisgiordania. “Chiediamo alle autorita’ israeliane di garantire che Msf e altre Ong internazionali non governative siano registrate in Israele per continuare a operare in Cisgiordania e Gaza nel 2026”, si legge in una nota. Israele ha annunciato l’intenzione di vietare a 37 gruppi umanitari, inclusa Msf, di continuare a lavorare a Gaza a partire da oggi, a meno che non consegnino informazioni dettagliate sul loro personale palestinese. Il confronto tra Ankara e Tel Aviv arriva fino al Corno d’Africa. Recep Tayyip Erdogan, che aveva già a più riprese alzato la voce contro Israele per le operazioni militari nella Striscia di Gaza, ha protestato con veemenza, violenza anche per il riconoscimento del Somaliland da parte di Tel Aviv. Decisione definita dallo stesso presidente turco “illegittima e inaccettabile”. Il Corno D’Africa e’ da circa 20 anni sotto forte influenza turca e ora Israele e’ l’unico Paese ad aver riconosciuto il territorio che si era proclamato autonomo nel 1991. L’intenzione di Tel Aviv di contrastare l’influenza turca nel Corno d’Africa ad aver fatto discutere più sulla stampa. Ankara investe da 20 anni in Somalia, dove può contare su porti e su una base militare, sta già costruendo una base spaziale e dove presto iniziera’ attivita’ di ricerca di idrocarburi. Non è un caso che la visita del presidente somalo Hassan Sheykh Mohamud sia stata anticipata dopo la mossa israeliana. “I piani di Israele di bloccare le Ong internazionali a Gaza significano bloccare gli aiuti che salvano vite. L’Ue è stata chiara: la legge sulla registrazione delle Ong non può essere attuata nella sua forma attuale. Tutte le barriere all’accesso umanitario devono essere rimosse. Il diritto umanitario internazionale non lascia spazio a dubbi: gli aiuti devono raggiungere chi ne ha bisogno”. Lo scrive su X la Commissaria europea all’uguaglianza, alla cooperazione internazionale e agli aiuti umanitari Hadja Lahbib. Il responsabile dei diritti umani delle Nazioni Unite, Volker Turk, ha definito “oltraggiosa” la minaccia di Israele di sospendere da gennaio l’operatività di decine di organizzazioni umanitarie a Gaza, invitando gli Stati a insistere con urgenza affinché Israele cambi rotta. Primo Ministro Benyamin Netanyahu, Insciallah.
Giuseppe Basilico

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