• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

Yemen, la guerra che cambia le alleanze sudanesi

Il regime di Omar Al-Bashir, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, si è ora allineato alla politica estera dell’Arabia Saudita dopo una pluridecennale alleanza con l’Iran.

di Eleonora Ardemagni | 31 Gennaio 2016

La guerra fra sauditi e iraniani è già nel Golfo: l’inasprirsi dello scontro geopolitico tra Arabia Saudita e Iran allontana la soluzione politica del conflitto yemenita. Dopo il nulla di fatto del secondo round negoziale di dicembre, l’Onu avrebbe voluto riconvocare i colloqui tra la delegazione governativa (sostenuta dalle monarchie del Golfo) e gli insorti (gli huthi di Ansarullah più i fedeli dell’ex presidente Ali Abdullah Saleh, appoggiati dall’Iran) il 14 gennaio. Però, il giorno dell’esecuzione del religioso sciita saudita Nimr Al-Nimr, Riyadh ha annunciato la fine della tregua in Yemen: un cessate il fuoco che le parti non avevano mai davvero rispettato, ma che virtualmente era ancora in vigore. La data dei colloqui è stata così posticipata sine die.

Stallo e spese militari
Lo stallo militare aveva spinto le fazioni a riprendere il dialogo. Per la coalizione sunnita a guida saudita, bombardare lo Yemen è sempre più inefficace e costoso (secondo il ministro dell’economia, il conflitto ha pesato del 13% sull’incremento delle spese militari 2015): non è una buona notizia per il ministro delle difesa Mohamed bin Salman e il suo Transformation Plan 2020, che prevede tagli e tasse causa limitata rendita energetica. Per gli Emirati Arabi Uniti, che dirigono le operazioni terrestri, la campagna yemenita è già costata la vita ad almeno ottanta soldati. Non si conosce l’esatto numero di nationals, data la presenza di sudanesi, somali, eritrei e contractors sudamericani, ma sono comunque troppi: questo è il primo intervento militare estero per le monarchie del Golfo (escluse le operazioni multilaterali), impreparate al counter-insurgency e prive di un organizzato appoggio di terra.

L’esercito e le milizie tribali sunnite hanno strappato Aden e alcune province meridionali, ma i miliziani sciiti zaiditi controllano ancora la capitale Sana’a, insieme alle tradizionali regioni del nord. I fronti aperti sono tanti: Taiz, snodo d’accesso alla costa orientale, è una città contesa, mentre gli huthi e i miliziani di Saleh colpiscono fra il Jizan e il Najran saudita, anche con missili Scud. I filo-governativi avanzano verso Sana’a, intensificando i raid: la battaglia per la capitale potrebbe essere dietro l’angolo.

Aden ed espansione jihadista
Nel sud, il vuoto di potere si allarga. Perché le province riprese agli huthi, come Aden, non tornano sotto il controllo di Abd Rabu Mansour Hadi e Khaled Bahah, presidente ad interim e premier: essi, già debolissimi, non si fidano delle tribù meridionali e delle loro aspirazioni autonomiste. In Aden, la sicurezza viene ora affidata a truppe straniere, marginalizzando gli attori indigeni: sono gli emiratini ad addestrare i soldati yemeniti e ad arruolare i miliziani locali nelle forze di sicurezza regolari, by-passando così lo stesso governo riconosciuto. Pertanto, Al-Qaeda nella Penisola arabica (AQAP) e le nascenti cellule che si richiamano al sedicente Stato Islamico guadagnano facili spazi nel limbo yemenita, moltiplicando gli attacchi contro sciiti, politici, militari e poliziotti. AQAP ha ancora il “monopolio jihadista” nel paese e, oltre a controllare la città strategica di Mukalla, sta puntando ai territori interni dell’Hadramout e alle rotte desertiche del contrabbando. In Yemen, la narrativa settaria propagandata da sauditi e iraniani ha non solo deformato un conflitto di potere che ha profonde radici interne, ma ha pure incentivato la radicalizzazione violenta.

Sudan, dall’Iran ai petrodollari
Cresce il coinvolgimento militare del Sudan: più di un migliaio di soldati sudanesi sono dispiegati nel sud, spesso per liberare unità emiratine destinate alla stabilizzazione di Aden. Il regime di Omar Al-Bashir, ricercato dalla Corte Penale Internazionale per crimini di guerra, si è così allineato alla politica estera dell’Arabia Saudita (come già avvenuto con l’Egitto di Al-Sisi). La svolta di Khartoum, in grave crisi economico-sociale a seguito dell’indipendenza del Sud Sudan, interrompe la pluridecennale alleanza con l’Iran, mentre Riyadh rimpingua le casse sudanesi (ma quanto potrà durare la foreign aid policy con questi prezzi del petrolio?). Teheran perde così un alleato importante nel rapporto con gli attori non-statuali del continente africano: le questioni di budget security determinano gli allineamenti internazionali più delle convergenze ideologiche.

Il ruolo di Russia e Cina
I miliziani sciiti dello Yemen cercano la sponda della Russia, forse intenzionati a rinfoltire le scorte missilistiche. Una delegazione del partito di Saleh (GPC) è volata a Mosca per colloqui, mentre l’ex presidente si è recato in visita all’ambasciata russa di Sana’a. Dati i forti interessi economico-energetici nel Golfo, la Cina opta per l’equilibrismo diplomatico fra Riyadh e Teheran, come testimoniato dal viaggio del presidente Xi Jingping nelle due capitali; sullo Yemen, Pechino sostiene il governo legittimo, ma non rinuncia al pragmatismo, cercando canali di dialogo con gli huthi che controllano Sana’a.

Eleonora Ardemagni, analista di relazioni internazionali del Medio Oriente, collaboratrice di Aspenia, ISPI, Limes, Storia Urbana. Gulf analyst per la Nato Defense College Foundation. Autrice di “United Arab Emirates’ Armed Forces in the Federation-Building Process: Seeking for Ambitious Engagement”, International Studies Journal 47, vol.12, no.3, Winter 2016, pp.43-62.

Pubblicato in : Primo pianoTag: battaglia, capitali, cina, crisi, estero, governo, iran, nato, notizia, regime, soldati, soluzione, tagli, tasse

Info Eleonora Ardemagni

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Gianni su Emergenza casa: tra legalità calpestata e la distorsione del welfare nazionale
  • Luca Bagatin su Nobel a Pillay, uno schiaffo alla lotta contro l’antisemitismo
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgia, credimi: pace impossibile con la jihad
  • Leone Vincenzo su Miccichè, la Corte dei Conti condanna l’ex presidente dell’Ars: oltre 42 mila euro per l’uso dell’auto di servizio
  • Ugo Malasoma su Naza non è un film documento ma verità amputata
  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti