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Xi-Trump, equilibri rovesciati

La visita di Xi Jinping a Washington inizia sotto ottimi auspici. Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre.

di Alessia De Luca | 25 Settembre 2026

La visita di Xi Jinping a Washington inizia sotto ottimi auspici. Poco dopo che il leader cinese e sua moglie Peng Liyuan sono atterrati all’aeroporto di Andrews – dove ad accoglierli con tutti gli onori c’erano Donald Trump e la consorte Melania Trump – funzionari delle due parti hanno annunciato un’estensione di due mesi della “tregua di Busan”. Stilata in Corea del Sud a ottobre 2025 dopo una breve ma aspra guerra tariffaria, la sosta nell’escalation commerciale tra Pechino e Washington sarebbe dovuta scadere il 10 novembre. La decisione di prorogarla fino al 10 gennaio, ha spiegato il Segretario al Tesoro statunitense Scott Bessent, “concederà più tempo alle parti per lavorare a un accordo commerciale potenzialmente più ampio sul fronte economico”. Un primo passo nella direzione giusta, dunque, in un vertice la cui agenda è fitta di temi cruciali. La visita di Xi avviene quattro mesi dopo quella di Trump in Cina e costituisce il terzo incontro tra i due leader da quando Trump è tornato alla Casa Bianca lo scorso anno. In una prima dichiarazione, Xi ha affermato che i due Paesi dovrebbero essere “partner, non rivali”, aggiungendo che il 2026 è un anno “cruciale” per le relazioni tra Stati Uniti e Cina. Ha poi aggiunto: “Insieme possiamo e dobbiamo trovare l’approccio giusto affinché Cina e Stati Uniti, due grandi Paesi, possano convivere pacificamente nella nuova era. Sono fiducioso che ci riusciremo”.

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Cosa vuole Trump da Xi

Molto è stato scritto in questi giorni sullo “sfarzo” e i fasti “senza precedenti” con cui il presidente americano ha voluto accogliere la coppia presidenziale cinese. Secondo i media statunitensi, era dal 2015 che un presidente americano non accoglieva un leader straniero di persona sulla pista dell’aeroporto e, come notato da molto osservatori, Trump non aveva ricevuto un trattamento paragonabile durante la sua visita a Pechino a maggio. Le differenze nel cerimoniale dei due incontri, suggerisce Rush Doshi del Council on foreign relations, sembrano riflettere un’asimmetria che riguarda anche il momento politico dei due leader. Trump arriva a questo incontro più debole di quattro mesi fa, cioè con l’inflazione domestica in crescita, indici di gradimento in calo, una guerra impopolare con l’Iran e il rischio di un pesante rovescio repubblicano alle elezioni di metà mandato. Xi, invece, si prepara al congresso del Partito comunista cinese dell’autunno 2027, dove dovrebbe ottenere un quarto mandato da segretario generale. La disparità gli conferisce un vantaggio, tanto più che una delle cose che Trump potrebbe volere dal suo interlocutore è che prema su Teheran per la riapertura dello stretto di Hormuz. La Cina è il principale acquirente del petrolio iraniano, e prima del conflitto ne assorbiva circa il 90% delle esportazioni. Da quando Stati Uniti e Israele hanno attaccato l’Iran, Pechino ha lavorato dietro le quinte, anche attraverso intermediari come il Pakistan, per spingere Teheran verso un cessate il fuoco. Ha inoltre ridotto drasticamente gli acquisti di greggio, contribuendo a contenere i prezzi del petrolio anche per Stati Uniti ed Europa. Di Xi, Trump ha detto che sull’Iran “si è comportato ragionevolmente bene”.

… e cosa Xi da Trump

Per il presidente cinese la posta in gioco è anzitutto la prevedibilità nei rapporti con Washington: dazi più bassi, meno restrizioni tecnologiche e la garanzia che, finito il vertice tra i leader, Washington non riprenda la guerra commerciale (Pechino avrebbe voluto una proroga più lunga della tregua). L’altra questione è, naturalmente, Taiwan. Dopo il vertice di maggio Trump ha lasciato in sospeso un pacchetto di vendite di armi a Taipei da 14 miliardi di dollari che comprende missili, sistemi anti-drone e di difesa aerea – sulla cui sorte non ha ancora deciso. Per decenni i presidenti americani hanno tenuto le forniture militari all’isola, che la Cina rivendica come parte del proprio territorio, fuori dal negoziato con Pechino. Dopo il loro ultimo incontro a maggio, invece, Trump le ha definite un “ottimo strumento di negoziazione”. Secondo alcune ricostruzioni, la vendita potrebbe slittare al prossimo anno e Pechino si riserva contromosse che vanno da nuove restrizioni sulle terre rare alla rinuncia di Xi di partecipare al G20 di Miami. Secondo fonti citate da Reuters, Pechino chiede inoltre che gli Stati Uniti non si limitino più a “non sostenere” l’indipendenza dell’isola – in linea con una consolidata formula di ambiguità strategica – ma che dichiari esplicitamente di “opporvisi”. Al di là delle singole richieste, osserva la CNN, “il messaggio che Xi porta alla Casa Bianca è che la Cina vuole un rapporto stabile con gli Stati Uniti, ma la sua ascesa non dipende più da questo”.

Filo diretto sull’IA

Il dossier su cui il vertice potrebbe produrre qualcosa di nuovo è quello relativo all’intelligenza artificiale. Domenica scorsa a New York, al termine dei colloqui con il vicepremier He Lifeng, Bessent ha proposto un dialogo bilaterale sull’IA. Al centro c’è un meccanismo con cui i due Paesi si avviserebbero a vicenda in caso di incidenti legati all’IA con implicazioni per la sicurezza nazionale. Passare dall’opacità a una maggiore trasparenza tra la prima e la seconda potenza mondiale nel settore dell’intelligenza artificiale avrebbe grandi implicazioni per lo sviluppo di nuovi modelli. Trump e Xi ne avevano già parlato a Pechino a maggio, ma quel canale non è mai stato formalizzato. La Cina sospetta che Washington voglia rallentare il percorso cinese nella competizione per la leadership della tecnologia che plasmerà il futuro del mondo e finora non ha aderito alla proposta. Qualcosa, però, sta cambiando. A metà settembre Dario Amodei, amministratore delegato di Anthropic, ha chiesto ai principali laboratori di rallentare deliberatamente lo sviluppo di nuove capacità dei modelli, e diversi concorrenti si sono rapidamente allineati con questa richiesta. A preoccupare sono soprattutto gli incidenti come quello che ha recentemente coinvolto Open AI e la piattaforma Hugging Face in cui agenti hanno agito in autonomia sfuggendo al contenimento e al controllo umani. Nell’attuale clima di mancanza di fiducia, l’apertura di un canale di contatto sarebbe già un primo passo importante per garantire maggiore sicurezza, ma un accordo per rallentare la corsa resta molto improbabile.

Il commento

di Filippo Fasulo, Research Coordinator e Head, Geoeconomics and Asia Centres, ISPI

“Molta cerimonia, poca sostanza, ma l’importante è parlarsi. Si può sintetizzare con questi concetti il senso della visita di Xi Jinping a Washington. L’incontro va letto in continuità con il viaggio di Trump a Pechino dal 13 al 15 maggio – e in attesa dei successivi vertici tra i due leader all’Apec di Shenzhen a novembre e al G20 di Miami a dicembre. Anche allora a fare notizia era la calorosa accoglienza preparata dall’ospite. Non si tratta solo di coreografia, però: queste cerimonie servono a riconoscersi vicendevolmente come partner di rilievo e a costruire occasioni per andare nel dettaglio su alcuni temi urgenti come intelligenza artificiale, acquisti di prodotti agricoli e aerei. Tuttavia, i temi strutturali restano. Su tutto, il modello economico cinese fortemente orientato all’esportazione che mette in difficoltà l’industria americana ed europea. Contestualmente, IA e robotica rappresentano una scommessa sul primato tecnologico ed economico mondiale del futuro e, al momento, nessuno ha davvero voglia di fermarsi finché le posizioni non si saranno definite.”

Alessia De Luca

Pubblicato in : Editoriale, Esteri

Info Alessia De Luca

Journalist, Advisor for Online Publications, Responsabile ISPI Daily Focus
Relazioni Translatantiche. Alessia de Luca is a professional Journalist and an expert of US politics, in charge of the daily newsletter ISPI Daily Focus and of the Focus USA2024. She has served as Middle East and Northern Africa correspondent from 2005 to 2009. Previously at Skytg24, she also contributed for RAI and Radio Vaticana. Her works were published among others by La Stampa, Lifegate, Nigrizia, Avvenire and EastWest.

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