
Chiusura di Wall Street quasi invariata, venerdì scorso, in una seduta interlocutoria, caratterizzata dalle solite esternazioni del Presidente Trump relativa ai dazi da applicare all’Europa. L’S&P 500 e il Nasdaq 100 hanno chiuso comunque vicino ai loro massimi storici, mentre il Dow Jones ha perso 142 punti, sotto la pressione di un calo del 2,2% delle azioni American Express. Trump avrebbe richiesto un dazio minimo del 15-20% alla UE, che sta lavorando per finalizzare un accordo prima della scadenza del 1° agosto. Sul fronte aziendale, le azioni Netflix sono scese del 5,1% nonostante abbiano superato le stime di fatturato e utili, mentre Charles Schwab è salita del 3% grazie a risultati positivi, mentre Chevron ha guadagnato l’1% dopo aver completato l’acquisizione di Hess per 53 miliardi di dollari. L’indagine di luglio dell’Università del Michigan ha mostrato un aumento della fiducia dei consumatori e un calo delle aspettative di inflazione a un anno al 4,4%, il livello più basso da febbraio. Nel corso della settimana, l’S&P 500 e il Nasdaq sono saliti rispettivamente dello 0,5% e dell’1,4%, mentre il Dow ha chiuso in leggero ribasso.
VALUTE.
Il dollar index, venerdì, sembrava in procinto di rompere i supporti a 97.70, ma poi ha reagito tornando sopra quota 98.00. Nel frattempo, il membro del Consiglio dei governatori della Fed Christopher Waller ha dichiarato il proprio sostegno a un taglio dei tassi anche a luglio, ribadendo che sono aumentati i rischi per il mercato del lavoro, specie quello privato. Va ricordato, in aggiunta, che i dati mostrano un miglioramento delle aspettative di inflazione, e Waller ha segnalato che potrebbe dissentire se la Fed manterrà i tassi invariati entro la fine del mese, citando proprio la diminuzione dei rischi di inflazione. Ha osservato che qualsiasi impatto inflazionistico derivante dai dazi sarebbe probabilmente temporaneo e non vede segnali di aumento, dando alla Fed un margine di manovra per allentare i tassi. Nonostante la correzione di venerdì, il dollaro è sulla buona strada per salire dello 0,4% questa settimana, segnando il suo secondo rialzo settimanale consecutivo e il primo da maggio. L’EurUsd rimane, per ora, sopra 1.1600 con una price action che rimane in trend rialzista di medio termine. Stare long euro però costa, in termini di swap e il momentum sembra perdere quota,Stessa cosa per il Cable che soffre dopo la pubblicazione di dati negativi sul fronte industriale e manifatturiero inglese, sembrerebbe spingere la Boe al taglio del costo del denaro.
USA, FIDUCIA DEI CONSUMATORI.
Il sentiment dei consumatori statunitensi dell’Università del Michigan è salito a 61,8 a luglio 2025, il livello più alto degli ultimi cinque mesi, rispetto a 60,7 a giugno e al di sopra delle previsioni di 61,5. L’indice delle condizioni correnti è migliorato a 66,8 da 64,8 e l’indicatore delle aspettative è salito a 58,6 da 58,1. Nel frattempo, le aspettative di inflazione per l’anno a venire sono diminuite per il secondo mese consecutivo al 4,4% dal 5% di giugno. Le aspettative di inflazione a lungo termine sono diminuite per il terzo mese consecutivo, scendendo al 3,6% dal 4%. Entrambi gli indicatori di inflazione sono i più bassi da febbraio, ma rimangono al di sopra di dicembre 2024, a indicare che i consumatori percepiscono ancora un rischio sostanziale di aumento dell’inflazione in futuro.
SETTIMANA ENTRANTE.
Questa settimana, l’attenzione del mercato rimarrà focalizzata sugli sviluppi commerciali e su eventuali accordi tra gli Stati Uniti e i suoi principali partner. La stagione degli utili negli Stati Uniti entrerà nel vivo, con importanti aziende come Alphabet, Tesla, Verizon, Coca-Cola, T-Mobile e IBM pronte a pubblicare i loro risultati trimestrali. Sul fronte economico, i principali dati statunitensi pubblicati includono gli indici PMI globali flash di S&P, gli ordini di beni durevoli e le vendite di case nuove ed esistenti. A livello globale, l’attenzione sarà rivolta alle decisioni di politica monetaria della BCE, della Banca Centrale della Federazione Russa e della Banca Centrale della Turchia. I mercati presteranno inoltre attenzione a un’ampia gamma di indicatori internazionali, tra cui i dati PMI flash per Eurozona, Germania, Giappone, India, Regno Unito e Francia; i dati GfK sulla fiducia dei consumatori per Germania e Regno Unito; l’indice Ifo sul clima aziendale in Germania; le vendite al dettaglio nel Regno Unito; e il rapporto sull’indice dei prezzi al consumo di Tokyo. Infine, gli investitori monitoreranno attentamente i risultati delle elezioni per la Camera Alta in Giappone.
RECUPERO DLLO JPY
Oggi, in apertura, lo yen giapponese si è rafforzato a circa 147.90 per dollaro, recuperando parte del calo della scorsa settimana, dopo che la coalizione di governo ha perso la maggioranza alle elezioni della Camera Alta. Nonostante la battuta d’arresto, si prevede che il Primo Ministro Shigeru Ishiba rimanga in carica, attenuando i timori di un più profondo riassetto politico o di potenziali dimissioni. È probabile che l’opposizione spinga per un aumento della spesa pubblica e per tagli fiscali, misure che potrebbero pesare sullo yen e portare i rendimenti dei titoli di Stato giapponesi ai massimi pluriennali. Il risultato elettorale arriva in un momento in cui Tokyo sta cercando di raggiungere un accordo commerciale con Washington. Il Segretario al Commercio statunitense Howard Lutnick ha ribadito che il 1° agosto è una “scadenza vincolante” per i paesi che devono iniziare a pagare i dazi, sebbene i negoziati proseguiranno prima di tale scadenza.
Saverio Berlinzani

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