Un altro film, proveniente dal 69° Festival di Venezia, a firma femminile in uscita sui nostri schermi. Da vedere.

Ed è giustamente felice e orgogliosa Haifaa Al Mansour per aver girato interamente in Arabia Saudita, affiancata da una troupe tedesca (non esiste in questo paese una industria cinematografica) ma con un cast formato interamente da sauditi (ed è già questo un bel passo avanti per una società in cui uomini e donne non possono mischiarsi).
E’ un grande traguardo questo per la prima regista saudita specie se pensiamo che le donne, in questo paese non possono guidare, non possono cantare ad alta voce, girano per le strade coperte di veli neri (ed è forte il contrasto cromatico accostato ai tanti uomini che percorrono le vie della città in total white).
Ho cominciato ad amare il cinema – dice la regista- grazie a mio padre che organizzava proiezioni in casa per tutta la famiglia. Sottolinea l’ipocrisia della situazione (quello che è proibito alla luce del sole si può fare nel privato…basta far parte di una famiglia “aperta”) e rivela che la bicicletta è stata il suo sogno da bambina. Quando il padre l’ha condotta in un negozio ne ha acquistata una verde come quella che sceglie Wadjda nel film.
Le ragazze hanno grandi sogni, grandi potenzialità, un carattere forte e Wadjda le rappresenta tutte.
L’idea, il desiderio di una bicicletta per una ragazzina non è solo riprovevole ma addirittura proibito (cadendo potrebbe perdere la sua verginità) ma Wadjda (diminutivo del nome della protagonista Waad) vuole che il sogno non resti tale, si comporta, agli occhi degli altri, come un ragazzaccio, ma vuole a tutti costi la bicicletta, simbolo di conquista e fa di tutto per averla.
La madre, all’inizio distratta e preoccupata (sta facendo di tutto per convincere il marito a non prendere un’altra moglie), non può comprargliela e Wadjda cerca di raccogliere i soldi necessari. Crea braccialetti che vende alle compagne a scuola, ma il guadagno è minimo. Quando sente parlare di una gara di Corano (l’allieva della Madrassa che dimostrerà di conoscere e saper intonare i versi al meglio, vincerà 1.000 ryal) capisce che quello è il suo momento e Wadjda, che fino a quel momento si è dimostrata un’allieva tiepida, diventa un modello da seguire per le sue compagne. La gara sarà vinta ma i soldi non li avrà e la bicicletta sarà acquistata dalla madre.
Wadjda potrà sfidare il suo compagno di giochi e gridare ”Prova a prendermi”. Un grido gioioso che potrebbe dare una nuova immagine dell’Ara.bia Saudita aperto alla speranza e alla perseveranza.
In uscita il 6 dicembre. Non perdetelo.

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