• Passa al contenuto principale
  • Skip to after header navigation
  • Skip to site footer

Iscriviti alla newsletter

  • Facebook
  • Twitter
  • YouTube
Pensalibero.it, Informazione laica on line

Pensalibero.it, Informazione laica on line

Quotidiano on line indipendente di area laica dove parlare di politica e tanto altro

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

  • Editoriali
  • Primo piano
  • Cultura ed eventi
  • Blog
    • AttuoPoesia (L’attualità letta dalla Poesia)
    • CornerBlog
    • Metamorfosi
  • Dossier

I Voucher devono essere migliorati non aboliti

Nella prova muscolare hanno perso tutti, anche la Cgil, che aveva raccolto le firme per ben altri motivi.

di Beppe Facchetti | 22 Marzo 2017

Nella vicenda dei voucher hanno perso davvero tutti gli attori sulla scena. Si tratta solo di stabilire una graduatoria tra chi ha perso con maggiore intensità e non c’é dubbio che al vertice delle brutte figure siano Governo e Parlamento per la ritirata totale decisa questa settimana.

La pressione del referendum poteva servire per migliorare lo strumento, non per cancellarlo, perché in questo modo, il mercato del lavoro ha perso una piccola occasione simbolica per essere più moderno. Simbolica, perché ci vuole ben altro, e qui stiamo parlando di meno dell’1% delle prestazioni lavorative, ma insomma era una cosa buona e non ce ne sono tutti i giorni.

Al di là della prova muscolare esibita e della vanteria di aver vinto, ha perso anche la Cgil, che aveva raccolto le firme per ben altri motivi, tutti politici, di fatto evaporati dopo che era stata tolta di mezzo la vera questione di principio, e cioè l’art. 18 dello Statuto dei lavoratori del 1970. Preistoria.

Sconfitto sul terreno giuridico, il sindacato poteva aprire un dibattito un po’ più serio su quella che Susanna Camusso chiama l’ultima frontiera del precariato, mentre in realtà era la penultima, visto che in fondo alla classifica c’é il lavoro nero non tutelato in nessun modo.

Hanno perso per l’appunto anche i precari, o meglio quella categoria che poteva legittimare e regolarizzare rapporti talora anche di intollerabile emarginazione per non dire sfruttamento,  come in agricoltura e nelle altre attività svolte in genere da immigrati pur regolari, quelle famose che gli italiani non vogliono più fare. Non parliamo poi di prestazioni normali, molto diffuse, come le lezioni private e i lavoretti di molti giovani (hostess ai Convegni,  stewart negli stadi).

Ha perso inoltre il fisco, che può diventare  luogo di trasparenza, legalità, uguaglianza solo se tutto emerge in modo più chiaro, come tutti proclamano a parole nei bei discorsi dei convegni.

Hanno perso l’INPS e l’Inail, che non avranno questi contributi e soprattutto saranno di nuovo senza fari nella notte dei lavori non altrimenti regolamentati.

Se c’era un difetto, in questa storia dei voucher, era la non tracciabilitá  certa (ma a questo aveva pensato il Governo Renzi, per incidere sulle italiche furbizie dei voucher emessi a posteriori per coprire infortuni o evasioni scopribili) e soprattutto era la dimensione ridotta del fenomeno, altro che “esplosione”. C’era un tetto massimo di 7000 euro, compatibile con le prestazioni di pensionati (anche CGIL…), professori, studenti, ma il reddito da voucher più consistente é stato statisticamente sotto i 500 euro all’anno.

Valeva la pena di raccogliere milioni di firme (in realtà sull’art.18, bandiera ideologica), impegnare Governo, Parlamento, Partiti e altri imbarazzi sindacali, per tanto poco, facilmente migliorabile (vedi questione appalti) con una leggina?

L’unico ad aver vantaggi da questo retromarcia politico é l’erario, effettivamente, perché un referendum sembra costi 300 milioni e un Paese che voleva risparmiare 50 milioni degli stipendi dei senatori con un altro referendum, fa bene a pensarci due volte prima di stanziarli (…magari anche abbinando le date delle consultazioni previste nel giro di un mese).

Ma allora la questione é un’altra e cioè la qualità dell’unico strumento di democrazia diretta esistente, che fa riflettere rispetto alle richieste di chi vorrebbe estenderlo a tutto. Se la questione é troppo ampia e complicata (consultazione su mezza Costituzione, 4 dicembre) e gli elettori alla fine votano per ragioni politiche, o la questione é troppo limitata e la si chiama referendum sulle trivelle anche quando di tutto si trattava anziché di trivelle, certo non si aiuta il cittadino a intervenire direttamente. E se un Governo che ha appena perso un referendum é terrorizzato da un pur improbabile bis e si arrende anche di fronte a questioni migliorabili facilmente come questa dei voucher, allora la vera riforma da fare diventa davvero il referendum in sé.

Sta di fatto che questa brutta figura collettiva è un passo indietro anche rispetto ai sensibili progressi – dobbiamo segnalarlo, nel quadro di queste critiche – che le parti sociali stavano e stanno facendo con contratti nazionali che sembrano finalmente più innovativi e che stanno cercando di mettere al centro il lavoratore come cittadino e capo famiglia, che non vive di soli scatti contrattuali, e le imprese non più solo come controparte, ma finalmente anche un po’ partner.

Se poi la mistica dei tavoli di contrattazione a tutti i costi, anche per regolare il lavoro una tantum di un giovane che fa il dj d’estate, non tollera che i rapporti di lavoro si possano acquistare dal tabaccaio (ecco un altro perdente di questa storia), allora vuol dire che il problema é ancora culturale.

 

Beppe Facchetti

Pubblicato in : Primo pianoTag: agricoltura, camusso, consultazione, costi, costituzione, democrazia, euro, fisco, giovani, governo, inail, inps, lavoro, mercato, mercato del lavoro, parlamento, pensionati, professori, referendum, renzi, statuto, statuto dei lavoratori, studenti, uguaglianza

Info Beppe Facchetti

Beppe Facchetti è stato deputato al Parlamento e responsabile economico del PLI. E’ attualmente vicepresidente di Confindustria Intellect, che federa le associazioni della comunicazione e della consulenza.

Ha sempre lavorato, in aziende, associazioni e istituzioni, nell’ambito della comunicazione d’impresa, materia che ha insegnato all’Università di Perugia e attualmente di Milano. Editorialista di politica economica per “L’Eco di Bergamo”, ha ricevuto nel 2015 la medaglia dell’Ordine per 50 anni di attività pubblicistica. Già membro della Giunta esecutiva dell’ENI, vicepresidente di Sacis Rai, ASM Brescia. Consigliere comunale, provinciale di Bergamo, candidato alla presidenza della Provincia per il centrosinistra.

Interazioni del lettore

Lascia un commento Annulla risposta

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Sidebar

Iscriviti alla nostra Community WhatsApp

Ultimi commenti

  • Anna La Mattina su Sánchez chiude il ciclo e porta la Spagna alle urne: la casa fa saltare la maggioranza!
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Enzo Baccioli (Nuvola Rossa) su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Luca Bagatin su Giorgetti, l’uomo che sta rimettendo in piedi l’Italia mentre gli altri chiacchierano
  • Salvatore D'ostuni su L’habitat che ci pensa dentro
  • Luca Bagatin su La rivoluzione del lavoro e la fine del socialismo novecentesco
  • Luca Bagatin su L’aggressione russa alla democratica Ucraina: una guerra dimenticata
  • Puccio Cartoni su Il ricatto della storia: firmare o sparire
  • Cesare Valletta su L’Italia che ripudia la guerra ma finanzia chi la alimenta: la frattura che violenta la Costituzione

Argomenti

aduc anni berlusconi cina commissione consenso conti costi costituzione crisi democrazia dichiarato elezioni euro europa firenze francia futuro germania giovani governo italia lavoro lega mercato merito milano mondo movimento nato natura notizia parlamento pd persone processo renzi repubblica roma scuola soldi stati uniti sviluppo toscana usa

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Pensalibero.it

REDAZIONE

Direttore Responsabile
ad interim
Cesare Mannucci

Vice Direttore
ad interim
Claudio Tirinnanzi

WebMaster
Claudio Tirinnanzi

redazione@pensalibero.it

Rimani aggiornato

Attraverso la nostra newsletter riceverai settimanalmente tutti i nostri aggiornamenti

Iscriviti ora

Chi siamo

  • Chi siamo
  • Credits
  • Autori
  • Accesso autori

Note

Gli articoli pubblicati da Pensalibero non sono retribuiti ed il sito non raccoglie pubblicità.
Le foto sono tratte in larga parte da internet attraverso i più diffusi motori di ricerca e considerate di pubblico dominio.
Qualora si ritenessero violati diritti d’autore di immagini qui pubblicate, preghiamo di contattare la redazione (redazione@pensalibero.it) che provvederà a rimuoverle.

Copyright 2004 © Tutti i diritti riservati. Iscrizione al Tribunale di Firenze n. 5418 del 21-4-2005. I contributi al sito non sono retribuiti