
Torna con la regolarità di un’insonnia ostinata, dopo una cena troppo abbondante, un sogno quasi shakespeariano: quello che vede il ministro dei Trasporti Matteo Salvini con lo scatolone in mano pronto a traslocare al Viminale, prendendo il posto dell’attuale titolare. Un’ipotesi che riaffiora ciclicamente nel dibattito politico alimentata più da suggestioni e retroscena che da certezze concrete. Questa volta però la miccia sembra diversa. Alcune indiscrezioni di stampa richiamano fatti privati che qualcuno vorrebbe trascinare sul piano pubblico, attraverso interpretazioni forzate di incarichi affidati a una giornalista affermata e stimata professionalmente da un ministro. Una vicenda dai contorni ancora sfumati, ma sufficiente a far salire la tensione nei palazzi del potere. Il momento del resto è tra i più delicati per l’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni. Il recente naufragio della riforma costituzionale, bocciata dagli elettori, ha rappresentato un duro colpo per la maggioranza, vanificando mesi di lavoro e lasciando sul campo una delusione profonda. A pesare, secondo molti osservatori, non è stato solo il merito della riforma, ma anche una comunicazione politica spesso confusa, se non apertamente fuori fuoco. A complicare ulteriormente il quadro si sono aggiunte le dimissioni di alcuni autorevoli membri del Governo, sollecitate per ragioni non ancora del tutto chiarite ma sufficienti a creare imbarazzo e instabilità. In un contesto già fragile, segnato anche dalle ripercussioni economiche della guerra in Medio Oriente – con l’aumento dei costi energetici e delle materie prime – ogni nuovo caso rischia di trasformarsi in un detonatore politico. È in questo scenario che torna a circolare l’ipotesi di un “caso” destinato a scuotere nuovamente l’Esecutivo, per certi versi accostato – pur con differenze sostanziali – ad altre vicende recenti che hanno messo in difficoltà il Governo. E mentre le voci si rincorrono la Lega sembra voler mettere le mani avanti: se la poltrona del Ministero dell’Interno dovesse liberarsi il candidato naturale non potrebbe che essere Salvini. Una posizione chiara, che tuttavia apre interrogativi non banali. Per la Presidente del Consiglio la scelta si presenta tutt’altro che semplice: gestire un eventuale rimpasto, con tutti gli equilibri interni che ne deriverebbero, oppure valutare una strada più radicale. Tra le opzioni sul tavolo infatti non si può escludere il ricorso al voto anticipato, previo passaggio al Quirinale. Una soluzione che comporterebbe rischi elevati, ma che potrebbe apparire come la via più lineare per uscire da una fase di crescente logoramento politico. Per ora restano solo scenari. Ma come spesso accade nella politica italiana ciò che oggi appare come un’ipotesi notturna domani potrebbe diventare una concreta realtà.
Angelo Santoro

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