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Votare: un dovere civico contarsi per contare

Tempi migliori potranno nascere solo dalla netta vittoria del centro-destra, dalla sconfitta delle due sinistre (i “renziani” e i grassoboldriniani) e dall’emarginazione dei Cinque Stelle.

di Aldo A. Mola | 11 Febbraio 2018

In democrazia per contare bisogna contarsi. Occorre fare numero. Che i voti non si contino ma si pesano è la spocchia di un tempo che fu. L’esperienza insegna che le elezioni si vincono o si perdono anche solo per  pochi voti, nei comuni (grandi o piccoli che siano) come nel Paese. Tutti ricordano la sconfitta del centro-destra per appena 24.000 preferenze. Dunque, ogni testa un voto. Ogni scheda può decidere le sorti del Paese. Perciò il 4 marzo occorre votare.

La legge elettorale vigente non è la migliore possibile. Però c’è e non impedisce a nessuno di dire la sua e di “concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”, come prevede l’art. 49 della Costituzione. Questa legge è stata approvata per rimediare a due anni di errori di Matteo Renzi. Ricordiamo in estrema sintesi il recente passato. Asceso a capo del Partito democratico col dichiarato proposito di “rottamare” l’esistente, quasi egli fosse il Veggente, affiancato dalla supponente Maria Elena Boschi e illuso dall’episodico successo nell’elezione dei rappresentanti italiani al Parlamento europeo, il dottor Renzi gettò sulla bilancia una legge elettorale ultramaggioritaria, la sostituzione del Senato a elezione diretta con una “Camera” dal profilo confuso, l’abolizione del CNEL e troppe altre cose. Il 4 dicembre 2016 rimase sonoramente sconfitto. Su pressante sollecitazione del Capo dello Stato, Sergio Mattarella, il Parlamento rabberciò la legge vigente, tagliata su misura per l’antico bipartitismo imperfetto descritto da Giorgio Galli mezzo secolo fa. Sennonché l’Italia attuale è un tripartito per ora incapace di sintesi, cioè di accordo in nome dei superiori interessi nazionali.

Adesso si vota. Chi ha lamentato per anni che i governi erano “del presidente” (Giorgio Napolitano, ben inteso, dal novembre 2011) ora ha modo di dire la sua. Astenersi (come propone qualcuno, forse deluso per non aver ottenuto un collegio sicuro) significa privarsi della sovranità assicurata dalla Costituzione in linea con la gloriosa storia d’Italia, dallo Statuto Albertino al suffragio universale maschile varato da Giovanni Giolitti nel 1913 e a quello anche femminile voluto da Umberto di Savoia, Luogotenente del Regno nel 1945. Votare significa esserci, partecipare alle decisioni supreme. È la democrazia.

Sappiamo tutti che la legge elettorale presenta varie smagliature. Molti sono contrariati dai profili dei candidati nel loro collegio. Però “hic Rodhus, hic salta” dicevano gli antichi. Bisogna fare fuoco con la legna che c’è.

Verranno tempi migliori. Ma non verranno da soli. Saranno frutto del 4 marzo. Potranno nascere solo dalla netta vittoria del centro-destra, dalla sconfitta delle due sinistre (i “renziani” e i grassoboldriniani) e dall’emarginazione dei Cinque Stelle, che strillano ma sono meno del 30% dei votanti, ovvero molto meno del 20% degli aventi diritto al voto: una esigua minoranza dell’elettorato.

Ora, dunque, bisogna vincere. Con l’unico strumento possibile: la scheda elettorale. Occorre quindi andare alle urne. Chi non lo fa deve avere ben chiaro che gli altri voteranno per lui e non potrà lamentarsi delle conseguenze. Dovrà addebitarle alla diserzione nell’ora delle scelte. In palio vi sono la sovranità nazionale, il rapporto tra l’Italia e l’Unione Europea, una linea nuova verso gli alleati storici (gli USA, la Nato, Israele, unica democrazia dal Mediterraneo orientale al Pacifico) e la Federazione Russa: tutte partite complesse che il cittadino vive sulla propria pelle e non può quindi lasciar decidere dagli altri.

Il 4 marzo è il giorno nel quale gli italiani debbono dire “Presente!”, riecheggiando Redipuglia. Se l’esito del voto fosse incerto e non propiziasse l’avvento immediato di una maggioranza netta e sufficiente per governare potranno essere necessari una lunga stagione di riflessione e il varo di una nuova legge elettorale che assicuri una maggioranza solida e stabile. Anche questo obiettivo però ha una premessa: il massimo consenso al centrodestra.

La  storia è sotto gli occhi. Nel tempo si sono susseguite varie leggi elettorali. Nel 1923 il Parlamento decise che per avere il 66% dei seggi bastava ottenere il 25% dei voti. Oggi sarebbe improponibile. Toccherà al Parlamento venturo fissare l’asticella per assicurare stabilità e credibilità a un sistema che oggi scricchiola. Di sicuro nessuna persona seria vuole il caos e nessun cittadino di buon senso si attende di vincere sulle macerie del Paese. Tra pochi giorni canzoni e carnevale saranno alle spalle. Saremo in quaresima: tempo di riflessione e di scelte ponderate in vista della Pasqua di Resurrezione dell’Italia nel Centenario della Vittoria. Con un monito preciso: l’esercizio del voto, conquista dell’Italia liberale, non è solo un diritto, ma anche un “dovere civico”, come recita l’art. 48 della Costituzione.

 

Aldo A. Mola

Pubblicato in : Primo pianoTag: 2011, abolizione, anni, buon senso, capo dello stato, centenario, consenso, costituzione, democrazia, dichiarato, elezioni, giorgio napolitano, italia, legge elettorale, matteo renzi, napolitano, nato, nuova legge, parlamento, partito democratico, renzi, savoia, statuto, unione europea, usa

Info Aldo A. Mola

Nato a Cuneo nel 1943, Aldo Alessandro Mola è stato preside in alcuni licei dal 1977 al 1998. Nel 1980 riceve la medaglia d’oro di benemerito della scuola, della cultura e dell’arte. Docente di storia contemporanea all’Università degli Studi di Milano, è, dal 1986 direttore del Centro per la storia della Massoneria, e, dal 1992, contitolare della cattedra “Pierre-Théodore Verhaegen” dell’Université libre de Bruxelles.
È direttore del Centro Europeo Giovanni Giolitti, presidente del comitato cuneese dell’Istituto per la storia del Risorgimento italiano, dell’Associazione di studi sul saluzzese e del Centro studi e ricerche “Urbano Rattazzi” di Alessandria. Interessante anche il suo ultimo saggio, Mussolini a pieni voti? Da Facta al Duce. Inediti sulla crisi del 1922, da cui si scopre che la «marcia su Roma» dei fascisti in realtà non sarebbe mai avvenuta.
Editorialista del quotidiano Il Giornale del Piemonte e coordinatore editoriale de Il Parlamento italiano 1861-1992, Mola ha organizzato numerosi convegni di studi, specialmente per il Ministero della Difesa (Garibaldi, generale della libertà nel 1982, e la serie Forze Armate e Guerra di Liberazione). Direttore di collane di storia per vari editori, è, dal 1967, autore di saggi. Nel 2004 riceve il Premio alla Cultura dalla Presidenza del Consiglio dei ministri.
Monarchico, è presidente di quella Consulta dei Senatori del Regno che sostiene Amedeo di Savoia-Aosta nella disputa sulla successione, e da anni sollecita il rientro in Italia delle salme dei sovrani Vittorio Emanuele III, che è tumulata ad Alessandria d’Egitto nella Cattedrale di Santa Caterina, della moglie Elena, sepolta a Montpellier, e di Umberto II e Maria José, seppelliti ad Altacomba, in Alta Savoia.

Interazioni del lettore

Commenti

  1. Adalberto Scarlino, Firenze

    28 Febbraio 2018 alle 12:52

    Ho fatto per anni l’insegnante e ho cercato d spiegare che il voto è davvero un diritto-dovere,
    per il qale i nostri nonni e bisnonni si sono valorosamente battuti. Proprio perchè insegnante NON voterò
    per quella sindacalista affarista che risponde al nome di Fedeli, lei sì davvero impresentabile tra ii tanti,troppi del codazzo di Renzi. Nemmeno Rossi, caro Sanese, che noi Toscani conosciamo bene!
    Però, come ogni volta , andrò a votare: a queste pur schifose elezoni, castrate del voto di preferenza, del voto disgiunto, delle stesse primarie,….. Una scheda per il Senato e una per la Camera: sempre più difficile, al limite della disperazione, ma voterò. E mi permetto di dirlo anche qui, in calce al bell’articolo di Aldo Alessndro Mola. Grato, ancora una volta, al nostro Pensalibero

    Rispondi
  2. Paolo Francia

    27 Febbraio 2018 alle 23:12

    Gli italiani che si lamentano e continuano a votare chi li ha gabbati e presi per i fondelli, Berlusconi & Renzi, si meritano, come il professor Mola, di finire con lo stesso esito.
    Votate e fate votare il Movimento 5 Stelle. Sarà,con buona pace del Mola, il primo partito che uscirà dalle urne. Meditate gente, meditate.

    Rispondi
  3. Pippo Sanese

    26 Febbraio 2018 alle 17:47

    Egregio Prof: Mola. Votare sarebbe un dovere civico, se il nostro voto contasse qualche cosa . ma se l’alternativa deve essere fra il votare il Berlusca , i’ Bomba o D’Alema & Prodi meglio stare a casa ! Io al senato dovrei votare la …Fedeli ! ….lasciamo perdere. Visto che è la prima domenica del mese ed i musei
    statali sono gratuiti meglio andare in Pinacoteca !godrò di più . comunque auguri per chi ci va !
    Per favore non votate il Rossi ! ha rovinato ( volutamente) la sanità toscan a.

    Rispondi

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