
Arcadi Volodos, da Ufficio stampa degli Amici della Musica
Arcadi Volodos ha inaugurato la stagione degli Amici della Musica di Firenze con un recital interamente dedicato a Schubert, incantando il pubblico del Teatro della Pergola con una lettura limpida e intensa dei Sei momenti musicali D 780 e delle trascrizioni lisztiane di due Lieder schubertiani. Nella monumentale Sonata in la maggiore D 959, il pianista russo ha offerto un’interpretazione di straordinaria profondità e rigore tecnico, accolta da un pubblico entusiasta. Generoso nei bis, Volodos ha concluso la serata con una toccante esecuzione dell’Intermezzo n. 1 op. 117 di Brahms.
La stagione degli Amici della Musica di Firenze è stata inaugurata dal pianista russo Arcadi Volodos, uno degli interpreti di punta a livello internazionale dello strumento a tastiera. Di fronte a un pubblico accorso in massa al teatro della Pergola, Volodos ha dato vita ad uno splendido recital, interamente dedicato a Franz Schubert, musicista grazie al quale ha ricevuto nel 2020 l’Edison Classical Award con un album basato proprio su brani del musicista austriaco.
Apriva il concerto la nota raccolta dei Sei momenti musicali D 780, con alcuni dei quali si sono probabilmente cimentati molti ex giovani allievi di pianoforte, ma che in realtà, nella loro apparente semplicità, manifestano non poche insidie e soprattutto sono difficili da restituire nella loro limpidità e nella loro variegata ricchezza dinamica. Nelle mani di Volodos la linea del canto emergeva con estrema chiarezza, anche laddove le sonorità si facevano molto attenuate e quasi rarefatte; senza dimenticare la bellezza di un fraseggio assai legato e certe pause, talvolta volutamente prolungate, che esprimevano un senso di sospensione di grande intensità emotiva. Alla fine, la serie dei brevi pezzi D 780 è apparsa come un affresco unitario, pur con i suoi contrasti espressivi (si pensi in particolare alla delicatezza eterea del n. 1 in do maggiore confrontata con la concitazione drammatica del n. 5 in fa minore); e pertanto ha avuto un senso, sul piano musicale e stilistico, la scelta del pianista russo di eseguire successivamente, senza soluzione di continuità, le due meravigliose trascrizioni di Liszt di due Lieder schubertiani, Litanei auf das Fest Aller Seelen (dai “3 Geistliche Lieder”) e Der Müller un der Bach (da “Die schöne Müllerin”). Anche questi due brani sono stati interpretati da Volodos con grande intensità espressiva, proiettando l’ascoltatore in una dimensione ormai tardo-romantica, dalle tinte crepuscolari.
Di notevole livello è stata anche l’esecuzione della grandiosa Sonata in la maggiore D 959, uno dei capolavori postumi di Schubert, in cui il pianista di San Pietroburgo ha esaltato la maestosa solennità dell’Allegro iniziale, contrapponendogli quindi il doloroso ed estenuato canto dell’Andantino (inframezzato dall’episodio centrale, impetuoso e travolgente), per poi infine concludere con il brioso Scherzo e l’ampio Rondò, dove anche la cifra tecnica altissima di Volodos ha contribuito al successo finale, con un pubblico in delirio.
Generosissimo l’artista, che ha dispensato ben sei bis, di cui ricordiamo una virtuosistica e funambolica revisione dello stesso Volodos di una Rapsodia ungherese di Liszt, ma soprattutto un’emozionante e magica lettura dell’Intermezzo n. 1 op. 117 di Brahms.
Luca Summer

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