
Sapete chi è Vladimir Putin? Un ex agente segreto dell’Unione Sovietica comunista e della famigerata Stasi, la criminale polizia segreta della ex DDR.
Dal 2000 è presidente della Federazione russa e, vedovo inconsolabile del proprio passato, si è assegnato il compito storico di ricostituire l’Impero sovietico, la cui implosione, avvenuta nel 1991, egli considera la più grande tragedia del secolo scorso.
Smentendo uno dei proverbi più noti, Putin è un cane che abbaia ma morde. Il suo obiettivo dichiarato è di cambiare con la forza gli equilibri internazionali, cominciando col ricostituire una nuova cortina di ferro in Europa. Per questa ragione, in più di un ventennio, ha dapprima soffocato ogni aspirazione indipendentista interna alla Federazione russa e poi si è mosso alla riconquista di vecchi territori. Ha disseminato il pianeta di atrocità e di centinaia di migliaia di morti, in Cecenia, in Siria, in Georgia, ora in Ucraina, dove la soldataglia ai suoi ordini, senza il minimo senso dell’onore militare, ha usato ed usa armi proibite dalle convenzioni internazionali; distrugge condomini residenziali; massacra civili in attesa di comperare un pezzo di pane nei supermercati, o di salire su un treno che li porti via dalla guerra in una stazione; ne saccheggia le case; violenta e uccide le donne e i minori; bombarda ospedali dediti alla cura di malati terminali; abbatte cliniche pediatriche; rade al suolo intere città; ne “discarica” le vittime in fosse comuni, per ucciderne anche i nomi e il ricordo; colpisce cruciali infrastrutture idroelettriche per privare gli ucraini di luce e di acqua; sottrae ai loro genitori bambini anche in tenera età e li spedisce in campi di “rieducazione” nelle lontanissime terre siberiane; distrugge scuole e biblioteche. Se la memoria non mi inganna, è stato Ernesto Galli della Loggia a notare, tempo fa, in uno dei suoi sempre acuti e istruttivi articoli sul Corriere della Sera, come, insieme alle distruzioni fisiche, questo tentativo di distruzione dell’identità, della cultura, della memoria, di cui scuole e biblioteche sono custodi e vestali, sia un tratto distintivo del vero obiettivo russo: il genocidio del popolo ucraino.
Ebbene, di fronte a questo spettacolo che ormai dura da venti anni, un signore di nome Bergoglio, parlando alla televisione svizzera di lingua italiana, in una intervista ripresa il 10 marzo dal Corriere della Sera, richiesto di un giudizio sul presidente russo, non ha trovato altra risposta da dare che uno stentoreo, sorridente, appassionato e partecipe: “E’ un uomo colto”! Si, proprio così. Tutto ciò che lo colpisce di Putin è la cultura. E solo questo ha inteso evidenziare. Che sensibilità! Che delicatezza d’animo.
Vorrei sapere se qualcuno fra i lettori del Vostro giornale può esaudire una mia semplice curiosità, generata da disordinate e certo incomplete letture. L’intervistato Jorge Bergoglio è lo stesso signore che il premio Nobel Perez Esqivel tacciò (prima di correggersi qualche decennio dopo) di omertà e poi di collaborazionismo con la dittatura dei generali argentini, dal 1976 a 1983, oppure è soltanto un omonimo? E’ lo stesso signore che, negli anni Ottanta, avrebbe tolto protezione a due sacerdoti argentini (Orlando Yorio e Francisco Jalix) per farli arrestare e torturare dai militari argentini, come dissero loro, o per proteggerli da essi (come dice lui)? Ricorda la storia un vecchio articolo dell’insospettabile Fatto quotidiano (https://www.ilfattoquotidiano.it/2013/03/14/papa-francesco-tolse-protezione-a-due-sacerdoti-poi-torturati-dal-regime/530223/). Qualcosa si può leggere anche nel libro “La riscossa populista” di Emidio Novi (2019)
E’ lo stesso signore, ma quelle accuse erano ingiuste. Difatti furono ritrattate dai loro autori immediatamente dopo la (contestata) elezione di Bergoglio al soglio pontificio, nel marzo 2013. Appena una quarantina di anni dopo i fatti …
Eppure una parte cospicua di “Las Abuelas de Plaza de Mayo” ancora sospetta di quest’uomo pio e sensibile, affascinato dalla cultura dei tiranni e ritiene che quelle ritrattazioni servissero solo a coprire una corona. Che stolte! Che ingrate!
Giancarlo Lupi

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