
La notizia che si farà una nuova rotonda all’intersezione tra la Provinciale 50 e viale Lenin, zona Suzzara, ha fatto tirare un sospiro di sollievo a molti, ai tanti pendolari del lavoro e delle scuole che alle ore canoniche lì all’incrocio si fermano e si bloccano. Una rotonda ti cambia la vita, a volte una rotonda ti salva la vita. Quante rotonde sono state costruite dopo anni, decenni di incidenti stradali con morti e feriti, con lutti e sofferenze immaginabili e a volte inimmaginabili.
A Firenze come a Mantova, nella Bassa come attorno al Garda per citare territori conosciuti da vicino negli anni. A Firenze ci sono rotonde, come vedremo analiticamente più avanti, che sbrogliano il traffico di dieci vie. A Mantova le rotonde di Valletta Paiolo attorno all’Ospedale Poma hanno sbrogliato storici nodi di traffico virgiliano. Strategica quella di via Parma all’ingresso di Porta Cerese, un sogno dagli ani Ottanta. Da osservatore trentennale di rondò posso dire che sono stati fatti passi da gigante. Viva le rotonde anche se son ovali o strette in mezzo a forma di otto, ma non volante.
Rotonde, rondò, rotondine, rotonde esagonali, rotonde dalla forme geometriche indefinibili ma l’’importante è girare intorno ed evitare l’incrocio dal passaggio impossibile o improbabile. Tipo: “guarda se c’è qualcuno che arriva da destra”. “Un camion, lontano, ah no aspetta c’è una macchina davanti”. E tu a sinistra “Ah non vedo, c’è un cartello che impedisce la visuale” ;“aspetta , aspetta arriva un motorino, anzi uno scooterone”. Blocco, non si passa. Una rotonda spazza via tutto questo. Se la rotonda è fatta bene e cioè ha le sue giuste corsie di inserimento e dileguamento beh il traffico ne ha un giovamento. E anche qui abbiamo fatto una rima.
Per rimanere in zona è il caso di citare la bella e ornamentale rotonda quasi sul confine col reggiano tra via Villa Inferiore intersezione Carlo Marx. E’ funzionale e pure abbellita da piante e fiori non esageratamente alti. Perché poi le belle rotonde hanno il problema che vengono arricchite da siepi, statue, cartelli e monumenti e alla fine rischi di non vedere chi ti arriva da destra o di fronte. Quelle più pericolose sono le rotondine mignon o micro-rondò che non sai mai se sei già nella rotonda o se è più nel rondò quello che viene da sinistra che ha già messo il muso oltre i triangoli della precedenza. Lì va a capirsi con gli occhi. Sembra di stare nella rotonda di un salotto.
Alcuni rondò di Firenze sono mitici e se non ci fossero i rondò non si saprebbe come districare il traffico tra molte vie. La rotonda di piazza Taddeo Gaddi a Firenze, di là dal ponte della Vittoria, mi ha sempre affascinato. C’è da tantissimo tempo e meno male perché consente lo snodo a nove strade, nove tra accessi e sbocchi che fanno un groviglio di traffico e di un mondo che passa da lì. Ed è pure leggermente in pendenza verso l’Oltrarno.
Ovvio che nei momenti di massimo spostamento anche la rotonda Gaddi si intasa e si inceppa per un po’ ma di solito il sistema alternato di una via che entra e una via che esce, calcolata tra flussi e ampiezze, consente uno smaltimento decoroso. Ci arrivano via del Bronzino, via del Ponte Sospeso, via della Fonderia, via del Pignone e naturalmente la corsia in entrata del Ponte della Vittoria, e ne escono via Francesco Antonio Fogliani, Via de’ Vanni e via Baccio Bandinelli, la corsia di marcia verso lungarno Vespucci del ponte alla Vittoria ed è lambita da Lungarno del Pignone. Praticamente mezzo quartiere.
Più giù verso Talenti ci sono altri sue esempi di rondò fiorentini: uno abbastanza recente in piazza Paolo Uccello dove una volta c’era un giardinetto con panchine e un’edicola davanti a un bar pasticceria, e dopo la costruzione della tramvia è stato realizzato un rondò ovale che collega via del Sansovino al Lungarno del Pignone e al resto della viabilità inizio Isolotto.
Più giù ancora un’altra rotonda tonda che è snodo del quartiere Talenti con otto accessi e uscite. Come si può constatare una buona rotonda è uno strumento buonissimo per fluidificare il traffico e rendere meno accidentata la vita di chi si sposta in città e anche fuori. Quando si potrà rifare liberamente.
Anche una rotonda con istmo o una rotonda ovale con strozzatura centrale, a forma di quasi otto, può essere una soluzione per agevolare accesso e uscita da molte vie senza dover per forza allungare il raggio a dismisura: è il caso della rotonda con istmo o per chi preferisce ad ovale strizzato a Suzzara tra strada Pasine e Viale Lenin che da tempo smaltisce il traffico da e per i centri commerciali della zona Boschetto. La forma geometrica fa la differenza ma l’ingegno e l’ingegneria ci portano a forme di rotonde che non sono più rotonde ma fanno la stessa funzione. Viva le rotonde anche se sono ovali.
Fabrizio Binacchi

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