Stagione di ponti, anticipo di vacanze, prove generali (luogo comune) dell’esodo estivo, ed eccoci tutti sui ponti, sui viadotti e in galleria. A passo di lumaca o fermi. Bloccati e incapsulati negli abitacoli magari pure tecnologici ma pur sempre claustrofobici. Ci stiamo claustrofobicandola vita.
Bastano tre giorni ed eccoci lì pronti a metterci in macchina e partire. Tutto normale e tutto bello se non fosse che spesso chi parte per il ponte si aggiunge e si mischia al traffico enorme dei pendolari e al super traffico di camion. Ma quanti sono i camion che girano su e giù per le mostre strade e autostrade? Facile creare l’inferno soprattutto in tratti di strade e autostrade pensate e ostruite per una circolazione di 30 o 40 anni fa. Ed eccoci lì tutti in tangenziale tra un’autobotte alimentare e il pullman per Bari, tutti fermi (o quasi) in attesa che l’imbuto davanti diventi si sciolga.
L’altro giorno tra Carpi e Modena, innesto A1, c’erano 6 chilometri di coda. Tutti fermi e molti fuori dalle macchine e dai camion tipo bivacco: chi a fumare, chi a parlare chi a guardare. Chi a disperare. Bella vita.
Migliaia di automobilisti e camionisti hanno imboccato l’uscita di Carpi verso Soliera e hanno intasato via Nazionale per Modena. Mezzora per 15 chilometri. Motori sbuffanti vicino a parchi e giardini: una nonna cullava sull’altalena il piccolo nipotino tra scarichi e fumi. Siamo diventati quasi insensibili persino allo smog da traffico. Ci siamo abituati, direi assuefatti, ad essere auto pendolari stressati. Uno studio dell’Harvard Medical School ha messo in fila le 11 cause che accorcerebbero la vita: al settimo posto c’è la vita da pendolare, dopo la mancanza di lavoro e prima di una regolare vita sessuale.
Tutti gli studi sono da valutare e da interpretare ma certo il dato non è da prendere sottogamba o, dato il tema trattato, sotto volante. E’ che la nostra vita è ormai fatta così: c’è chi lavora a Verona e vive a Mantova, chi abita a Prato e lavora a Firenze, chi sta a Mostacciano, zona sud di Roma ,e lavora al quartiere Prati, zona nord. Come andare tutti i giorni da Brescia a Venezia. Non si tratta qui certo di censurare o abolire gli spostamenti ma una riflessione sui nostri esodi biblici quotidiani va prima o poi compiuta. Altrimenti non hanno senso i documenti e i forum sull’ambiente, non hanno senso gli allarmi sullo smog, non hanno senso i blocchi settimanali di qui e di là.
Due o tre domande dovremo porcele in maniera seria e strutturata prima o poi. Tipo: perché dopo anni e decenni di invocazioni e lamentazioni in materia di traffico pesante abbiamo più camion di prima? Perché abbiamo l’alta velocità ferroviaria per i viaggiatori e le merci sono ancora su asfalto? Perché le amministrazioni pubbliche e le aziende non si mettono lì a studiare un piano per venire incontro ai milioni di dipendenti costretti a fare ogni giorno dieci o cento chilometri per andare al lavoro? Una volta di parlava di tele lavoro o di lavoro a casa, sarebbero miracolosi pochi chilometri.
Andare da Prato a Firenze e ritorno potrebbe essere una passeggiata e invece per i pendolari quotidiani del nodo di Novoli l’è un inferno. Sogni di svoltare all’Osmannoro o al viadotto dell’Indiano e speri in una corsia di velocità standard e invece trovi altri tappi. Dai, non possiamo tapparci così la vita.
Fabrizio Binacchi
Con Voce di Mantova

Lascia un commento