E’ evidente che dopo il referendum costituzionale, sia che vinca il no sia che vinca il si , si assisterà ad un riposizionamento degli schieramenti politici e delle attuali alleanze. Si apriranno nuovi scenari ad oggi imprevedibili . Tutti i partiti si stanno attrezzando per essere pronti a questo repentino cambio di situazione. Ma mentre sia il PD che Il Movimento 5 stelle stanno occupando il palco mediatico , sia nel bene che nel male, importante è parlarne, il centrodestra risulta non pervenuto, tranne le solite boutade di Salvini che ormai fanno poca notizia
Due sono le prospettive. La prima quella dei governatori, Toti, Zaia e Maroni che hanno stretto un ‘ alleanza istituzionale molto difensiva e sostanzialmente appoggiata dalla vecchia guardia di Forza Italia che va a riproporre lo schema elettorale PDL più Lega. La seconda , il tentativo messo in campo da Parisi di dar vita ad un partito liberal-popolare che riesca a recuperare i vari spezzoni fuoriusciti da Forza Italia da Fitto a Quagliariello a Lupi. Ma forse il problema vero del centrodestra si chiama Silvio Berlusconi. Il cavaliere è tappo e collante. Senza di lui si sgretolerebbe tutto in breve , ma nello stesso tempo con lui leader nulla si può muovere. Si deve scegliere. La democrazia italiana ha bisogno di un centrodestra moderno liberale europeo. I prossimi mesi saranno decisivi. Poi partirà la lunga corsa verso le elezioni politiche. E il tempo sarà scaduto.
Roberto Caputo

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