La montagna di sabbia a duna è ancora lì a riparare i bagni dalle onde anomale dell’Adriatico. Ma l’onda anomala più brutta non sarà quella che arriva da questo mare, che in fondo è un grande pacifico lago, ma dalla crisi economica. Da Cervia a Riccione si aspettano la stagione più dura degli ultimi anni, paragonabile solo a quella brutta brutta del 1989 – 90, quella delle alghe, quella che trasformò le acque dell’Adriatico in liquido simile al brodo da cappelletti. Bello marrone. Vai in giro per Cervia, Rimini, Milano Marittima Cesenatico e le facce di albergatori e bagnini sono quelle da pre funerale. “Speriamo nei russi”, dice Omar. Ma replica pronto Vidmer (un nome che qui è molto diffuso, anche se assomiglia ad un aggeggio meccanico): “Mi sa che anche i russi stavolta ce la diano su”. Ecco in Romagna, nella Riviera che aspetta l’estate più nera, hanno tutti paura che anche i russi, cioè quelli che fino ad ora hanno sostituito tedeschi, austriaci, danesi e francesi, ce la diano su. Tradotto dal romagnolese: non “ci”vengono a fare le ferie da noi. La paura fa novanta, ma gli alberghi e le piazze si preparano. Anche se in tono minore. Non c’è Regione o comune che non tagli su manifestazioni e feste: non c’è una lira, pardon non c’è un euro da scialacquare. Fino all’anno scorso tra Cattolica, Comacchio, Cesenatico e via per altri lidi, presentavano scrittori, libri, concorsi, canti, balli, mostre, quest’anno sembra che mezza riviera debba chiudere per ferie. Si salverà qualche fuoco d’artificio se qualche sindaco trova sponsor. La riviera si chiude per vacanza, paradosso dei paradossi. I fondi tossici e la recessione colpiscono anche le piadine e la moda del crescione. Prova generale a Pasqua. Ma non è detto che le avvisaglie siano poi rispettate. “Speriamo -sospira Vidmer- nel ponte del 1° maggio”. Su coraggio. E’ anche vero che da cinque sette anni esperti e sociologi andavano in giro dicendo a questi capitani coraggiosi, della prima colazione e della pensione completa, che bisognava diversificarsi, innovare e fare progetti alternativi, e non bastava imbiancare le stanze. Invece a parte qualche pacchetto più o meno vincente tra mare, gite in salina o corse nei parchi divertimenti non c’è stato un vero salto. Per cui da quindici vent’anni qui le ferie sono sempre le stesse. Abbronzatura, sabbia, sole, scogli, spaghetti mare, serata in disco e gelateria per i più giovani le corse negli incroci della trasgressione sonora e mentale. Ma altrove hanno fatto di più. Così la paura fa ancora più novanta e non sanno se basterà abbassare i prezzi o fare le promozioni vieni sette giorni e ti regaliamo l’ottavo. Perché anche i danesi hanno capito che nei primi sette giorni facevi pagare loro anche l’ottavo e il nono. Sarà difficile far digerire nell’estate della paura 2009 un lettino a quindici euro e un ombrellone a dieci. Immaginiamo che i comuni dovranno togliere arenile alle concessioni e far più spiaggia libera, ci sarà una inevitabile corsa agli ombrelloni in groppa e alle sdraio portate da casa. Bagnini che pensavano di fare i soldi come negli anni Novanta dopo al crisi alghe saranno delusi. E quella dei bagni per anni è stata una miniera d’oro. Far pagare il sole che di per se è o sarebbe gratis in riva all’Adriatico ha un che di miracoloso e geniale. Ma forse non basta. I ristoratori già ora lanciano i menù tutto pesce a prezzo fisso quindici venti euro e le cooperative dei pescatori che già facevano da mangiare a prezzi modici sono prese d’assalto. Anche gli albergatori di fronte alla crisi dovranno ingegnarsi e magari mettere in listino una stanza a notte a un euro simbolico. E poi vedere l’effetto che fa. Altro che suite a mille euro. Quelle rimangono davvero nei sogni di pochi pochissimi che forse avranno anche vergogna a prenotarle. Estate dura, estate da paura.
Fabrizio Binacchi
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