Leggo con raccapriccio, forse termine esagerato ma che ritengo appropriato, che i braccianti, soprattutto migranti, vengono dopati per lavorare più velocemente e con più forza. Magari per tre euro l’ora. Almeno così si dice. Con uno sfruttamento disumano.
25000 persone, sic, per fare un esempio. Con 5000 irregolari. Prima con amfetamine, poi con vari tipi e mix di farmaci che fanno lavorare di più ma alterano anche la psiche e di conseguenza il comportamento.
Di tutto questo si è parlato spesso ma non è mai interessato a nessuno. O non abbastanza.
Per non parlare di irregolari fuori da qualsiasi tipo di controllo sanitario.
Ma questo dello sfruttamento sul lavoro, spesso purtroppo seguito dagli incidenti tocca anche agli italiani. E penso alla piccola Luana e al piccolo Eitan, seppure vittima indiretta. E tanti altri quotidianamente. Per non dire delle vittime che sono scomparse non propriamente per un incidente, come ormai sappiamo. Ma quasi per un intervento voluto. Certamente non per recare nocumento con volontà ma con leggerezza inusitata. E con responsabilità demandata, delegata , che l’uomo non dovrebbe mai affidare alla macchina. Ragionamento un po’ contorto, caotico, mi rendo conto. Eppure un filo logico unisce questi eventi. Insieme a tanti altri. Anche fatali.
Spesso gli incidenti sul lavoro sono dovuti all’inadempienza dei canoni di sicurezza. Da parte dei datori di lavoro ma anche degli stessi lavoratori che con leggerezza o sottovalutano certe regole. O addirittura le rifiutano.
Insomma, la colpa morì fanciulla.
E, ragionando, non posso non pensare alla responsabilità individuale. Negli ultimi decenni ci siamo abituati alle regole, più o meno accettabili, più o meno gradite. Forse troppe, forse eccessive, che talvolta ottengono effetto boomerang. Come se la regola fosse la panacea di tutti i mali. Lo è soltanto con l’osservanza della stessa e con la possibilità di controllare.
Altrimenti si otterrebbe di più con le giuste raccomandazioni. Anche se purtroppo non tutti hanno la volontà di seguirle.
Ma non è giusto neppure criminalizzare le categorie. “Si fa tutto per denaro”. Dopo la strage di Stresa. Come è stato detto, dai più.
Il nervosismo, il disequilibrio psicologico la fanno da padrone. Quella che si chiama sindemia, sindrome mentale, psicologica, fisica sociologica, che esorbita dalla pandemia. “L’insieme di problemi di salute, ambientali, sociali ed economici prodotti dall’interazione sinergica di due o più malattie trasmissibili e non trasmissibili, caratterizzata da pesanti ripercussioni, in particolare sulle fasce di popolazione svantaggiata”.
Spesso su persone che ne soffrono ma non si rendono conto.
Certo non solo colpa del covid. E’ evidente che dobbiamo ripensare la nostra vita. Personale e collettiva.
E rendersi conto che ciascuno di noi dovrebbe impostare il proprio comportamento secondo un’etica personale, una responsabilità individuale, appunto, evitando di appioppare etichette per categorie. E cercare sempre un colpevole in altri o altro da sé.
“Il dio denaro, si fa tutto per i soldi, siamo legati al profitto, al guadagno”. Sapendo benissimo che senza lilleri non si lallera. Si dice nella mia bellissima città. Altro è sfruttare i propri simili o comportarsi da avidi sciacalli . Il denaro serve a tutti, ai ricchi ma soprattutto ai poveri. Se qualcuno sbaglia o delinque deve pagare per se stesso. Il fango su una categoria è iniquo e ingiusto. Perché quando accadono eventi tragici la colpa è di chi compie misfatti. Associazione per delinquere se sono più di uno. Ma sempre considerando che ciascuno è padrone di se stesso in pensiero e azione.
Tornando al tema principale, assistiamo a due film diversi per quanto attiene agli immigrati, a chi viene da fuori. Anche in questo caso ci sono più tipologie, almeno tre.
Chi viene direttamente per delinquere con lo spaccio di droga prostituzione o simili. Magari protetto dalle mafie.
Chi viene perché davvero si vorrebbe integrare alla ricerca di una vita migliore della propria, ma non ce la fa perchè il lavoro non c’è.
Chi arriva pensando che l’italia sia il bengodi e reagisce anche a ciò che gli viene offerto in malo modo, pensando che certi atteggiamenti degli italiani siano dovuti a razzismo. Abbiamo assistito anche all’occupazione di appartamenti da parte di stranieri che, se richiesti di lasciare la casa occupata abusivamente, reagiscono malamente pensando che gli spetti e di essere trattati così perché di colore diverso e di diversa etnia.
Quando sappiamo bene quanto la povertà stia galoppando. Per tutti.
Dunque questo dovrebbe fare il governo. Identificare e trattare in modo diverso le persone che arrivano con finalità diverse. Cercando di dare opportunità a tutti per quanto è possibile. Come agli italiani. Ma senza tollerare comportamenti aggressivi.
Carla Ceretelli

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