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Vertice G20. Sono rientrati in molti…..con il sacchettino pieno di delusioni!

Qualcuno se l’è presa direttamente con la Cina: il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker l’ha criticata per “l’eccesso di capacità produttiva, soprattutto per quanto riguarda l’acciaio, che Pechino produce “in una quantità ormai inutile per tenere in funzioni gli altiforni e continua a vendere in perdita abbattendo i prezzi e spazzando via l’industria europea”.

di Alberto Pasolini Zanelli | 8 Settembre 2016

Sono rientrati in molti, non tutti, da un vertice G20 in un luogo fatato della Cina, ciascuno con il suo sacchettino di delusioni. Apre la fila Barack Obama, cui nella città “fatata” di Hangzhou sono capitate proprio di tutte. A cominciare dall’arrivo quando si è trovato a scendere dall’aereo presidenziale non dalla solita scala d’onore atteso da un tappeto rosso, bensì da un’uscita posteriore attraverso una scaletta molto modesta su un tappetino. Naturalmente si è meravigliato di questa violazione del protocollo per gli ospiti d’onore, ma non ha potuto né voluto esprimere il proprio sconcerto. Quindi alla prima occasione si è affrettato a dire che la violazione dell’etichetta era dovuta un po’ alla confusione e un po’ alle preoccupazioni per la sua salute, in tempi rischiosi come questo.

Una volta arrivato, egli ha avuto, oltre alle sedute multiple con i rappresentanti di venti Paesi, un lungo e intenso colloquio con il presidente cinese Xi Jinping, denso di scambi di vedute e avaro di risultati. Si sono messi d’accordo, in sostanza, solo su un programma di difesa della natura dagli eccessi della industrializzazione e della crescita delle due massime potenze economiche del mondo. Per il resto fumata nera, anche nell’ambizioso progetto commerciale, la Tpp, la partnership attraverso li Pacifico, un progetto destinato a un rinvio senza appuntamenti sul calendario. Figuriamoci il resto, il tentativo di accordarsi sulla crisi nel mare del Sud della Cina, le isole, isolette e scogli che Pechino vuole annettere basandosi sulla storia e che Washington vorrebbe che rimanessero “libere”, appoggiandosi su una sentenza di una Conferenza Internazionale di Diritti Marini. Pechino ha detto subito “no”, anzi lo ha ripetuto a Hangzhou, in un’occasione mondana e festosa. Xi ci teneva da tempo a fare del “suo” G20 una copia dei Giochi Olimpici. Pare abbia investito oltre venti miliardi di euro, cioè il quadruplo di quelli spesi nelle Olimpiadi di Rio de Janeiro. Gli ospiti, dopotutto, lo meritavano. Il G20 è costituito da novanta Paesi ricchi, potenti o almeno di avanguardia, che rappresentano l’85 per cento della ricchezza planetaria e due terzi della popolazione mondiale. Fu una creatura dell’emergenza, creato nei giorni della crisi finanziaria mondiale del 2008, entrò subito in funzione e riuscì ad arginare il crollo dei mercati. Anche se nelle successive edizioni non ha ripetuto una tale prodezza, ma continua ad essere preso sul serio. Lo dimostra tra l’altro il fatto che il documento approvato a Hangzhou consiste di oltre settemila parole, alcune delle quali significative: per esempio il riconoscimento che i recenti “eccessi di capacità produttiva” hanno avuto un impatto negativo sul commercio e sul reddito dei lavoratori. Un’opinione condivisa, espressa alla vigilia del vertice da un messaggio della “governatrice” del Fondo Monetario Internazionale Christine Lagarde in cui si sostiene che “la combinazione di una bassa crescita e di un forte aumento della diseguaglianza sta generando un clima politico in cui si arenano le riforme”.

Qualcuno se l’è presa direttamente con la Cina: il presidente della Commissione Europea Jean-Claude Juncker l’ha criticata per “l’eccesso di capacità produttiva, soprattutto per quanto riguarda l’acciaio, che Pechino produce “in una quantità ormai inutile per tenere in funzioni gli altiforni e continua a vendere in perdita abbattendo i prezzi e spazzando via l’industria europea”. Accanto ai confronti e alle funzioni d’obbligo, il G20 ha avuto da offrire agli ospiti un menu senza paragoni nella storia dei vertici: uno show colmo di canti e di suoni, di danze e di delicati fuochi d’artificio, di visioni di raffinate. La definizione della città come un Paradiso Terrestre e si è sforzata di meritarlo, ripescando un passato millenario che la vide elogiata da Marco Polo ma anche, molto più tardi, da Mao Zedong ed esibendo al massimo la sua ricchezza moderna, visibile non solo all’occhio ma anche da piccole informazioni curiose della sua recente prosperità. Una metropoli di nuovi ricchi, in cui una delle offerte di lavoro è la funzione di maggiordomo. Una “categoria” praticamente estinta in Occidente e risorta imperiosamente in un Paese formalmente ancora comunista. I nuovi miliardari non trovano abbastanza maggiordomi e allora li fanno crescere, invitando in Cina delle “scuole” europee, fra cui la più pregiata pare essere l’International Butler Academy. In molti sensi un vertice, da cui gli ospiti staranno portando a casa almeno dei piaceri degli occhi e delle orecchie, anche se non sempre delle concrete soddisfazioni politiche. Anche Obama, che è risalito in aereo dalla scaletta principale. Con tappeto rosso.

Alberto Pasolini Zanelli

Pubblicato in : Primo pianoTag: barack obama, Christine Lagarde, cina, commissione, commissione europea, crisi, crisi finanziaria, euro, finanziaria, Fondono monetario internazionale, g20, Hollande, Junker, lavoro, mare, mercati, merkel, mondo, natura, obama, presidente della commissione europea, renzi, summit

Info Alberto Pasolini Zanelli

Alberto Pasolini Zanelli, giornalista e scrittore da anni residente a Washington.

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