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Vertice del 22 giugno sull’euro: o correzione degli squilibri o una nuova Bretton Woods europea

di Tommaso Sessa | 20 Giugno 2012

L’unione monetaria europea fu creata per favorire la crescita, l’occupazione e la coesione sociale e dei territori e per accelerare l’unione politica. Quindi non può prescindere da una vera Banca Centrale Europea come banca di ultima istanza.  

Il voto greco dà un po’ di sollievo alla moneta europea ma questa non è ancora fuori pericolo e il suo destino si decide a Roma venerdì 22 giugno nel vertice tra Hollande, Rojoy, Merkel e Monti.
Questo servirà a gettare le premesse per quello del 29 giugno tra i capi di Stato e di governo.
I problemi veri dell’Unione Europea e dell’euro sono ormai tutti sul tavolo: dalla strategia per una ripresa economica, al ruolo della BCE, all’estensione della vigilanza alla Banca Centrale e alla garanzia europea sui depositi bancari.
Decisioni vanno prese anche a proposito degli Eurobond, sulla entità dei Project Bond e su una ricapitalizzazione adeguata della Banca Europea degli investimenti che è l’unica ad avere la licenza d’istituto di credito con la capacità di utilizzare la leva.
Va anche deciso il ruolo e il profilo del Fondo Salva-stati che si appresta a divenire fondo permanente di stabilizzazione.
Accanto a queste decisioni va definito l’accordo con le banche spagnole e quello per allungare i tempi per la restituzione dei prestiti da parte della Grecia, abbassando i tassi di interesse da corrispondere.
Il vertice dovrà decidere provvedimenti immediati, quelli di medio termine e anche il disegno complessivo da cui risulti evidente la volontà di andare oltre l’Europa degli Stati e dell’asse franco-tedesco verso un’Europa politica, solidale e federale.
Questa Europa oggi rappresenta solo un grande vantaggio per la Germania perché impedisce una rivalutazione dell’euro-tedesco e una svalutazione dell’euro-mediterraneo.
Senza l’euro la moneta tedesca si sarebbe rivalutata fino a 2 dollari per 1 euro, mentre l’euro mediterraneo si sarebbe svalutato a 0,80 per 1 dollaro.
Questo avrebbe determinato un riequilibrio nelle bilance commerciali e quindi nelle economie dei due blocchi.
Francia, Spagna, Italia, Grecia e Portogallo avrebbero esportato di più dentro e fuori l’Unione Europea e la Germania meno.
In tutti questi anni, con l’avvento dell’euro, non ha funzionato questo meccanismo di riequilibrio e questo proprio a causa di come è stata costruita la moneta unica e ciò è una delle ragioni fondamentali della crisi attuale.
O si mettono in moto da subito dei meccanismi di compensazione, sia dal lato di una ridistribuzione delle risorse, sia dal lato di una diversa parità dell’euro, o salta tutto.
L’Italia ha grandi responsabilità per i suoi ritardi nel fare le riforme strutturali e liberali, volte al fine di migliorare la sua offerta, ma grandi sono le responsabilità della Germania.
Noi abbiamo preso atto delle nostre colpe e stiamo operando per recuperare i nostri ritardi, i tedeschi, al contrario, non vogliono prendere atto dello squilibrio che si è creato.
Pensano semplicemente di essere i più bravi, i più virtuosi e i loro successi li attribuiscono solo ad un’ariana superiorità.
Ignorano, non tutti, i vantaggi che gli sono venuti dalla riunificazione fatta a spese, in parte degli altri Paesi, e i vantaggi avuti con l’euro.
I socialdemocratici tedeschi hanno preso coscienza di questo, insieme ai sindacati e a molti imprenditori, la Merkel e il suo governo ancora no e se questo non avviene nei prossimi giorni la partita è persa e a questo punto, signor Presidente del Consiglio, sarà giunto il momento di correggere questo squilibrio in un altro modo e per un’altra via.
O lo squilibrio si corregge con compensazioni attraverso il bilancio federale, la Tobin Tax, gli Eurobond, Project Bond e politiche economiche espansive tedesche un cambio dell’euro più realistico attraverso politiche monetarie espansive e taglio dei tassi.
Se non si farà questo, se non si farà tutto questo e se non si traccerà una strada, un percorso per l’unione politica del Continente, allora si dovrà rinegoziare l’unione economica e monetaria correggendone drasticamente gli attuali meccanismi.
La situazione dei Paesi del sud Europa, Francia compresa, non è più sostenibile né all’interno dell’Unione, né a livello globale e se il vertice non darà risultati necessari allora si avvii subito una nuova Bretton Woods europea per rivedere le forme e il funzionamento dell’Europa monetaria.
La costruzione monetaria europea è una delle cause maggiori dell’ampliamento dei differenziali richiesti per i titoli tedeschi e per quelli degli altri Paesi.
La soluzione di questo problema è un’Europa federale e in mancanza di questo un sistema monetario flessibile tra i Paesi europei con l’introduzione di una moneta euro-mediterranea per Francia, Italia, Spagna, Portogallo e Grecia e l’introduzione di un euro-marco per Germania, Olanda e Lussemburgo e gli altri Paesi che decideranno di appartenere all’area dell’euro-marco.
A partire dallo scoppio della crisi del 2008 a oggi i tedeschi hanno sempre eluso questi problemi portando la situazione verso il baratro.
Ma ora bisogna decidere e il senatore Monti lo ha capito affermando che l’Italia può farcela da sola senza soldi dei tedeschi e ha avviato i meccanismi per l’abbattimento del debito pubblico attraverso l’utilizzazione dell’enorme patrimonio dello Stato, dei Comuni e delle Regioni sia immobiliari che mobiliari.
È questa la via da percorrere ma bisogna andare in fretta e guardare fino in fondo il bluff tedesco.
Caro Professor Monti, qualunque unione monetaria tra economie diverse è di per sé un’operazione molto difficile.
L’unione monetaria europea fu creata per favorire la crescita, l’occupazione e la coesione sociale e dei territori.
Fu anche creata per accelerare l’unione politica e quindi non può prescindere da una vera Banca Centrale Europea come banca di ultima istanza, da una politica economica e di bilancio comune, da un vero governo dell’economia e da un Parlamento che ne controlli effettivamente l’operato in rappresentanza dei popoli.
Senza tutto questo è come costruire una casa partendo dal tetto invece che dalle fondazioni.
Perseverare su questa strada in mancanza di adeguati correttivi significa arrivare al crollo.
Questo sistema è durato 10 anni e le grandi aspettative sono andate deluse visto che molti Paesi che hanno adottato l’euro mostrano un ritardo della crescita che non può essere solo imputato alle colpe dei popoli e ai ritardi dei loro governi dimenticando tutti i vantaggi avuti dai tedeschi attraverso un meccanismo che ha prodotto solo un grande squilibrio, per alcuni versi, superiore a quello causato dal dumping monetario dei cinesi.

Pubblicato in : Primo piano

Info Tommaso Sessa

Presidente nazionale di Risalire Italia

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