Nello schema di Bettini ( interviste al Riformista e al Corriere) c’e’ un’idea di alleanze del Pd a tre gambe: un rinnovato M5S a guida Conte, da un lato, un’area di centro liberaldemocratico che guarda a sinistra e al Pd, dall’altro. Non mi pare diverso dallo schema su cui insiste Letta. Eccetto per la correzione maggioritaria della legge elettorale che auspica il segretario del Pd. Che, pero’ non cambierebbe la sostanza politica. Non sembra, per ora, che nel Pd ci sia chi avanza una linea diversa. Dunque, sulla linea politica il Pd e’ sostanzialmente unito. L’incontro di Letta con Salvini e, direi, l’esito del processo Gregoretti, che toglie veleno ai rapporti politici, sanciscono la realta’ del governo Draghi: non e’ un esperimento per il futuro. E’ una fase eccezionale e straordinaria, cui seguira’ una competizione bipolare tra centrodestra e centrosinistra. Che, secondo tutto il Pd, dovrebbe identificarsi con l’area allargata della maggioranza del Conte 2. La conferma del bipolarismo, paradossalmente, tranquillizza il cammino del governo Draghi e rasserena il clima politico. Almeno per tutto il periodo che precede l’elezione del Capo dello Stato. Ora sta agli interlocutori di Salvini e Letta confermare lo schema bipolare e la scelta delle alleanze. La destra non lo ha mai messo in discussione (anche in questo momento di aspra polemica sul Copasir). A sinistra, la sanzione dello schema sara’ la scelta che faranno i 5 Stelle: se arriva Conte come leader, la coalizione del centrosinistra avra’ preso piu’ corpo. A questo punto l’incertezza, a sinistra, e’ la realta’ e la consistenza della gamba liberaldemocratica: esiste? Accetta lo schema bipolare? E’ un’interrogativo che non cambia il quadro. Insomma, il bipolarismo e’ il destino. Almeno questo e’ chiaro.
Umberto Minopoli (da facebook)

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