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Verso il convengo

Achille Canzi

di Achille Canzi | 12 Giugno 2006

Antemprima dell’intervento di Achille Canzi

IL BIPOLARISMO
Nel nostro paese quando si pensa di risolvere le questioni di fondo si viene sempre a determinare una situazione peggiore della precedente, perchè le cosiddette riforme non sono meditate e approfondite nelle loro angolature con la partecipazione di tutte le forze sociali, ma imposte da quella che pro tempore riesce a far prevalere i propri interessi particolari. In questa ottica, la legge elettorale a blocchi contrapposti soddisfa questo antico spirito fazioso, che non considera che sulle questioni generali della società italiana le soluzioni si devono trovare in un confronto collettivo in cui si possano manifestare liberamente le diverse tendenze, per giungere successivamente ad una soluzione univoca accettabile, riconosciuta e legittimata da tutti.
L’ultima modifica della legge elettorale, sotto le mentite spoglie di ripristino del sistema proporzionale, in realtà introduce un sistema proporzionale applicato non alle rappresentanze partitiche, ma al blocco partitico vincente che viene privilegiato di un premio di maggioranza. Si viene a creare artificiosamente un sistema maggioritario, in cui la bipolarità obbliga il corpo elettorale ad una scelta manichea, che spesso non corrisponde alle reali esigenze, volontà ed inclinazioni del nostro popolo, così variegato e di antica origine etnica diversa. La conseguenza politica e sociale rilevante e più grave sta nel fatto che l’esistenza di questi blocchi politici contrapposti snatura l’essenza delle forze politiche che vi aderiscono, perchè la necessità di mantenere una forte coesione ne impedisce la naturale e libera dialettica politica, indispensabile per qualsiasi approccio corretto e compiuto ai problemi.
In questo contesto la proposta di creare un polo laico socialista risponde, quindi, alla necessità attuale di preservare l’identità e la funzione storica di talune forze politiche, che difficilmente riuscirebbero ad integrarsi e a sopravvivere nei due poli contrapposti. Per valutare la fattibilità di tale iniziativa è necessario prendere in considerazione due fattori determinanti:
1. il rispetto della sovranità popolare per la quale le istituzioni rappresentative devono rappresentare tutta la nazione mediante una legge elettorale appropriata
2. l’esistenza e la presenza attiva nella società civile dei partiti che dovrebbero comporre il polo laico e socialista.

Circa il primo punto la legge elettorale a blocchi contrapposti è stata voluta dai poteri forti per semplificare artificiosamente una situazione politica e sociale già di per sè aggrovigliata e complicata da ritardi e da una visuale sempre più ristretta e casareccia delle cose, proprio quando tutto si globalizza. Superfluo approfondire che tutta l’intellighenzia italiana è stata esautorata, vanificata ed asservita nel corso degli ultimi decenni con il risultato di produrre una profonda decadenza del nostro paese in tutti i settori della vita economica e sociale. Il danno è ancor più rilevante, se si considera che la globalizzazione impone una forte competizione anche dei talenti.
La scelta di questo sistema elettorale è stata fatta inoltre per compiacere agli Stati Uniti, che intendono trasformare tutto il mondo a loro immagine e somiglianza, come del resto stanno tentando di farlo anche in Irak. Ma non solo. Il tentativo artificioso di ricompattare le diverse tendenze delle forze politiche non fa altro che aumentare il caos al caos già esistente nel nostro paese. Queste sono operazioni verticistiche e quindi non comprensibili dal popolo che mantiene le sue differenziazioni storiche su cui si è formata un’etica e un orientamento di pensiero.
Il principio democratico nella rappresentanza politica si realizza solo quando a parità di voti vi è parità di seggi e quando le forze politiche possono aggregarsi liberamente dopo aver verificato la rispondenza del loro orientamento con quello dell’elettorato che intendono rappresentare. Del resto questa specie di camicia di forza del sistema maggioritario che imbriglia le forze politiche è anche il risultato del connubio tra la politica e gli affari, sempre esistita, ma con la differenza che al momento attuale la politica affoga nell’economia, perdendo così la sua funzione essenziale di orientamento, lasciando la società civile abbandonata a se stessa. Al “panem et circenses” viene elargita invece la satira e l’umorismo sulle italiche disgrazie con la politica spettacolo, dove i politicanti talvolta si trasformano in attori da teatrino delle marionette, divertendo il pubblico con i loro atteggiamenti estemporanei. Conseguenza diretta sono il crescente discredito delle istituzioni e della democrazia e l’allontanamento dei cittadini dalla politica.
Altro elemento di contraddizione dell’attuale sistema elettorale sta nell’aver adattato un metodo nuovo di rappresentanza politica, che presuppone una omogeneità di massima nel paese, ad un sistema politico vecchio formato da partiti decrepiti, privi di originalità e di idee, ma proiettati solo alla conquista di posti di potere come zattera di salvataggio. Non è certo dall’assemblaggio di questi rottami che può sorgere un partito nuovo per la democrazia italiana.
Tutto il pasticciaccio risale al 18 aprile 1993, quando oltre undici milioni di elettori, pari all’83% circa, abrogarono parti della normativa elettorale esistente per trasformare surrettiziamente il sistema proporzionale in sistema maggioritario.
Il corpo elettorale di tredici anni non fu reso pienamente consapevole delle conseguenze del voto referendario, perchè i partiti politici non illustrarono compiutamente le conseguenze del referendum. Esso costitui un fatto eccezionale sia per la partecipazione popolare che per la sua efficacia giuridica e politica, in quanto la valenza costituzionale del referendum provocava effetti diretti sulla costituzione materiale.
Bisogna tenere presente che il sistema elettorale è una tecnica per trasformare l’espressione di voto del corpo elettorale in rappresentanza numerica nelle istituzioni parlamentari ovvero in seggi. Ma non è solo questo. Se è vero come è vero che la sovranità appartiene al popolo, è anche vero che il sistema elettorale produce conseguenze sul modo di manifestarsi di questa sovranità nelle istituzioni, nel governo, negli indirizzi politici a causa della diversa rappresentatività e presenza politica dei partiti.
Queste osservazioni fatte sul sistema maggioritario spurio, in quanto contenente la previsione di una quota minoritaria di rappresentanza proporzionale, sono estensibili anche alla nuova legge elettorale che prevede un sistema proporzionale non per i partiti come nel decennio anteriore, ma per le coalizioni di partiti con la previsione di un premio di maggioranza. Inoltre esso contiene una serie di clausole di sbarramento non esistente in nessun altro paese democratico. Il sistema maggioritario uscito dalla porta rientra di fatto in modo camuffato dalla finestra.
Ciò è dovuto ad una caduta verticale del senso civico e democratico proprio in quelle forze politiche storiche, le quali avrebbero dovuto difendere la repubblica democratica nata dalla Resistenza, che rappresenta il fatto militare, politico e giuridico di legittimazione di tutte le istituzioni nel nostro paese. Se tale difesa non è stata approntata dalle forze politiche di destra il motivo deve rinvenirsi nella scomparsa del liberalismo crociano che aveva ben chiaro il significato della libertà e della democrazia e della lotta per la libertà riconquistata. Forze di destra, quindi, al governo con retaggio culturale del ventennio che fu, assemblate con transfughi e approdate alle istituzioni democratiche per ribattezzarsi sotto la veste di liberaldemocratici. Concetto equivoco perchè il liberalismo è una concezione dell’uomo, della vita e dei suoi rapporti sociali, mentre la democrazia è un metodo per decidere le scelte politiche che deve compiere una collettività organizzata.
Ora questo metodo democratico alterato con il sistema elettorale non può dare i risultati che i suoi artefici si attendevano, ovvero la semplificazione partitica. I motivi sono riscontrabili nella struttura sociologica disomogenea del nostro paese e nei suoi retaggi storici. Questo bipolarismo imposto ricorda tanto la manzoniana Donna Prassede che pretendeva di voler raddrizzar le gambe ai cani…………………………..
Al tempo dell’Assemblea Costituente si pose la questione se le leggi elettorali dovessero inserirsi o meno nella Carta Costituzionale. La loro esclusione ha comportato che spetta unicamente al Parlamento la funzione di Tribunale elettorale nel vaglio senza appello dei risultati elettorali ovvero della verifica delle elezioni.
La legge elettorale potrebbe contenere elementi di incostituzionalità che non sono sollevabili dinanzi alla Corte Costituzionale sotto forma di costituzionalità o di conflitto tra i poteri dello Stato, perchè essa, a differenza di tutte le altre leggi, viene sottratta al controllo di costituzionalità stante l’insindacabilità dell’istituzione parlamentare.
Quindi, la difesa della democrazia sta e si deve trovare nella coscienza e lealtà delle forze politiche nei confronti del metodo democratico, che deve essere praticato al loro interno in primis come presupposto di garanzia per la sua estensione a tutta la società civile.
Nei fatti la legge elettorale attuale esprime la carenza delle forze politiche protese tutte alla conquista del potere per l’esercizio del potere fine a se stesso con la conseguenza di una netta e crescente divaricazione tra società civile e società politica.
Presupposto per la ricostruzione politica e morale del paese è il rispetto della Carta costituzionale nella sua materialità, per cui è indispensabile ripristinare la legge elettorale proporzionale antecedente alle modifiche apportate in questo decennio per far rispettare il principio della sovranità popolare, in modo che il Parlamento rappresenti tutti gli orientamenti del corpo elettorale e che a parità di voti vi siano parità di seggi. Tuttavia per evitare che forze minimali possano ricattare politicamente l’Esecutivo è ammissibile uno sbarramento del 2 – 3% che non intacca i fondamenti della sovranità popolare e i principi di rappresentatività.
Solo e solamente in questo nuovo contesto in cui i partiti sono liberamente e non artatamente rappresentati e aggregati è possibile creare una convergenza attraverso un progetto politico comune su temi fondamentali per la vita democratica nazionale.
La condizione necessaria, ma non sufficiente per la costituzione di un polo laico e socialista sta in primis nel reclamare una nuova legge elettorale democratica che rispetti pienamente la sovranità popolare nella sua espressione partitica.

IL PROGETTO POLITICO
Il decollo del progetto di un polo laico e socialista presuppone l’adesione dei partiti libera e non necessitata da condizioni di sopravvivenza poste dalle vigenti leggi elettorali. Pertanto, se la condizione necessaria per il progetto è il recupero di rappresentatività politica nelle istituzioni per far rispettare pienamente la sovranità popolare, la condizione sufficiente deve trovarsi in una presenza attiva nella società civile dei partiti che vi aderiscono al fine di poter svolgere un’azione di ricucitura del rapporto tra società civile e società politica. Questa azione deve restituire dignità alla politica per poter precostituire le condizioni idonee ad affrontare i gravi problemi che la società italiana e la globalizzazione ci pongono. Per principio chi ha prodotto una situazione degenerata, poi non può i porsi, anche camuffandosi, come forza risanatrice. E’necessario, quindi, un ricambio generale e rapido di tutta la classe dirigente italiana. Lo impone la necessità oggettiva di uscire presto dal guado per allontanare il rischio di scivolare nel vortice del sottosviluppo, perchè con la globalizzazione tutti i fenomeni economici e sociali assumono una rapidità travolgente.

Ritornare alla politica!
La Politica è una parte della filosofia e quindi parte della cultura di un popolo.
Nella politica sta la filosofia di ciascuno nei rapporti con le cose e con gli altri uomini. Il potere è funzionale alla politica per la realizzazione di fini generali e di progresso nella dialettica delle opposte esigenze che emergono dalla collettività. Spetta alle forze sociali organizzate in partiti esprimere orientamenti e tracciare una linea direttrice per le presenti e future generazioni.Questo presuppone un confronto sociale e un dibattito che attualmente non avviene, perchè con i nuovi mezzi di comunicazione di massa i cittadini, cui appartiene la sovranità ed il suo esercizio nelle forme stabilite dalla Costituzione, sono destinatari di messaggi, sceneggiate e caricature politiche televisive che escludono qualsiasi confronto serio di idee e di programmi. Il giudizio dell’elettore richiede un voto consapevole che comporta una continua ricerca del volere sociale migliore da parte delle forze politiche e quindi un rapporto continuo anche tra i cittadini medesimi che non possono ignorare che i propri destini personali sono legati ai destini della nazione.
I partiti sono la democrazia organizzata. Essi svolgono la funzione di mediazione sociale tra i cittadini e le istituzioni. Se essi non funzionano o sono mal condotti si verifica una frattura insanabile tra società civile e società politica come quella che stiamo vivendo. Si pensa di chiamare a raccolta per il voto organizzando incontri in gelateria o in pizzeria, mostrando le facce degli aspiranti, ma nulla più. La campagna elettorale è un grottesca mostra fotografica di candidati. Non esistono idee, nè tantomeno programmi. E se ci sono, sono di una banalità mostruosa e privi di nesso perchè manca la dialettica e la verifica politica. Le campagne elettorali in Italia stanno assumendo uno squallore mai visto prima d’ora. Frasi trite e ritrite senza senso o ad effetto. Questo è tutto quello che la classe politica italiana sa dare! La democrazia? E’ andare con chi paga di più! Allora si vedono ciurme di politicanti che si spostano disinvoltamente da destra a sinistra e viceversa. Che significa ciò? Ciò significa che non c’è più politica e che la frenesia dei soggetti è dovuta unicamente alla difesa dei propri destini personali e non certo di quelli della nazione.
Il paese, dobbiamo avere il coraggio di riconoscere che è sfinito da questa situazione di sconquasso politico. Dobbiamo prenderne atto e porvi rapidamente rimedio.
Primo compito fondamentale dei partiti che intendono aderire al un polo laico e socialista è di fare chiarezza al loro interno con una riflessione sul loro essere e divenire. Ma ciò non basta. Essi devono acquisire inoltre la consapevolezza che solo attraverso una formazione ed educazione democratica del partito e dei cittadini è possibile mantenere un sistema politico libero. Questo è il primo punto di partenza per recuperare il radicamento sociale e la fiducia sul territorio. Il consenso convinto sarà conseguente.
Il modo di essere di un partito deriva dal suo retroterra storico e culturale. Un movimento che si coagula sotto la spinta di determinate circostanze è effimero, ma quando invece si dovesse consolidare, è possibile qualsiasi avventurismo politico.

I partiti laici che per primi hanno avuto un forte rilievo nella formazione del nostro paese sono stati di ispirazione liberale, repubblicana e socialista.
Agli inizi del Novecento le ideologie dominanti erano quella liberale e quella socialista. Esse hanno comune origine nel periodo che va dall’Illuminismo alla Rivoluzione Francese. Il concetto del Socialismo, per il quale gli individui sono l’elemento fondamentale, mentre la società e lo Stato una conseguenza, l’eguaglianza un fatto naturale, mentre la diseguaglianza un accidente della cattiva organizzazione sociale, deriva ancora dalla stessa Rivoluzione Francese.
La convergenza fondamentale tra liberalismo e Socialismo sta nella concezione materialistica della vita individuale e sociale. Tutte le premesse del socialismo derivano dal liberalismo economico, per cui lo stesso Marx nella sua Critica all’Economia politica non contesta le dottrine economiche liberali, ma l’incoerenza degli economisti liberali rispetto alle loro premesse.
Se l’individuo è il fine e la società il mezzo, l’unica realtà concreta resta sempre l’individuo in entrambe le dottrine. Al pari del liberalismo anche nel Socialismo il fine è l’uomo e lo Stato e la società sono dei mezzi per realizzare tale fine. Partendo dai medesimi principi la distinzione tra le due dottrine sta nella diversità di metodo e di mezzi, mentre lo scopo ultimo è sempre l’individuo.
La propugnazione della sostituzione della proprietà pubblica a quella privata e la socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio rappresentano altrettanti mezzi per realizzare il medesimo fine individuale del maggior benessere individuale.
Tale risultato il liberalismo lo persegue limitando la collettività, mentre il Socialismo con l’assoggettamento della collettività. Questo opposto orientamento deriva dal fatto che la dottrina liberale ripone fiducia nella capacità e nell’azione regolatrice e meccanicistica della natura, che non deve essere turbata da qualsiasi interferenza, come quella dell’intervento dello Stato. Di converso il Socialismo propugna conseguentemente un’organizzazione sociale a vantaggio della classe più numerosa.
Il fine individualistico nel Socialismo si riscontra anche nella liberazione dell’uomo dal dominio sull’altro uomo e nella realizzazione di una associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno è la condizione per il libero sviluppo di tutti, come recita il Manifesto.
Senza approfondire ulteriormente, comunque il problema sostanziale del Socialismo resta la distribuzione del reddito fra i membri della collettività, quindi una questione che concerne i singoli individui.
Contrariamente alla propaganda politica utilizzata per giustificare l’azione politica al di fuori di ogni verità, bisogna affermare che il Socialismo di Marx non era anticapitalistico, ma antiborghese e che il fine ultimo di realizzare una un’associazione in cui il libero sviluppo di ciascuno come condizione per il libero sviluppo di tutti, pone nella sostanza Marx come l’ultimo dei liberali, nel senso che egli, partendo dalla logica conseguenza dei postulati liberali, intende realizzare il liberalismo sostanziale.
Ma la Storia è andata diversamente, perchè la soppressione della proprietà privata come mezzo per realizzare il fine dell’estinzione dello Stato si è sostituito al fine medesimo. Nessuna forza di sinistra sino ad ora ha avuto l’onestà intellettuale di una rivisitazione critica di tutto quanto è accaduto nel Novecento, i cui effetti tragici perdurano nel tempo.

In Italia il movimento socialista si afferma al compimento della fase risorgimentale, traendo origine dalla democrazia radicale. Le prime organizzazioni di lavoratori sono le cooperative mazziniane e le società di mutuo soccorso. Il socialismo mazziniano dopo l’Unità d’Italia si presenta come il principale rappresentante della sinistra democratica impegnato nelle società operaie in posizione egemonica nel movimento operaio italiano fino alla fine degli anni ’60.
Nel 1864 si fonda a Londra l’Associazione Internazionale dei Lavoratori come prima organizzazione globale organizzata su base classista costituita per la loro emancipazione. In essa confluiscono diverse tendenze dai mazziniani, ai blanquisti, ai proudhoniani e agli anarchici. In seguito alla Comune di Parigi del 1871 le idee socialiste introdotte da Bakunin in Italia si oppongono subito alla tradizione risorgimentale e mazziniana.
Al declino del movimento anarchico si contrappone il tentativo di costituzione del Partito Operaio Italiano, mentre il movimento operaio si organizza in federazioni di mestieri, Camere del Lavoro ed altre strutture classiste. Le Camere del Lavoro, presentandosi come strutture autonome, diventano un punto di aggregazione nelle città. I processi e le persecuzioni subite dal POI determinano successivamente un avvicinamento dei suoi militanti agli intellettuali socialisti che diffondono gli sviluppi del movimento operaio internazionale.
Le proteste contro le reazioni governative inducono molti democratici radicali ad avvicinarsi al Socialismo. Tra q uesti la Kuliscioff e Turati con la costituzione della Lega Socialista Milanese e di un nucleo di intellettuali nel 1891 daranno vita alla rivista “Critica Sociale”. Questo gruppo, il POI e molte altre leghe si fonderanno a Genova nell’agosto del 1892, costituendo il Partito dei Lavoratori Italiani, modificatosi nell’anno seguente con il Congresso di Reggio Emilia in Partito Socialista dei Lavoratori Italiani (PSLI). Durante il Congresso costitutivo di Genova si delineano tre correnti: la socialista, l’anarchica e quella corporativa del POI.
La corrente preponderante, quella socialista ideologicamente marxista, separandosi dalle altre due approva nel suo programma il principio dell’autonomia degli interessi dei lavoratori con l’affermazione che “l’emancipazione dei lavoratori non può raggiungersi che mediante l’azione del proletariato organizzato in partito di classe, indipendente da tutti gli altri partiti.” Tale azione, devoluta alle Camere del Lavoro ed alle altre associazioni di arti e mestieri, doveva attuarsi non solo con la lotta di mestiere per i miglioramenti immediati della vita operaia, ma anche con la conquista dei poteri pubblici(Stato, comuni, amministrazioni pubbliche), dando origine al fenomeno del socialismo municipale e al parlamentarismo.
Il metodo gradualista di Turati si fondava sullo stretto rapporto dialettico tra l’evoluzione dell’organismo politico sociale e il programma politico cui doveva adeguarsi. Nell’azione politica quotidiana vengono identificati tre fini e precisamente:
1. la difesa delle conquiste sociali, delle libertà pubbliche e delle condizioni elementari di vita civile e moderna
2. la realizzazione graduale delle riforme
3. il fine ultimo della socializzazione dei mezzi di produzione e di scambio.
Nella concezione pura turatiana il partito doveva esercitare la critica e la sperimentazione, attenendosi strettamente ai fatti positivi piuttosto che a teorie imposte in modo artificioso. La teorizzazione rivoluzionaria ha prodotto storicamente il verbalismo rivoluzionario del massimalismo vuoto ed inconcludente (“il massimalismo è il nullismo; è l’ala reazionaria del socialismo!”), di cui una parte darà origine ai terzinternazionalisti e un’altra confluirà nel movimento fascista.
Finchè prevalse la corrente gradualista il partito socialista era pieno di fermento, di volontà di fare ed agire con la coscienza che esso doveva prepararsi ad affrontare nuovi compiti e ad un rinnovamento(“Rinnovarsi o perire!”). Turati assegna alla Critica Sociale la funzione di “osservatorio e laboratorio di idee e di indirizzi politici e staffetta precorritrice in seno al partito.” E così fu anche per la collaborazione di molteplici intellettuali.
Il periodo che va dal 1900 al 1912 vede una piena affermazione politica del partito socialista con le più elevate e forti personalità di tutta la sua storia. Molte di loro coerentemente nel gennaio 1947 seguiranno Saragat nella scissione di Palazzo Barberini. In quella circostanza Sandro Pertini, titubante, rimase nel PSI come unico testimone della tendenza originaria turatiana del partito.
Con l’espulsione dei socialisti turatiani ordinata dal III Congresso dell Internazionale di Mosca del 1922, nel medesimo anno si ricostituisce il nucleo centrale del socialismo originario fondato a Genova nel 1892 nel Partito Socialista Unitario(PSU), affidando la segreteria a Matteotti.
Con la parentesi fascista ed il ritorno alla legalità repubblicana nel Partito socialista si ripropongono ancora vecchie divisioni in massimalisti, stalinisti e riformisti. L’errore storico e tragico del Socialismo italiano di aver aderito al Fronte Popolare ha condizionato irreparabilmente per oltre mezzo secolo tutte le possibilità di costituire una forza socialista autonoma da quella comunista nel nostro paese. Il Fronte Popolare è stato il cuneo che ha divelto questa prospettiva anche quarantanni or sono, quando i due partiti storici PSI e PSDI decisero di fondersi il 30 ottobre 1966. L’illusione fu di breve durata. E da allora non si è ancora posta la questione del superamento di vecchi errori e comportamenti che hanno vanificato e vanificano ogni sforzo proteso al recupero di una funzione del movimento socialista più che necessaria al momento attuale.
Il ministerialismo fine a se stesso, la crisi della società civile italiana, la mancanza di idee e di approfondimento di studi socialisti in un momento di rapida evoluzione nella scienza e nella tecnica hanno liquidato definitivamente i due socialismi non più adeguati alle funzioni da compiere, ma anche tutte le propaggini sparse nei diversi movimenti che si richiamano al Socialismo.
Restano gli insegnamenti dimenticati in libri polverosi di biblioteca a testimoniare l’impegno intellettuale, la forza e il coraggio indomito di uomini che lo hanno concepito e tentato di attuare nei fatti e negli insegnamenti come elevata concezione della vita sociale e fattore di civiltà per tutti i popoli. Ma restano anche i problemi sociali irrisolti che reclamano una presenza attiva di un movimento storicamente necessario che deve svolgere un ruolo evolutivo nella rivoluzione tecnologica permanente. Questo impone una convergenza di intenti per realizzare in Italia un grande movimento che ponga il metodo scientifico e non l’improvvisazione come base di lavoro politico e come obiettivo il superamento della crisi politica italiana senza perdere di vista che l’obiettivo ultimo è la piena realizzazione della persona umana.

Tracciato un breve profilo che vede il Socialismo in cammino con il liberalismo e con la tradizione repubblicana mazziniana, ora non resta che auspicare a questi movimenti politici che hanno fatto la storia del nostro paese a ricostituirsi con metodi e intendimenti nuovi nel tentativo di ricucire la trama lacerata della società italiana.
Ciascun movimento per proprio conto e con le proprie caratteristiche deve rivisitare ciò che fu per ritrovare se stesso e una strada comune che garantisca i fondamenti del vivere civile alla società italiana.
Per concludere, il presupposto per la formazione di un polo laico e socialista non può prescindere, quindi, da una rivisitazione critica dei partiti sui fatti avvenuti e sugli errori commessi. Fermo restando le diversità storiche e i fini che ogni singolo partito perseguirà autonomamente, è possibile realizzare un’unità di intenti su obiettivi generali e comuni identificabili nei seguenti punti:
1. moralizzazione della vita pubblica e dei partiti, i quali al loro interno devono insegnare e praticare la democrazia e la legalità, rispettandone le regole, quale presupposto per garantire il livello di legalità nel paese
2. difesa della sovranità popolare e della sua rappresentatività, reclamando la riforma della legge elettorale proporzionale pura con la previsione di un eventuale moderato sbarramento
3. difesa della Costituzione e ripristino di talune modifiche estemporanee effettuate in contrasto con l’impianto generale della Carta. Il decentramento regionale deve essere fatto in modo funzionale, semplificando l’apparato centralista dello Stato e senza incongruenze e duplicazioni di strutture
4. lotta e denuncia del parassitismo politico e sociale in qualsiasi modo e forma si manifesti. Non si devono proliferare organismi politici inutili con oneri a carico della collettività con il solo fine di distribuire sussidi in alternativa di creare lavoro e sviluppo economico nel paese.

Termino la mia succinta relazione nella speranza di aver sollecitato una profonda riflessione ed un approfondimento che dia spinta ad un’azione rinnovatrice e di progresso.

Per aderire all’assemblea fare click su:ADESIONE ALL’ASSEMBLEA

Pubblicato in : Primo pianoTag: anni, bipolarismo, campagna elettorale, carta costituzionale, classe dirigente, classe politica, consenso, corte costituzionale, costituzione, crisi, critica sociale, democrazia, diversità, elezioni, espressione, fini, genova, globalizzazione, governo, il manifesto, italia, la nazione, la repubblica, Laici, lavoro

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