Leggo con piacere che il mio breve articolo dello scorso 18 luglio dal titolo: “L’ipocrisia è la viltà del politico”, ha aperto un interessante dibattito tra gli assidui e fedeli lettori di PensaLibero.it, segno che l’argomento in discussione tra i due rami del Parlamento coinvolge l’opinione pubblica nazionale sulla proposta di riforma del ministro di Giustizia Carlo Nordio.
Per comodità riporto i principali commenti dei giorni scorsi per svolgere poi ancora alcune brevi riflessioni in merito.

Giovanni Gualtiero: “Se favorisco un mafioso per ricevere voti alle prossime elezioni, sono un mafioso oppure no?”
Giacomo Delillo: “Non sono un esperto di problemi giudiziari. Se un politico paga al messo di una associazione mafiosa una somma per ottenere probabile sostegno elettorale, deve considerarsi membro dell’associazione mafiosa ed essere condannato per partecipazione ad associazione mafiosa?
Ovviamente quel politico è comunque condannabile. Ma alla stregua di un mafioso militante?”
Fiorenzo Da Ros: “Concordo in toto. Il concorso esterno è un’aberrazione giuridica”.
Hanno centrato il problema i tre lettori di Pensalibero.it.
Il politico che fa favori alla mafia per voti dovrebbe rispondere di favoreggiamento aggravato che non è reato bagatellare.
Si va in galera.
Ma va provato lo specifico episodio di favoreggiamento.
Con il concorso esterno basta un pentito che dica che il politico tizio era sistematicamente disponibile a fare favori e, così, senza bisogno di accertare e provare in giudizio gli episodi in cui si sarebbero estrinsecati i favori (e che costituirebbero favoreggiamento aggravato e continuato).
Uno viene ritenuto concorrente esterno (ossia.. a disposizione) e buona lì.
Stefano Pillitteri

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