Dopo la contestazione a Cristicci ed al suo spettacolo sulle foibe, è bene ricordare che le tossine che alimentano la “cultura” di questi eroi sono state messe in giro da “storici” e da “intellettuali” lietamente al servizio di una parte e di una ideologia politica. E che la madre degli “intellettuali” a servizio è sempre incinta.

No, forse questi sono peggio, non li riscalda il “sol dell’avvenire”, ma una cieca, brutale e intollerabile volontà di mettere a tacere i portatori di verità scomode, troppo a lungo nascoste da un negazionismo omertoso.
Dunque, a Scandicci, città cresciuta a dismisura al confine della “civile e tollerante” Firenze, hanno inscenato una chiassosa contestazione a Simone Cristicchi e al suo spettacolo “Magazzino 18” sul dramma degli esuli istriani e delle foibe”.
Lo stesso Cristicchi ne ha dato immediatamente notizia tramite Facebook: “Questa sera a Scandicci una contestazione (pacifica) dei centri sociali, ha ravvivato la serata. Ovviamente è stato chiesto loro di fermarsi a vedere lo spettacolo, prima di contestare. Niente da fare!
Magazzino 18 si contesta “a priori”. Dispiace solo che tra il pubblico ci siano stati molti esuli, offesi oltremodo da questa ridicola pagliacciata.
I pacifici manifestanti di Scandicci hanno ben pensato di immortalare la loro legittima protesta in questo didascalico video, che meglio insegnerà ai loro compagni come approcciarsi con chi non la pensa alla stessa maniera: forse faranno un po’ di confusione al momento “basta lo diciamo noi!” e confonderanno quel tipo di rosso con il nero che contestano, dato che non c’é differenza alcuna.
Nota a margine: nessuno dei manifestanti ha ritenuto fosse importante assistere in prima persona a ciò che erano venuti a contestare per scoprire se stavano dicendo o no la verità, e nessuno ha accettato l’invito a rimanere per assistere allo spettacolo”.
Cosa aggiungere? Niente altro, se non che le tossine che alimentano la “cultura” di questi eroi (quasi tutti dei centri sociali”) sono state messe in giro da “storici” e da “intellettuali” lietamente al servizio di una parte e di una ideologia politica. Errori da ricordare sempre, perché la madre degli “intellettuali” a servizio è sempre incinta.
E, per concludere, visto che Pensalibero è di Firenze, facciamo nostre le parole scritte in un post su facebook da Johnny Pieraccini: “ Simone, da fiorentino mi vergogno di essere contornato da questa feccia disumana. La stessa gente che scrive “Nelle foibe c’è ancora posto” e “Nessuna lacrima per le foibe”. Sono stolti, ignoranti”. (n.c.)

Al teatro Aurora io invece non ero presente, ma ben presenti ho sia l’ottusità che l’arroganza di questa fetta di italiani che detestano sentirsi italiani. Oggi sono i contestatori di Cristicchi, domani i negazionisti dell’Olocausto. Sono coloro che dissacrano il Parlamento con chiassate e cercano di bloccarne i lavori; coloro che irridono all’Italia, ad una nazione nata dall’ideale, dall’emozione e dal sangue di tanti giovani di un secolo non così lontano; coloro sempre contro tutto a dispetto dell’evidenza; coloro che detestano il dialogo perché non possiedono idee ma solo slogan frutto di un’educazione fatta di spot pubblicitari; coloro che hanno bisogno del gruppo perché da soli sanno di essere insignificanti. All’ignoranza di questi pochi dobbiamo rispondere con la forza della ragione ed isolandola con la solidità dei valori ai quali ancora si aggrappa la maggioranza, sana ma troppo silenziosa, degli Italiani.
Gli italiani dispongono di un patrimonio culturale e storico ben piu’ ampio delle utopie millenaristiche delle dittature di destra o di sinistra del ‘900 (che, poi, non sono durate che qualche decennio) per creare e custodire una propria mitologia. Una mitologia positiva, come quella che ha reso grandi e davvero immortali gli antichi greci ed i loro valori. Invece no, c’e’ ancora chi, contro ogni evidenza si ostina ad accettare fideisticamente posizioni pregiudiziali, falsi miti, perche’ incapace di affrontare la realta’ e riversa le proprie frustrazioni su vittime innocenti, in questo caso tradite due volte. Il rifiuto ad assistere allo spettacolo ed a confrontarsi ce lo dicono piu’ di ogni altra evidenza. Speriamo che occasioni come queste possano, invece, servire per superare le troppe divisioni che inutilmente continuano a contrapporre parti di italiani ad altre.
Ci risiamo e non mi stancherò mai di ripeterlo..Sono passati quasi 93 anni dalla scissione socialista del 1921 ed ancora i massimalisti non si rassegnano per la cocente sconfitta del loro credo.Si sentono ancora i sacerdoti di una “verità” che fa a cazzotti con la storia.Sono d’accordo con Nicola, per la consuetà lucidità e con i commentatori che mi hanno preceduto..Ed un bravo a Matteo per il suo invito a Cristicchi
questa è la differenza tra un comunista e un socialista il primo impone il secondo propone, il primo è depositario della verità senza se e senza ma, il secondo dubita, dubita sempre perchè la verità, le ragioni, i torti non sono mai solo di una parte
Ero in sala, giovedi sera 30 gennaio, all’Aurora di Scandicci, per lo spettacolo sull’esodo giuliano-dalmata e sulle foibe: due ore di racconto chiaro, documentato, di esemplare obiettività,
accompagnato da spezzoni di filmati e dal canto, dalla recfitazione appassionata e coinvolgente di Simone Cristicchi. Bravo. Bravissimo. E bravo il nostro direttore per questo articolo, da sottoscrivere dalla A alla Z.
Strapiena la grande platea dell’Aurora: un pubblico non di anziani, ma di tutte le età e, se Dio vuole, di tanti trenta-quarantenni. In galleria, poi, gli studenti delle scuole superiori ( bravi, loro e i loro insegnanti ). E il pubblico ha risposto, ha reagito, ai cinquanta ignoranti “non violenti” , gridando in coro – e più di metà in piedi – FUORI; FUORI ( per la verità, anche altri epiteti alla…bassezza del volantino che la squadra dei cosiddetti contestatori cercava di distribuire Alcuni li hanno affrontati, invitandoli a vedere, ascoltare, prima di farneticare; altri hanno chiesto di organizzare un dibattito . Niente! Dopo qualche minuto se ne sono andati: facce livide e strafottenza ostentata. Tutti sono rimasti, naturalmente, in sala, attenti, partecipi, commossi, consapevoli – lo si diceva, dopo gli scroscianti applausi – della qualità artistica e civile dell’opera di Cristicchi.
Bravo – e grazie – al nostro direttore; bravo a Cristicchi ( la TV ha promesso la trasmissione; voglio sperare che mantenga ); bravo al sindaco Renzi per l’invito a Firenze ( voglio sperare che anche lui mantenga ).
Ho appena letto che Matteo Renzi ha invitato Cristicchi a Firenze. Bravo, “senza se e senza ma”!
Preoccupante è che il solito pubblico in prevalenza di anziani abbia subito senza reagire e buttare fuori questi miserabili.
la vergogna continua, per anni il silenzio omertoso ol compagno Tito, quando è scoppiato, nonostante tutto, il bubbone, allora, come nei soviet, rovesciamento delle verità e violenza gratuita. Così è se vi pare!!!!
Fa parte del concetto gramsciano: la violenza è levatrice della storia. Se è di destra è reazionaria, ma se è di sinistra è progressista!
Che invece sia solo prevaricazione nei confronti del terzo non interessa.
Caro Nicola,
ero presente allo spettacolo e mi sono dovuto sorbire una pagliacciata goliardica/futurista all’insegna del cialtronismo.
Questi giovanotti dei centri sociali, anarchici con tinteggiatura di un rosso che non ha lo splendore del sol dell’avvenire, hanno contestato un qualcosa che nemmeno conoscevano; hanno contestato la verità.
Questi giovanotti, che si definiscono comunisti, si rifiutano, per un’ostinata volontà di non fare i conti con la storia e con la realtà di un’epoca tragica, di considerare il fenomeno delle foibe e dell’espulsione dall’Istria di 350.000 italiani che lì erano nati e lì erano cresciuti, come un vero e proprio fenomeno di “pulizia etnica”, che era il frutto di un nazionalismo slavo ammantato di ideali socialisti o comunisti. Cristicchi, nel suo spettacolo, inserisce una storia che molti non conoscono: quella dei cantieristi di Monfalcone ( 2.000 operai) che si trasferiscono a Fiume per dare un contributo concreto alla costruzione del comunismo in Iugoslavia. Quando Tito contestò la politica di Stalin, gli operai di Monfalcone si schierarono non con il revisionismo titino ma con l’internazionalismo proletario dell’URSS. E finirono, in gran parte, nei campi di concentramento con pene molto dure che costarono la vita a molti di loro.. Il lavoro di Cristicchi è frutto di una ricerca storica molto equilibrata e senza partigianeria; direi, anzi, che non fa sconti a nessuno. Non fa sconti ai comunisti dell’epoca, non fa sconti allo Stato italiano dell’epoca ( ricordiamoci che governavano i democristiani) che ospitò i profughi istriani in veri e propri campi di concentramento trattandoli alla stregua di ” italiani scomodi ” o di fascisti. Non fa sconti ai paesi occidentali che non presero mai una posizione dura contro la barbarie titina perché Tito faceva comodo per le sue posizioni terzomondiste e perché rappresentava una spina nel fianco per Mosca. Cristicchi è bravo nel presentare tutte queste storie intrecciate con molta obiettività ma anche con tanta emozione e immedesimazione. E soprattutto il suo è un invito a ” non dimenticare” e a riflettere sul mondo contemporaneo che di ” pulizie etniche” ne sta vivendo tante in ogni parte del mondo. E purtroppo a questi prepotenti giovanottoni dei Centri sociali, che molto hanno infastidito il pubblico che li ha a lungo fischiati, di tutta questa riflessione su una storia così importante nulla interessa chiusi come sono in una loro ideologia che ha dentro di sé una ” tragica visione di morte”.