Iniziati con l’apparizione dell’infausta scritta sulla raggiunta nullità finanziaria: “La sua carta è priva di disponibilità”. Dopo aver lestamente scartato ipotesi complottiste, come il fallimento bancario o la calamità, temevo la frode. Alla fine, la scoperta di essermi incaponita su una carta in disuso (collegata ad un conto a morire) e distrattamente cacciata fuori dalla borsa. Stima sulla durata della mia presunta povertà? Più o meno venti secondi. Rispetto a chi la soffre da vent’anni, un’inezia. Ma un’eternità per chi ha lavorato sui mercati finanziari (e si occupa di numeri).
Camminando per il lusso di Monte Napoleone, ho poi riflettuto sulla vita che sarebbe stata dentro quei venti secondi. Mi sono resa conto che cercare lavoro con le modalità attuali non avrebbe avuto senso. I miei colloqui sono con cacciatori di teste a cui mi presento ordinata, messimpiegata, profumata (con una insalatina leggera nello stomaco ed un cioccolatino a tenermi su) e ben depilata (anche nei luoghi delicati). Tutto dentro un robe-manteau grigio con décolleté nere. Ho il privilegio di essere ben formata e ben preparata. Farei al caso di chi volesse al suo servizio un involucro dall’anima spietata e capace di urtare le difese maschili. Ma nel contesto LSCPD (La Sua Carta è Priva di Disponibilità) tutto questo sarebbe andato a farsi (bellamente) fottere. Mi fossi presentata così ad un colloquio per donne di servizio alla cooperativa del quartiere, il titolare (dopo essersi chiesto se fosse stato su una candid camera) si sarebbe adoperato per sbattermi sulla sua scrivania. No, le armi che avrei potuto usare sarebbero state diverse e sicuramente più vicine all’implorazione (in ginocchio) rispetto alla proposizione arrogante di me stessa. Se fossi stata nella condizione LSCPD nella Libia di Mu’ammar Gheddafi, il capo villaggio mi avrebbe notata a sedici anni e inoltrata al Colonnello. Una volta annoiatosi, mi avrebbe fatta ripassare da tutta la sua corte e forse data in moglie a qualche ufficiale. Se avessi voluto escludere il matrimonio forzoso o per sopravvivenza, dal quale non sarei potuta scappare facilmente se avessi scoperto di avere accanto un fesso, un puzzolente, un egoista, un donnaiolo o peggio, un manesco o un ubriacone, mi sarebbero rimaste poche strade. Soprattutto visto che una LSCPD non può ambire a mestieri da laurea e dottorato (salvo eccezioni che vanno – appunto – sui giornali). Alla fine, avrei dovuto lottare per non venire avviata al mestiere della mignotta, della contadina o della tessitrice alla catena. Durante il tempo LSCPD, è inevitabile scoprire che la natura consegna alle donne una grande risorsa in mezzo alle gambe, ma i costumi ad ogni latitudine consegnano agli uomini la facoltà di stabilire come la si debba usare (e come possono prendersela). Ecco allora che sarei stata una delle tante in fila per un’opportunità. L’avrei data alla gande a quelli che la chiedevano in cambio di una svolta e avrei anche fatto in modo di soddisfarli bene-bene pur di assicurarmi il pattuito.
Certe donne sono (grandi) eroine pronte alla morte per la libertà. Altre sono solo pronte a tutto il resto (come me). Altre sono pronte a nulla e accettano di conformarsi sotto un burqa o dietro una vita di comoda convenienza. Poi ci sono le schiave. Ma in tutti i casi, sono sempre donne che giocano la partita alle regole pensate dalla cultura maschile. Un cambio di paradigma sul fatto che le risorse (come il sesso) non debbano essere gestite con la forza, l’intimidazione o il ricatto sarebbe utile per tutti. Quanto a me, sono una dalla morale corrotta e propendo a difendere chi la dovesse dare via per necessità (potrebbe capitare a tutte, anche e me). Poi la vera prostituzione è altra. Tipo quella praticata da gentili colleghe che coraggiosamente difendono (senza se e senza ma) i potenti molestatori seriali. Anche loro tentano di fare del buon sesso (orale o scritto) in cambio di qualcosa, ma meno bene di altre (sicuramente meno bene di me). D’altronde, sono costrette ad esibirsi in pubblico (sui giornali o alla tv) e senza il contatto fisico (il che – ahimè – penalizza la performance).
Stasera (dopo ieri, nel lusso di Monte Napoleone) pronta ad una seratona selvaggia!
Dopotutto… in salvo da venti secondi di povertà
Florenza Carsi

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