Primi commenti, “di pancia” ma anche “di cuore”, per un festival che, iniziato col botto per ricordare e festeggiare a cento anni dalla nascita la genialità di Welles, pareva stentare a mettersi in moto ma che è poi andato in crescendo fino al penultimo giorno, giorno atteso per la proiezione del terzo film italiano in concorso, per me il migliore dei tre film italiani. Giuseppe Gaudino presenta alla stampa alle 9 in Sala Darsena il suo “Per amore vostro”.
In genere chi è presentato in coda parte svantaggiato, tanti giornalisti e critici di nome sono già partiti verso Toronto, (altro festival, altro mercato), i superstiti cominciano ad accusare la stanchezza di dieci giorni intensi a corsa da una sala all’altra, da una conferenza stampa ad una intervista ma il film di Gaudino ha la forza e il coraggio di mettersi in prima fila, scompiglia le carte di un tris dato per sicuro dal toto leoni: Gitai, Sokurov, Skolimosky e piazza una grandissima Golino come unica candidata alla Coppa Volpi femminile.
La sera in Sala Grande il pubblico ha dedicato al film e al suo regista ben nove minuti di applausi. Niente male per un film presentato quasi a giochi già fatti. Vedremo oggi pomeriggio (sabato) cosa succederà. Ma parliamo del film.
Barocco? Sì; sovrabbondante, sì; musica che è il cuore e l’anima del film,sì; sapiente uso del colore (dal b/n, ai toni del grigio, fino ai colori forti e sgargianti del sogno), sì.
C ‘è proprio tutto in questo film: il cuore di Napoli, la napoletanità che in fondo è in tutti noi, una Napoli che è nella testa di Gaudino e che la Golino ha assimilato e fatta sua, anche se nella sua modestia di grandissima interprete ha confessato “…a tratti non capivo ma sapevo che lui aveva ragione”.
Ė la storia di Anna, è l’annullarsi di una persona “Per amore vostro” , amore nei confronti della famiglia d’origine in primis, dei figli, perfino de marito violento e usuraio. Anna per eccessivo amore non vuole vedere, sapere, affrontare la realtà; per “ignavia” si annulla e vive una vita d’inferno fino al “volo”.
Crede nella possibilità del riscatto, ricomincia a vivere ma spesso uscire da un mare che si ritira e annaspare per terra cercando il riscatto, non è sinonimo di salvezza. Ed ecco che il grigio e il nero delle nubi che si addensano su quel mare che Anna non ha la forza di guardare , sono fra le scene che più ti coinvolgono e i colori forti, dal rosso più acceso al giallo più profondo nei sogni di Anna non ti disturbano, anzi ti caricano di attese . Anna forte e coraggiosa da bambina, si fa “ na cosa e niente” da adulta ma continua a cercare, sognare, il riscatto. E’ forte, sorride, ride e scherza con i figli, impara il linguaggio dei gesti con e per il figlio sordo, ma è fragile e insicura nella vita.
Una Golino eccelsa che si è fatta carico del film, delle idee e del cinema di Gaudino e l’ha portato alle soglie di un qualche premio, sperando che il pubblico premi il film alla sua uscita nelle sale, prendendo il sopravvento sui critici radical chic che hanno bollato il film per “eccesso e sovrabbondanza”.
Questo scritto il sabato mattina, in attesa delle decisioni della giuria che hanno sovvertito le attese , si è salvata , nelle mie aspettative solo la Golino che ha conquistato la Coppa Volpi, come migliore attrice, 29 anni dopo la prima conquistata ancora giovanissima.
Degli altri film, delle mie preferenze, del Festival vi parlerò la prossima volta; quanto ai risultati è ovvio che se metti a capo di una giuria un regista sud americano, avrà necessariamente uno sguardo particolare per il cinema di quei paesi, senza nulla togliere al valore dei premiati.

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