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Valerio Fabiani, Icaro o David? Dipende tutto da noi

di Alessandro Silvestri | 8 Ottobre 2018

Piombino è un pezzo della storia politica Toscana del dopoguerra. Sindaci sempre “communisti così” fino all’avvento del PDS e successivi, divenuti spesso deputati con un mare di preferenze. Il popolo scegliava eccome anche allora, anzi, data la notevole qualità del personale politico, anche abbastanza agevolmente. Figure come Aldo Arzilli, Rolando Tamburini, Enzo Polidori, Paolo Benesperi, Paolo Baldassarri, Andrea Manciulli e quello che ritengo personalmente il più raffinato nell’uso del vocabolario e del pensiero politico tra i figliocci di Berlinguer, Fabio Mussi. Uomini temprati dalla tante battaglie politiche e sindacali, che avevano fatto la scuola delle sezioni, delle fabbriche e delle amministrazioni locali, che di politica finivano per saperne e capirne più di fior di giornalisti, laureati ed intellettuali. Con la costante del sacro fuoco della passione civile che ti prendeva fin dalla più giovane età e ti accompagnava alla tomba. Una “malattia” febbrile, devota e totalizzante per la quale spesso e volentieri l’età pensionabile non giungeva mai. Non mi meraviglia più di tanto dunque, che da quelle terre sia sbucato fuori uno come Valerio Fabiani, studi liceali e università non terminata, causa impegno civile e sociale. Certo non era facile aspettarselo dato l’andazzo della politica nostrale, dove da 25 anni a questa parte, in Parlamento e a scendere, la qualità degli eletti (e degli aspiranti) è andata via via peggiorando. Ma in molti, tra disaffezionati, disillusi e incazzatissimi a bestia, forse non aspettavamo altro e da un bel pezzo. Avete presente quando Nanni Moretti incalzava e pettinava i baffi a D’Alema esortandolo a “dire qualcosa di sinistra”? Ebbene il Fabiani le cose di sinistra, si sente al primo acchito che ne sa, ne pensa e ne vive perfino attraverso il suo corpo, tra smorfie, lampi di passione, misurata gestualità, a menadito. La scuola d’altra parte è di ottimo livello. Parla di aziende in crisi e di presìdi di operai senza stipendio e senza futuro (che per rabbia più che giustificata, alimentano il voto populista) di sanità, di scuola, di investimenti pubblici, di welfare e di solidarietà che non è esattamente la stessa cosa che l’assistenzialismo mordi e fuggi propugnato dai giallo-verdi al governo, e pure da quell’altro che andava in bicicletta. Di mancata lungimiranza sui principali provvedimenti messi in pista dal PD renziano (ma con molta onestà intellettuale riconosce che la crisi del partito e della politica viene da più lontano) il Jobs Act, la Fornero, la “buona scuola”, l’attacco allo Statuto dei Lavoratori, l’assalto alla Costituzione, che gli hanno alienato di volta in volta, non solo l’elettorato ma il mondo tradizionale di riferimento di un partito perno del centro-sinistra italiano. Le cooperative, il sindacato, i dipendenti pubblici e privati, la media e piccola impresa, l’associazionismo e persino le avanguardie intellettuali se ne sono andate. Un disastro, un vulnus, un punto di non ritorno dei quali tanto a Roma che a Firenze, paiono non essersene accorti… Non un teatrante o un tele-imbonitore però, ma un giovane uomo che si fa carico di una situazione politica tanto al’interno del PD che al paese in generale, non più tollerabile. Un novello Davide che prova (non senza che gli tremino le vene) a sfidare Golia, senza arroganza ma nemmeno senza rassegnazione. Una sorta di forza tranquilla (ma incalzante) che rimanda a Mitterrand. Ovvero l’apparato ingessato del suo partito e perfino Matteo Renzi che chiama ad un pubblico incontro per parlare di cosa non è andato bene prima e dopo il 4 marzo 2018. Visto che incredibilmente fino ad oggi non è mai stato fatto. E cosa non sta andando bene in questa specie di congresso dal copione già scritto (ma il finale potrebbe essere a sorpresa!) dove quasi 2/3 degli iscritti non è andato a votare. Con la candidata del Giglio un po’ spampanato, che da Bruxelles è stata catapultata improvvisamente in Toscana e ospite ormai fissa in questi giorni, di TV locali e nazionali. Una differenza mediatica enorme. Ma soprattutto di stile e su cosa si intende per lotta politica e democratica. “Non ci penso nemmeno a rottamare, epurare o mandare via qualcuno come in modo fin troppo sbagliato è stato fatto fino ad oggi. Anzi io voglio che quelli che se ne sono andati ritornino e che ne arrivino molti e molti ancora! Basta però caminetti, gigli e conventicole, serve ritrovare una vera unità interna ed allargarla poi a tutto il centro-sinistra. Il partito dell’autosufficienza non esiste più” . Ecco, per quanto abbiamo fin qui visto, e con la concreta eventualità che il PD abbia i mesi contati (vedremo presto alla Leopolda se le ultime uscite di Renzi e di Calenda stanno portando seriamente ad un modello macronista anche in Italia) ci dobbiamo sentire tutti quanti arruolati (e onoratissimi di esserlo) per dare battaglia il 14 Ottobre alle primarie toscane ai gazebi del PD (quelli dei famosi 2 euro per statuto…) per sostenere la speranza e il cambiamento, per sentirsi finalmente utili e protagonisti di una nuova stagione di resistenza democratica. Una pagina del tutto nuova che potrebbe avere effetti fin qui insperati anche nello scenario nazionale. Di questi tempi corriamo seriamente il rischio di passare definitivamente dallo staus di cittadini a quello di telespettatori. Da uomini liberi e consapevoli a novelli schiavi vittime della peste del secolo: il famigerato “analfabetismo funzionale” che come sappiamo, non fa distinguere né fischi né fiaschi. E noi vogliamo tornare a vincere, ad applaudire, e ad essere gli artefici del futuro nostro e di quello delle generazioni che verranno. La stagione della sconfitta e della rassegnazione termina qui.

 

 

Alessandro Silvestri

 

 

Pubblicato in : Primo pianoTag: amministrazioni locali, anni, battaglia, bruxelles, costituzione, crisi, euro, firenze, futuro, governo, italia, leopolda, lotta politica, mare, matteo renzi, mondo, parlamento, pd, populista, primarie, provvedimenti, renzi, roma, sanità, scuola

Info Alessandro Silvestri

Nei primi anni ’90 si forma alla scuola politica del Circolo Rosselli di Firenze, dopo aver mosso i primi passi nel PSI della Basilicata. E’ allievo e collaboratore di Valdo Spini durante gli incarichi parlamentari e di governo. Dirigente del partito Laburista, partecipa alla nascita dei DS ed è tra i firmatari della mozione che introduce nel simbolo la definizione “Partito del Socialismo Europeo”.
Inviato locale de “Il Tirreno” è stato pubblicato su varie testate quotidiane e periodiche. Consigliere comunale e capogruppo di maggioranza di centro-sinistra a Castelfranco di Sotto dal 2001 al 2005. Nel 2005 partecipa al progetto della “Rosa nel Pugno” con l’ex presidente della Lega delle Cooperative Lanfranco Turci, col quale nel 2007 partecipa alla “Costituente Socialista” della quale è stato il principale ispiratore. In seguito al tentativo di ricostruire una forza organizzata dei socialisti in Italia, sostiene Anna Falcone come candidata segretaria e dal 2010 al 2016 collabora con Bobo Craxi.
Si è occupato professionalmente per 30 anni di ristorazione, in Italia e all’estero, dove ha lavorato anche per lo sport automobilistico e ha partecipato alla preparazione di due campagne di America’s Cup con Prada e con Mascalzone Latino.
Dal novembre 2022 è entrato a far parte della redazione del “Avanti! Della Domenica”.

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