Scontro aperto per l’egemonia culturale con l’ideologia neoliberista che ispira il neocapitalismo finanziario e che domina da vent’anni la scena europea

Che il vento, in Europa, però stia profondamente cambiando è talmente avvertito che si è aperta nel Partito Socialista Europeo a partire dalla Convention di novembre 2011, una accurata e vasta ricerca culturale sui valori fondamentali della “Socialdemocrazia del XXI° secolo”: una nuova economia; una nuova definizione di “progresso” e “crescita”; una attenzione alla persona umana – per rispondere alla grave crisi finanziaria ed economica causata dal neoliberismo sfrenato che sta mettendo in discussione non soltanto la fragilissima Unione Europea e l’euro ma la democrazia. Scriveva Le Monde del 12 novembre scorso a proposito del contemporaneo arrivo di Mario Draghi alla presidente della Bce, di Mario Monti alla Presidenza del Consiglio in Italia e Luca Papademos a Premier della Grecia: tutti e tre appartengono a vari livelli al “gouvernement Sachs”, la potente banca d’affari americana! Tanto da poter dire che siamo sotto “una dittatura finanziaria”, della finanza ormai liberissima di muoversi sui mercati globali senza più “i vincoli” di Bretton Woods e “i lacci” del Glass-Steagal Act sulla separazione tra banche commerciali e d’investimento.
A tal proposito rifarsi un po’ alla storia non guasta affatto per cui non si può non ricordare il lascito di Riccardo Lombardi, anno 1981: “ Ma chi ha detto che il socialismo è ormai scomparso dalle prospettive, che si tratta di un’idea invecchiata che nessuno sa più definire in modo credibile se non come vaga aspirazione all’uguaglianza e alla giustizia? Oggi siamo all’apertura di una situazione in cui o si trova una soluzione socialista oppure siamo alle barbarie, questa è la realtà delle cose”. Con larghissimo anticipo sui tempi aveva previsto la debacle delle sinistre europee attratte dalla sirena thatcheriana del “non c’?é la società, c’é l’individuo” e la crisi d’identità della socialdemocrazia: “L’offensiva della destra esiste perché a sinistra sta mancando la base economica per proseguire questa politica, e questo spiega la crisi verso sinistra che in questo momento pervade tutti i partiti socialdemocratici in Europa, cioè se questa politica di assistenza, questa politica di Welfare State alimentata dalla politica keynesiana, va avanti essa non riesce più ad alimentarsi. É chiaro che una società non può vivere di sola assistenza, è chiaro che ci sono problemi che si aggravano”. Occorreva, per Lombardi, una svolta radicale: “il programma comune” delle sinistre per “rovesciare” dall’interno il sistema capitalistico divenuto “troppo costoso per l’umanità” e giungere ad “una società più ricca perché diversamente ricca” attraverso il ciclo virtuoso delle “riforme di struttura” o “strutturali” che tanto sono menzionate stravolgendone il senso e l’obiettivo dal presidente della Bce Draghi e soprattutto dal Premier, Monti. C’è moltissimo da dubitare che Lombardi sarebbe stato d’accordo con Draghi e Monti sull’iniezione continua di liquidità per salvare il sistema bancario “stressato” da ingenti debiti per aver investito nei “titoli tossici” made in Usa, i noti subprime dello tsumani immobiliare del 2007-2008, o con il programma di liberalizzazioni e privatizzazione dei beni comuni e dei gioielli (come la Snam Rete Gas dell’Eni) di famiglia.

Ed in questo scontro per l’egemonia culturale in Europa quale sarà il ruolo del Partito Democratico, il solo partito “non personale” nella sinistra italiana, che da anni interagisce positivamente nel gruppo Alleanza S&D (Socialisti e Democratici) al Parlamento Europeo con le forze progressiste aderenti al Pse (Partito Socialista Europeo), è ancora da chiarire e definire. Se si stesse sull’onda dei quarantenni “laburisti”, Stefano Fassina, Matteo Orfini, Andrea Orlando, Guglielmo Epifani etc, il quadro sarebbe alquanto chiaro: forse per l’importanza della posta in gioco non basta il Manifesto di Parigi per la Rinascita dell’Europa, sottoscritto dal Pd, Psf e Spd. Perché, come avvertiva Lombardi nel 1973, “Se l?Europa si fa sulla base del modello americano il mondo, nel suo complesso, non potrà sopportare questo; e non politicamente, ma per ragioni biologiche di vita. O si segue, con tutte le cautele, le prudenze e la gradualità del caso, un modello diverso, opposto oppure andremo incontro a crisi economiche e politiche per cui la costituzione di una unità europea potrà diventare addirittura un fatto nocivo”. Prima della forma istituzionale (federale), per Lombardi andava definita l’unità politica, economica e sociale. In sostanza, sosteneva nel 1978: “Bisogna persuadersi che l’Europa si può fare soltanto se è socialista o almeno tendenzialmente socialista”.

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