L’elezione presidenziale che si preannuncia, chiunque venisse eletto, è quella di un’anatra zoppa. Il mondo, la finanza ed i media staranno buoni finché l’anatra monoala garantirà il governo dei democratici, per poi impallinarla, in caso contrario.
Se le primarie sono un metodo così giusto come moltissimi a sinistra e molti a destra sostengono, non si vede perché non debbano essere utilizzate anche per eleggere il Presidente della Repubblica. Si pensi che per le elezioni presidenziali americane 2016, gli effettivi partiti liquidi dei Political action committee hanno già aperto i files di quasi 200 candidature. Anche quando popolare tra i cittadini, l’idea dell’elezione diretta del presidente, come del premier, non ha mai superato gli stop burocratici e partitici. Da vent’anni le elezioni politiche sono state trasformate in un confronto tra leader solo sul piano del marketing politico. E’ stato anche questo un topos dello spirito del berlusconismo di destra e di sinistra, un certo tratto soft che non ha mai osato andare fino in fondo e bruciarsi i ponti lasciati dietro le spalle.
Nondimeno la sinistra ha sostituito l’idea, molto popolare, dell’elezione diretta con quella delle primarie leaderistiche di partito, propedeutiche a elezioni comunque indirette. Dato il fallimento della riforma costituzionale del 2005, il presidente continua ad essere eletto da 1007 grandi elettori. Sono 630 deputati, 315 senatori, 6 senatori a vita, 58 rappresentanti delle Regioni, meno i presidenti di Camera e Senato che solitamente non votano. Sono 446 grandi elettori del Pd, 147 di Forza Italia, 139 del Movimento 5 Stelle, 73 del Nuovo Centro Destra-Udc, 38 della Lega Nord, 34 di Sel, 30 del Gruppo Misto e 12 di Fratelli d’Italia.
Chiunque può considerare a ragione il Parlamento illegittimo, dato che la Cassazione, con un’azione anti berlusconista, ritardataria sui tempi politici dell’antiberlusconismo, ha sconfessato il premio di maggioranza dell’ultima riforma elettorale, insultata da anni con il nome di Porcellum. Per inciso, se FI guidasse l’esecutivo, i media nazionali ed internazionali non smetterebbe di battere il tam tam su questo punto. Sono 148 gli eletti con il premio bocciato dalla Consulta, di cui 130 Pd che ne hanno potuto usufruire per una clausola scattata per lo 0,37% dei voti. Anche qui, se del vantaggio descritto ne usufruisse la destra, non mancherebbe lo stracciarsi di vesti. Chiunque potrebbe considerare l’ultimo presidente, illegittimo. Non solo per la squalifica ai parlamentari eletti di cui sopra ma soprattutto per il secondo mandato che la Costituzione non prevedeva, in barba agli azzeccagarbugli difensori della rielezione. La stessa Consulta infine sarebbe vittima della sua decisione determinando l’illegittimità della nomina di 4 giudici (Amato, De Pretis, Zanon e Sciarra) su 14.
L’elezione presidenziale che si preannuncia, chiunque venisse eletto, è quella di un’anatra zoppa. Il mondo, la finanza ed i media staranno buoni finché l’anatra monoala garantirà il governo dei democratici, per poi impallinarla, in caso contrario. Ci sono gli esempi storici dei Leone e Cossiga e dei loro accusatori che non hanno dovuto soffrire alcunché per le campagne orchestrate, malgrado la palese innocenza dei due presidenti accusati, manifesta a posteriori. Chiunque dovesse agire in futuro sa di poter contare su sicura immunità.
Date le condizioni odierne, al Pd mancano 59 voti, dal IV° turno per decidere da solo. Basta l’aiuto, che si preannuncia incondizionato per gli alleati centristi di governo, sufficiente anche a coprire eventuali dissidenze tra i democratici. Sono così in gara ben 4 ex leader e segretari di partiti di sinistra, Bersani, Castagnetti, Prodi e Veltroni. Forza Italia sarebbe disposta a partecipare alla maggioranza presidenziale pur di far vincere, tra i candidati del governo Pd, un centrista non troppo cattocomunista. E sono in gara Mattarella, Amato ed un altro segretario di partito, Casini. Alla massa del voto, considerato incapace di decidere, impersonato da 173 grandi elettori di sinistra più o meno populista, resta solo il ruolo di votare candidati istituzionalmente alternativi come Rodotà o di farsi, eventualmente turlupinare da Renzi sull’altare mitico della donna o del legalismo con i nomi di Severino, Finocchiaro e Grasso.
Qualcuno di questi nomi, potrebbe essere confermato da eventuali primarie, anche in condizioni di controllo severo. Ma solo a sinistra. Gli altri non sarebbero eletti da nessuno. Come ha scritto Mancia su The right nation, oggi la destra non ha peso, malgrado 300 grandi elettori, metà di FI, metà degli altri. In sue eventuali primarie vincerebbe, inutilmente, Berlusconi; in sua assenza ci sarebbero cinque pari merito con pochi voti. D’altronde i reali portavoce del vero dibattito della destra, sostenere o meno Renzi, sono due ex socialisti come Ferrara e Brunetta che parlano per una silente massa nazionalista e cattolica. Per questo organizzare primarie su nomi non politici come Ostellino, Ferrara, Maglie o Feltri o sui altri proposti in libertà dai comitati avrebbe il senso di rilanciare partecipazione e dibattito nell’area dell’armata bianca. Rilancerebbe l’idea dell’elezione diretta per il Quirinale, voluta un tempo dai liberali e poi rilanciata da Craxi. Il prossimo Presidente, 13° eletto in segrete stanze, sarà prova di deficit democratico. Se non lo chiamerà usurpatore come è, l’insieme della destra conterà ancora meno.

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