Nell’arco degli ultimi trenta anni Marco Mayer ha svolto un’ intensa attività in campo internazionale, ricoprendo una molteplicità di ruoli : dalle relazioni commerciali alla promozione del Made in Italy, dalle operazioni civili e militari di pace alle attività di ricostruzione e riconciliazione post/conflitto; dall’emergenza umanitaria alla cooperazione allo sviluppo . Nell’ultimo decennio Marco Mayer, a lungo negli anni Ottanta Assessore alla Cultura della Regione Toscana, ha messo a frutto la sua esperienza sul campo, dedicandosi prevalentemente alla ricerca ed all’insegnamento universitario presso l’Università di Firenze dove insegna “Politica Internazionale” Dal 2003 insegna, inoltre, “Responsibility to Protect” and Post Conflict Management al Master “Human Rights and Genocide Studies” , promosso dall’Università di Siena, Kingston University – Londra , Collegium Civitas – Varsavia, Universität Viadrina – Francoforte. . Dal 2011 partecipa, infine, al programma di ricerca “Global Governance Programme” promosso dal Robert Schuman Centre for Advanced Studies dell’Istituto Universitario Europeo di Fiesole.
L’Aeronautica Militare italiana ed il DC-9 Itavia esploso sopra Ustica:
Diversi ufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana, 80 per essere precisi, vennero accusati di reticenza e tradimento da parte dei magistrati che indagavano sul DC-9 Itavia decollato da Bologna Borgo Panigale (oggi aeroporto Guglielmo Marconi) ed esploso in volo poco prima di atterrare a Palermo Punta Raisi il giorno 27 Giugno 1980 alle ore 20,59.Ricordate data e ora
Analizzeremo i fatti e le prove, scopriremo chi ha compiuto la strage, come tecnicamente ha potuto farlo, per quali motivi. Scopriremo anche chi, fin da subito, ha depistato le indagini per coprire i responsabili ed i loro complici e che ruolo ebbero gli ufficiali italiani.
Cominciamo l’indagine con alcuni antefatti importanti come il cosiddetto “Lodo Moro”, fu un patto segreto di non belligeranza tra Stato italiano e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) movimento membro dell’OLP; escludeva invece quello di Abu Nidal, acerrimo nemico di Arafat. Tale accordo, che era solo verbale, emerse durante i lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sul «dossier Mitrokhin» e deve il suo nome all’allora Ministro degli Affari Esteri del Governo Rumor Aldo Moro.
Con tale accordo, cercato dopo la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973 dall’allora ministro degli esteri del governo Rumor, Aldo Moro, l’Italia garantiva ai palestinesi – aiutati da gruppi eversivi italiani – libertà di passaggio di armi ed esplosivi sul proprio territorio nazionale, in cambio essi garantivano di non colpirla con attentati ad eccezione degli interessi USA e israeliani. (Vedi il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Moro)
A intavolare e guidare le trattative furono il gen. Vito Miceli (capo del SID), l’amm. Mario Casardi (successore del precedente) e, “sul campo”, il colonnello dei carabinieri Stefano Giovannone (capocentro del SID e poi del SISMI a Beirut), George Habbash (capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), Bassam Abu Sharif (allora portavoce del FPLP e consigliere speciale di Yasser Arafat guida storica dell’OLP) e ……….
Abu Anzeh Saleh (rappresentante in Italia – con residenza a Bologna – del FPLP). (Ricordatevi di questo nome e di Bologna).
A rivelare nero su bianco che un accordo di non belligeranza ci fu, è un documento ufficiale dell’allora col. Stefano Giovannone datato 16 febbraio 1978, oltre alle lettere scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia, prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse.
Da un punto di vista puramente legale chi lascia campo libero a dei terroristi è loro complice.
Il secondo antefatto importante è la vicenda dei missili di Ortona fu un caso giudiziario che ebbe inizio nella cittadina abruzzese con il fermo e poi l’arresto, di diversi membri di Autonomia Operaia nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1979 mentre stavano trasportando due missili terra-aria spalleggiabili Strela-2 (noto anche come SA-7 “Grail” in codice NATO) di fabbricazione sovietica. (vedi il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Vicenda_dei_missili_di_Ortona)
Nelle prime ore dell’8 novembre 1979, dopo un iniziale fermo ad un posto di controllo seguito da una perquisizione del furgone Peugeot sui quali viaggiavano, i carabinieri del NORM trassero in arresto Daniele Pifano, capo del collettivo autonomo del Policlinico di Roma, il medico Giorgio Baumgartner e il tecnico radiologo Giuseppe Luciano Nieri, anch’essi del collettivo di via dei Volsci, mentre stavano trasportando due missili terra aria spalleggiabili Strela-2 dotati di sistema di guida autocercante a ricerca infrarossa di calore.
A detti arresti fece seguito a Bologna, il 13 novembre successivo, quello del giordano Abu Anzeh Saleh, ufficialmente impiegato presso la ditta di import-export di capi d’abbigliamento Chonsped (lavoro utilizzato come copertura), militante altresì di Separat (noto anche come gruppo del terrorista Carlos) e del FPLP, garante per la consegna dei missili destinati alla resistenza palestinese sulla nave mercantile Sidon, battente bandiera libanese, ivi attraccata, dove avrebbero dovuto essere presi in carico dal trafficante di armi siriano Nabil Kaddoura, imbarcato come ufficiale di macchina sul mercantile senza figurare sulla lista di bordo con tale nome ma con quello di Nabil Nayel, e solo in seguito arrestato a Parigi dalla polizia francese su segnalazione dell’Interpol di Roma, il 28 maggio 1981 ma mai estradato in Italia sebbene fosse già stato condannato in contumacia.
Il processo di primo grado per direttissima si svolse presso il tribunale ordinario di Chieti iniziando il 17 dicembre 1979, le accuse rivolte agli imputati erano detenzione, trasporto e introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra.
Durante l’udienza del 10 gennaio 1980 si assistette alla lettura in aula, per voce di uno degli avvocati difensori, Mauro Mellini (deputato del Partito Radicale), di una lettera indirizzata al presidente del tribunale dr. Pizzuti da parte del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash, missiva datata 2 gennaio, scritta in inglese e tradotta dai carabinieri, con la quale il FPLP, dichiarando la proprietà dei missili, richiedeva la restituzione degli stessi e la liberazione degli imputati, ricordando al governo italiano il rispetto degli accordi bilaterali presi. La strategia della difesa mirava a dimostrare l’esistenza di un patto segreto tra l’Italia e il FPLP di Habbash relativo al transito di armi sul territorio nazionale, il che avrebbe comportato la loro non punibilità.
Il 22 gennaio, con la conclusione della sua lunga requisitoria, il pubblico ministero, Anton Aldo Abrugiati, chiese 10 anni di reclusione per ciascun imputato.
Il processo terminò il 25 gennaio 1980 con la condanna a 7 anni per tutti e cinque gli imputati per la detenzione e il trasporto di armi da guerra. Il processo di appello, svoltosi presso la corte d’appello dell’Aquila, vide invece la riduzione delle condanne dai precedenti 7, a 5 anni di reclusione. Saleh venne liberato dopo 20 mesi di carcere.
Il giordano Saleh era persona protetta dal Sismi in ottemperanza all’accordo segreto di cui sopra. Con le manette dei carabinieri all’arabo residente a Bologna, l’accordo segreto fra Italia e Palestinesi, il cosiddetto «lodo Moro» era da considerarsi violato.
Poco prima del Natale 1979, esattamente il 18 dicembre, l’Fplp minacciò una rappresaglia contro il nostro paese.
Da gennaio a marzo le minacce salgono di livello. Arriviamo al 14 aprile 1980. Habbash, leader del Fplp, spiffera agli agenti segreti italiani che l’ala moderata del Fronte fa sempre più fatica a frenare lo spirito di vendetta contro Roma che alligna nell’anima più irriducibile del suo gruppo.
È di estremo interesse la risposta data da Giuseppe Conte per il quale “rendere pubbliche le carte che portano la firma del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 e che nei giorni prima della strage di Ustica del 27 giugno 1980 avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese, soprattutto per mano del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, arrecherebbe un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.
(Vedi il link: https://www.ilpost.it/…/08/24/perche-si-riparla-di-ustica/)
(Leggi il link: https://www.notiziegeopolitiche.net/la-strage-di-ustica…/)
Veniamo ora ai tragici fatti del 27 Giugno 1980, alle ore 20,59 il RADAR di Ciampino rileva il disastro del DC-9 Itavia. Nessun altro aereo appare sullo schermo del RADAR.
Si nota davanti al DC-9 per due volte un punto luminoso “plot” che secondo i tecnici radaristi è una eco spuria o parassita dovuta al rimbalzo degli impulsi elettromagnetici sulla superficie del mare o sugli strati più alti dell’atmosfera ed alla vetustà dell’apparato, ma non sono di un altro aereo.
Dopo le ore 21 viene dato l’allarme, decollano diversi elicotteri HH-3F del 15° Stormo e aerei per le ricerche in mare si tratta di pattugliatori antisom Atlantic italiani e francesi e P-3C Orion statunitensi, decollano da basi italiane e dalla base francese di Solenzara in Corsica.
A 6 kilometri di distanza dal punto in cui il DC-9 si è inabissato vengono trovati 7 corpi, alcuni sedili delle ultime due file in coda all’aereo, diversi bagagli. Tutti i corpi presentano caratteristiche tipiche di una violenta decompressione con enfisema polmonare, vuol dire che qualcosa ha causato la rottura della paratia posteriore che separa la zona pressurizzata dove si trovano i passeggeri e il vano della scaletta posteriore che non è pressurizzato. La rottura della paratia è avvenuta in quota, sedili, bagagli e passeggeri sono stati strappati fuori dalla fusoliera, nelle perizie gli esperti affermarono che l’instaurarsi degli enfisemi da depressurizzazione precedette cronologicamente tutte le altre lesioni riscontrate ma non causò direttamente il decesso dei passeggeri, facendogli solamente perdere conoscenza, sono successivamente morti a causa di impatto. Viene anche recuperato il cono di coda del DC-9 che galleggia e che non presenta nessun foro.
Tutti i frammenti metallici ritrovati prima e dopo il recupero dei resti del DC-9 appartengono all’aereo.
Nel 1982, una perizia eseguita da parte di esperti dell’aeronautica militare italiana rilevò la presenza di tracce di T4 Semtex, un esplosivo plastico fabbricato in Cecoslovacchiache i terroristi palestinesi di base a Bologna disponevano in grandi quantità e che abitualmente inviavano in Libano. La perizia dell’Aeronautica Militare venne seguita da una controperizia dell’accusa. La seconda repertazione, nel 1987, trovò T4 Semtex e TNT su di un frammento dello schienale nº 2 rosso: la perizia chimica Malorni Acampora del 3 febbraio 1987 (disposta dal giudice istruttore nel corso della perizia Blasi: Parte I, Libro I, Capo I, Titolo III, Capitolo IV, pag. 1399 e ss. della sentenza ordinanza del giudice istruttore) rileva la presenza chiara e inequivocabile sia di T4 Semtex sia di TNT (sempre nel frammento dello schienale nº 2 rosso), miscela la cui presenza è tipica degli ordigni esplosivi.
Praticamente i terroristi arabi hanno lasciato la loro firma in questa strage. Dagli archivi della Stasi, nella ex Germania Comunista, è emerso che Stasi e KGB finanziavano, armavano e rifornivano di esplosivi tutti i gruppi di eversivi e terroristi in Europa occidentale, gli Arabo Palestinesi, il Gruppo Separat di Carlos, le Brigate Rosse in Italia, la Rote Armee Fraktion (gruppo Baader-Meinhof) in Germania ecc…. Con la caduta del comunismo sovietico vengono a mancare i finanziatori e tutti questi terroristi scompaiono.
E’ di particolare interesse il recupero del cono di coda del DC-9 perché elimina l’ipotesi del missile AIM-9 Sidewinder che secondo alcuni tentativi di depistaggio avrebbe colpito il DC-9. Per chi non conosce i missili aria-aria è bene precisare che l’AIM-9 dispone di un seeker all’infrarosso e spoletta ad induzione magnetica (non a “risonanza magnetica” come disse Cossiga, che forse pensava ad una TAC, e che non conosceva i missili). La testata esplosiva è costituita da PBX Esplosivo N-3 ben diverso chimicamente dal T-4, è a frammentazione e può variare dalle 10 alle 25 libbre a seconda della versione, alcune versioni dispongono del continuous-rod. (Vedi il link: https://it.wikinew.wiki/wiki/aim-9_sidewinder). In tutti i casi un aereo da caccia dotato di RADAR avrebbe dovuto portarsi in coda al DC-9 per consentire al seeker del missile di “agganciare” la fonte di calore, cioè i due reattori del DC-9, in questo caso il missile avrebbe colpito nel mezzo, cioè sarebbe esploso prima di toccare il cono di coda, ci sarebbero dei buchi evidenti dovuti alle schegge e la deriva dell’aereo dovrebbe avere segni evidenti del taglio causato dal continuous-rod. Nulla di questo è emerso dai resti recuperati, basta guardare le foto: https://www.zic.it/wp-content/uploads/ustica1.jpg, https://images.agi.it/…/145613911-e5f03b25-36bb-4ee7…, https://immagini.quotidiano.net/…, https://static.sky.it/…/e018c2ea8c5b8b080aadf92…/img.jpg,
Veniamo ora come i terroristi avrebbero potuto causare la rottura della paratia che divide il vano pressurizzato occupato dai passeggeri dal vano della scaletta posteriore non pressurizzato. Il modo migliore sarebbe stato quello di usare un altimetro a doppio innesco che avrebbe aperto il circuito elettrico di innesco dopo che l’aereo è decollato da Bologna ed ha superato i 7.000 metri di quota e che avrebbe chiuso il circuito nel momento in cui l’aereo sarebbe sceso sotto i 7.000 metri di quota per atterrare a Palermo, determinando l’esplosione di TNT e T-4 e la caduta del DC-9 in un luogo dove sarebbe stato difficile recuperarlo, il fondale marino raggiunge i 3.000 metri di profondità. Vedi il libro Diritto, abduzione e prova: https://books.google.it/books?id=ND9bQ35h8tQC&pg=PA221&lpg=PA221&dq=esplosivo%20collegato%20ad%20un%20altimetro%20per%20esplodere%20sotto%20una%20certa%20quota&source=bl&ots=4b8y5VORO7&sig=7Omy7Jvv7-cA1al7mfPz-P42gxk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjs3969scjXAhVSPFAKHfk5AzIQ6AEIJzAA&fbclid=IwAR2UZK4JA6xv1TbfQKB_4c8vZverUcK8-mI2RVFiwTz5cYjEHTqkPsBIiik#v=onepage&q=esplosivo%20collegato%20ad%20un%20altimetro%20per%20esplodere%20sotto%20una%20certa%20quota&f=false
Dalla ricostruzione fatta dal programma Mayday Air Disaster la coda dell’aereo ha subito una spinta verso l’alto, il muso si è abbassato e, come evidenziato dal tracciato del RADAR di Ciampino, l’aereo non procede più in avanti ma precipita in verticale, l’impatto della fusoliera con il muro di acqua la frantuma. Se un altro aereo avesse seguito il DC-9 sarebbe apparso nel tracciato RADAR di Ciampino, invece nulla.
Sicuramente è plausibile anche l’ipotesi che sia stato usato un timer dato che il DC-9 Itavia aveva accumulato circa due ore di ritardo prima di atterrare a Bologna ma è poi partito regolarmente senza ulteriori ritardi.
Ci possiamo domandare come mai nessuno ha subito indagato tra il personale di terra dell’aeroporto di Bologna che aveva accesso all’aereo?
Ci possiamo domandare come mai i servizi italiani dicono ai magistrati inquirenti che non si è trattato di una bomba a bordo perché l’aereo è partito con due ore di ritardo? Chi volevano coprire?
Ci possiamo domandare chi ha convinto il perito statunitense John Macidull a dire una serie di fesserie che non hanno né capo né coda?
Ci possiamo domandare come mai i giudici dicono che non è provata l’esistenza del “Lodo Moro”? Volevano vedere un atto notarile firmato da George Habbash e Aldo Moro?
Il Giudice Priore riuscì ad ottenere, da un fotografo professionista, delle foto con data ed ora che dimostrano che alle 20,59 del 27 giugno 1980 la portaerei USS Saratoga CV-60 era in rada a Napoli. Nella stessa ora le portaerei francesi Foch e Clemanceau stavano entrando nel porto di Tolone, mentre tutti i loro aerei, compresi gli F-8E FN Crusader, erano già da tempo atterrati all’aeroporto di Tolone Hyères Le Palyvestre per essere sottoposti alla manutenzione. Quindi è infondata anche la teoria suggerita da Cossiga di una presenza di aerei da caccia francesi, aggiungiamo che in Corsica vi erano solo elicotteri Puma ed aerei antisom Atlantic.
Per quanto riguarda il Mig-23 libico caduto il 18 Luglio 1980 in Calabria vicino a Castelsilano è stato accertato che la data dell’incidente è certa e non può essere retrodatata, ci sono varie testimonianze, mentre la commissione d’inchiesta italo libica ha stabilito che il pilota siriano, mercenario al servizio della Libia, è morto per infarto durante un volo addestrativo, l’aereo era totalmente disarmato ed il gregario ha visto che il pilota aveva la testa reclinata in avanti mentre procedeva in direzione nord. L’aereo è caduto per aver esaurito il kerosene, a causa del violento impatto il corpo del pilota è stato sbalzato fuori dall’abitacolo, l’autopsia ha stabilito che l’infarto è avvenuto perché le pareti del cuore erano troppo sottili.
Bisogna precisare che gli aerei libici si recavano regolarmente in Macedonia per la revisione periodica, volavano a sud della Puglia in uno spazio aereo internazionale ed erano al limite della loro autonomia di trasferimento. Il raggio d’azione modesto del Mig-23 non gli avrebbe permesso di effettuare un volo di andata e ritorno dalla Jugoslavia o dalla Libia fino al Mar Tirreno, quindi è escluso che ci potessero essere dei Mig-23 vicino al DC-9 Itavia.
Veniamo ora ai tracciati RADAR, oltre a quello di Ciampino c’è quello di Fiumicino che è identico, mentre quelli militari di Licola, Grosseto e Poggio Ballone avrebbero confermato quanto rilevato da quello di Ciampino se qualcuno, magari legato al Sismi, non avesse fatto sparire dei documenti per gettare fumo negli occhi agli inquirenti.
E per quanto riguarda le numerose morti sospette di personale dell’Aeronautica Militare Italiana, alcune non hanno nulla di sospetto sono incidenti che possono capitare in tanti anni di servizio, qualcuno forse si è suicidato a causa del peso delle accuse di alto tradimento e a causa della carriera rovinata, accusare qualcuno ingiustamente per costringerlo a raccontare fatti che non conosce si avvicina al sistema di torture del medio evo. Ma qualcuno, diciamo forse perché nessuno ha mai indagato, forse potrebbe anche essere stato eliminato perché una sua testimonianza avrebbe inficiato le tesi di lancio di missili e duelli aerei che in realtà non sono mai avvenuti.
Sarebbe utile ricordare che tutti i piloti occidentali seguono regole d’ingaggio ben precise, non si spara se non è il “nemico” a sparare per primo, non si spara se non si identifica prima l’aereo “ostile” e nessun pilota avrebbe mai sparato ad un aereo di linea. I piloti occidentali non sono come il maggioresovietico Gennadij Nikolaevič Osipovič che alle ore 03:26 del 1º settembre 1983 con il suo Su-15TM Flagon F aveva abbattuto un 747 della Korean Air Lines senza averlo prima identificato, causando la morte di 269 persone.
Ricordiamo che i generali dell’Aeronautica Corrado Melillo e Zeno Tascio , furono assolti per non aver commesso il fatto, mentre i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri furono assolti perché il fatto non sussiste.
Tutti gli Ufficiali accusati ingiustamente sono stati assolti con formula piena mentre i politici, coinvolti nella strage come complici dei terroristi, sono rimasti impuniti.
L’Aeronautica Militare italiana ed il DC-9 Itavia esploso sopra Ustica:
Diversi ufficiali dell’Aeronautica Militare Italiana, 80 per essere precisi, vennero accusati di reticenza e tradimento da parte dei magistrati che indagavano sul DC-9 Itavia decollato da Bologna Borgo Panigale (oggi aeroporto Guglielmo Marconi) ed esploso in volo poco prima di atterrare a Palermo Punta Raisi il giorno 27 Giugno 1980 alle ore 20,59.Ricordate data e ora
Analizzeremo i fatti e le prove, scopriremo chi ha compiuto la strage, come tecnicamente ha potuto farlo, per quali motivi. Scopriremo anche chi, fin da subito, ha depistato le indagini per coprire i responsabili ed i loro complici e che ruolo ebbero gli ufficiali italiani.
Cominciamo l’indagine con alcuni antefatti importanti come il cosiddetto “Lodo Moro”, fu un patto segreto di non belligeranza tra Stato italiano e Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina (FPLP) movimento membro dell’OLP; escludeva invece quello di Abu Nidal, acerrimo nemico di Arafat. Tale accordo, che era solo verbale, emerse durante i lavori della commissione parlamentare d’inchiesta sul «dossier Mitrokhin» e deve il suo nome all’allora Ministro degli Affari Esteri del Governo Rumor Aldo Moro.
Con tale accordo, cercato dopo la strage di Fiumicino del 17 dicembre 1973 dall’allora ministro degli esteri del governo Rumor, Aldo Moro, l’Italia garantiva ai palestinesi – aiutati da gruppi eversivi italiani – libertà di passaggio di armi ed esplosivi sul proprio territorio nazionale, in cambio essi garantivano di non colpirla con attentati ad eccezione degli interessi USA e israeliani. (Vedi il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Lodo_Moro)
A intavolare e guidare le trattative furono il gen. Vito Miceli (capo del SID), l’amm. Mario Casardi (successore del precedente) e, “sul campo”, il colonnello dei carabinieri Stefano Giovannone (capocentro del SID e poi del SISMI a Beirut), George Habbash (capo del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina), Bassam Abu Sharif (allora portavoce del FPLP e consigliere speciale di Yasser Arafat guida storica dell’OLP) e ……….
Abu Anzeh Saleh (rappresentante in Italia – con residenza a Bologna – del FPLP). (Ricordatevi di questo nome e di Bologna).
A rivelare nero su bianco che un accordo di non belligeranza ci fu, è un documento ufficiale dell’allora col. Stefano Giovannone datato 16 febbraio 1978, oltre alle lettere scritte da Aldo Moro durante la sua prigionia, prima di essere ucciso dalle Brigate Rosse.
Da un punto di vista puramente legale chi lascia campo libero a dei terroristi è loro complice.
Il secondo antefatto importante è la vicenda dei missili di Ortona fu un caso giudiziario che ebbe inizio nella cittadina abruzzese con il fermo e poi l’arresto, di diversi membri di Autonomia Operaia nella notte tra il 7 e l’8 novembre 1979 mentre stavano trasportando due missili terra-aria spalleggiabili Strela-2 (noto anche come SA-7 “Grail” in codice NATO) di fabbricazione sovietica. (vedi il link: https://it.wikipedia.org/wiki/Vicenda_dei_missili_di_Ortona)
Nelle prime ore dell’8 novembre 1979, dopo un iniziale fermo ad un posto di controllo seguito da una perquisizione del furgone Peugeot sui quali viaggiavano, i carabinieri del NORM trassero in arresto Daniele Pifano, capo del collettivo autonomo del Policlinico di Roma, il medico Giorgio Baumgartner e il tecnico radiologo Giuseppe Luciano Nieri, anch’essi del collettivo di via dei Volsci, mentre stavano trasportando due missili terra aria spalleggiabili Strela-2 dotati di sistema di guida autocercante a ricerca infrarossa di calore.
A detti arresti fece seguito a Bologna, il 13 novembre successivo, quello del giordano Abu Anzeh Saleh, ufficialmente impiegato presso la ditta di import-export di capi d’abbigliamento Chonsped (lavoro utilizzato come copertura), militante altresì di Separat (noto anche come gruppo del terrorista Carlos) e del FPLP, garante per la consegna dei missili destinati alla resistenza palestinese sulla nave mercantile Sidon, battente bandiera libanese, ivi attraccata, dove avrebbero dovuto essere presi in carico dal trafficante di armi siriano Nabil Kaddoura, imbarcato come ufficiale di macchina sul mercantile senza figurare sulla lista di bordo con tale nome ma con quello di Nabil Nayel, e solo in seguito arrestato a Parigi dalla polizia francese su segnalazione dell’Interpol di Roma, il 28 maggio 1981 ma mai estradato in Italia sebbene fosse già stato condannato in contumacia.
Il processo di primo grado per direttissima si svolse presso il tribunale ordinario di Chieti iniziando il 17 dicembre 1979, le accuse rivolte agli imputati erano detenzione, trasporto e introduzione nel territorio nazionale di armi da guerra.
Durante l’udienza del 10 gennaio 1980 si assistette alla lettura in aula, per voce di uno degli avvocati difensori, Mauro Mellini (deputato del Partito Radicale), di una lettera indirizzata al presidente del tribunale dr. Pizzuti da parte del Comitato Centrale del Fronte Popolare per la Liberazione della Palestina di George Habbash, missiva datata 2 gennaio, scritta in inglese e tradotta dai carabinieri, con la quale il FPLP, dichiarando la proprietà dei missili, richiedeva la restituzione degli stessi e la liberazione degli imputati, ricordando al governo italiano il rispetto degli accordi bilaterali presi. La strategia della difesa mirava a dimostrare l’esistenza di un patto segreto tra l’Italia e il FPLP di Habbash relativo al transito di armi sul territorio nazionale, il che avrebbe comportato la loro non punibilità.
Il 22 gennaio, con la conclusione della sua lunga requisitoria, il pubblico ministero, Anton Aldo Abrugiati, chiese 10 anni di reclusione per ciascun imputato.
Il processo terminò il 25 gennaio 1980 con la condanna a 7 anni per tutti e cinque gli imputati per la detenzione e il trasporto di armi da guerra. Il processo di appello, svoltosi presso la corte d’appello dell’Aquila, vide invece la riduzione delle condanne dai precedenti 7, a 5 anni di reclusione. Saleh venne liberato dopo 20 mesi di carcere.
Il giordano Saleh era persona protetta dal Sismi in ottemperanza all’accordo segreto di cui sopra. Con le manette dei carabinieri all’arabo residente a Bologna, l’accordo segreto fra Italia e Palestinesi, il cosiddetto «lodo Moro» era da considerarsi violato.
Poco prima del Natale 1979, esattamente il 18 dicembre, l’Fplp minacciò una rappresaglia contro il nostro paese.
Da gennaio a marzo le minacce salgono di livello. Arriviamo al 14 aprile 1980. Habbash, leader del Fplp, spiffera agli agenti segreti italiani che l’ala moderata del Fronte fa sempre più fatica a frenare lo spirito di vendetta contro Roma che alligna nell’anima più irriducibile del suo gruppo.
È di estremo interesse la risposta data da Giuseppe Conte per il quale “rendere pubbliche le carte che portano la firma del colonnello Stefano Giovannone, capocentro del Sismi in Libano dal 1973 al 1982 e che nei giorni prima della strage di Ustica del 27 giugno 1980 avvertiva il governo italiano degli imminenti pericoli che correva il nostro Paese, soprattutto per mano del Fronte popolare per la liberazione della Palestina, arrecherebbe un grave pregiudizio agli interessi della Repubblica”.
(Vedi il link: https://www.ilpost.it/…/08/24/perche-si-riparla-di-ustica/)
(Leggi il link: https://www.notiziegeopolitiche.net/la-strage-di-ustica…/)
Veniamo ora ai tragici fatti del 27 Giugno 1980, alle ore 20,59 il RADAR di Ciampino rileva il disastro del DC-9 Itavia. Nessun altro aereo appare sullo schermo del RADAR.
Si nota davanti al DC-9 per due volte un punto luminoso “plot” che secondo i tecnici radaristi è una eco spuria o parassita dovuta al rimbalzo degli impulsi elettromagnetici sulla superficie del mare o sugli strati più alti dell’atmosfera ed alla vetustà dell’apparato, ma non sono di un altro aereo.
Dopo le ore 21 viene dato l’allarme, decollano diversi elicotteri HH-3F del 15° Stormo e aerei per le ricerche in mare si tratta di pattugliatori antisom Atlantic italiani e francesi e P-3C Orion statunitensi, decollano da basi italiane e dalla base francese di Solenzara in Corsica.
A 6 kilometri di distanza dal punto in cui il DC-9 si è inabissato vengono trovati 7 corpi, alcuni sedili delle ultime due file in coda all’aereo, diversi bagagli. Tutti i corpi presentano caratteristiche tipiche di una violenta decompressione con enfisema polmonare, vuol dire che qualcosa ha causato la rottura della paratia posteriore che separa la zona pressurizzata dove si trovano i passeggeri e il vano della scaletta posteriore che non è pressurizzato. La rottura della paratia è avvenuta in quota, sedili, bagagli e passeggeri sono stati strappati fuori dalla fusoliera, nelle perizie gli esperti affermarono che l’instaurarsi degli enfisemi da depressurizzazione precedette cronologicamente tutte le altre lesioni riscontrate ma non causò direttamente il decesso dei passeggeri, facendogli solamente perdere conoscenza, sono successivamente morti a causa di impatto. Viene anche recuperato il cono di coda del DC-9 che galleggia e che non presenta nessun foro.
Tutti i frammenti metallici ritrovati prima e dopo il recupero dei resti del DC-9 appartengono all’aereo.
Nel 1982, una perizia eseguita da parte di esperti dell’aeronautica militare italiana rilevò la presenza di tracce di T4 Semtex, un esplosivo plastico fabbricato in Cecoslovacchiache i terroristi palestinesi di base a Bologna disponevano in grandi quantità e che abitualmente inviavano in Libano. La perizia dell’Aeronautica Militare venne seguita da una controperizia dell’accusa. La seconda repertazione, nel 1987, trovò T4 Semtex e TNT su di un frammento dello schienale nº 2 rosso: la perizia chimica Malorni Acampora del 3 febbraio 1987 (disposta dal giudice istruttore nel corso della perizia Blasi: Parte I, Libro I, Capo I, Titolo III, Capitolo IV, pag. 1399 e ss. della sentenza ordinanza del giudice istruttore) rileva la presenza chiara e inequivocabile sia di T4 Semtex sia di TNT (sempre nel frammento dello schienale nº 2 rosso), miscela la cui presenza è tipica degli ordigni esplosivi.
Praticamente i terroristi arabi hanno lasciato la loro firma in questa strage. Dagli archivi della Stasi, nella ex Germania Comunista, è emerso che Stasi e KGB finanziavano, armavano e rifornivano di esplosivi tutti i gruppi di eversivi e terroristi in Europa occidentale, gli Arabo Palestinesi, il Gruppo Separat di Carlos, le Brigate Rosse in Italia, la Rote Armee Fraktion (gruppo Baader-Meinhof) in Germania ecc…. Con la caduta del comunismo sovietico vengono a mancare i finanziatori e tutti questi terroristi scompaiono.
E’ di particolare interesse il recupero del cono di coda del DC-9 perché elimina l’ipotesi del missile AIM-9 Sidewinder che secondo alcuni tentativi di depistaggio avrebbe colpito il DC-9. Per chi non conosce i missili aria-aria è bene precisare che l’AIM-9 dispone di un seeker all’infrarosso e spoletta ad induzione magnetica (non a “risonanza magnetica” come disse Cossiga, che forse pensava ad una TAC, e che non conosceva i missili). La testata esplosiva è costituita da PBX Esplosivo N-3 ben diverso chimicamente dal T-4, è a frammentazione e può variare dalle 10 alle 25 libbre a seconda della versione, alcune versioni dispongono del continuous-rod. (Vedi il link: https://it.wikinew.wiki/wiki/aim-9_sidewinder). In tutti i casi un aereo da caccia dotato di RADAR avrebbe dovuto portarsi in coda al DC-9 per consentire al seeker del missile di “agganciare” la fonte di calore, cioè i due reattori del DC-9, in questo caso il missile avrebbe colpito nel mezzo, cioè sarebbe esploso prima di toccare il cono di coda, ci sarebbero dei buchi evidenti dovuti alle schegge e la deriva dell’aereo dovrebbe avere segni evidenti del taglio causato dal continuous-rod. Nulla di questo è emerso dai resti recuperati, basta guardare le foto: https://www.zic.it/wp-content/uploads/ustica1.jpg, https://images.agi.it/…/145613911-e5f03b25-36bb-4ee7…, https://immagini.quotidiano.net/…, https://static.sky.it/…/e018c2ea8c5b8b080aadf92…/img.jpg,
Veniamo ora come i terroristi avrebbero potuto causare la rottura della paratia che divide il vano pressurizzato occupato dai passeggeri dal vano della scaletta posteriore non pressurizzato. Il modo migliore sarebbe stato quello di usare un altimetro a doppio innesco che avrebbe aperto il circuito elettrico di innesco dopo che l’aereo è decollato da Bologna ed ha superato i 7.000 metri di quota e che avrebbe chiuso il circuito nel momento in cui l’aereo sarebbe sceso sotto i 7.000 metri di quota per atterrare a Palermo, determinando l’esplosione di TNT e T-4 e la caduta del DC-9 in un luogo dove sarebbe stato difficile recuperarlo, il fondale marino raggiunge i 3.000 metri di profondità. Vedi il libro Diritto, abduzione e prova:
https://books.google.it/books?id=ND9bQ35h8tQC&pg=PA221&lpg=PA221&dq=esplosivo%20collegato%20ad%20un%20altimetro%20per%20esplodere%20sotto%20una%20certa%20quota&source=bl&ots=4b8y5VORO7&sig=7Omy7Jvv7-cA1al7mfPz-P42gxk&hl=it&sa=X&ved=0ahUKEwjs3969scjXAhVSPFAKHfk5AzIQ6AEIJzAA&fbclid=IwAR2UZK4JA6xv1TbfQKB_4c8vZverUcK8-mI2RVFiwTz5cYjEHTqkPsBIiik#v=onepage&q=esplosivo%20collegato%20ad%20un%20altimetro%20per%20esplodere%20sotto%20una%20certa%20quota&f=false
Dalla ricostruzione fatta dal programma Mayday Air Disaster la coda dell’aereo ha subito una spinta verso l’alto, il muso si è abbassato e, come evidenziato dal tracciato del RADAR di Ciampino, l’aereo non procede più in avanti ma precipita in verticale, l’impatto della fusoliera con il muro di acqua la frantuma. Se un altro aereo avesse seguito il DC-9 sarebbe apparso nel tracciato RADAR di Ciampino, invece nulla.
Sicuramente è plausibile anche l’ipotesi che sia stato usato un timer dato che il DC-9 Itavia aveva accumulato circa due ore di ritardo prima di atterrare a Bologna ma è poi partito regolarmente senza ulteriori ritardi.
Ci possiamo domandare come mai nessuno ha subito indagato tra il personale di terra dell’aeroporto di Bologna che aveva accesso all’aereo?
Ci possiamo domandare come mai i servizi italiani dicono ai magistrati inquirenti che non si è trattato di una bomba a bordo perché l’aereo è partito con due ore di ritardo? Chi volevano coprire?
Ci possiamo domandare chi ha convinto il perito statunitense John Macidull a dire una serie di fesserie che non hanno né capo né coda?
Ci possiamo domandare come mai i giudici dicono che non è provata l’esistenza del “Lodo Moro”? Volevano vedere un atto notarile firmato da George Habbash e Aldo Moro?
Il Giudice Priore riuscì ad ottenere, da un fotografo professionista, delle foto con data ed ora che dimostrano che alle 20,59 del 27 giugno 1980 la portaerei USS Saratoga CV-60 era in rada a Napoli. Nella stessa ora le portaerei francesi Foch e Clemanceau stavano entrando nel porto di Tolone, mentre tutti i loro aerei, compresi gli F-8E FN Crusader, erano già da tempo atterrati all’aeroporto di Tolone Hyères Le Palyvestre per essere sottoposti alla manutenzione. Quindi è infondata anche la teoria suggerita da Cossiga di una presenza di aerei da caccia francesi, aggiungiamo che in Corsica vi erano solo elicotteri Puma ed aerei antisom Atlantic.
Per quanto riguarda il Mig-23 libico caduto il 18 Luglio 1980 in Calabria vicino a Castelsilano è stato accertato che la data dell’incidente è certa e non può essere retrodatata, ci sono varie testimonianze, mentre la commissione d’inchiesta italo libica ha stabilito che il pilota siriano, mercenario al servizio della Libia, è morto per infarto durante un volo addestrativo, l’aereo era totalmente disarmato ed il gregario ha visto che il pilota aveva la testa reclinata in avanti mentre procedeva in direzione nord. L’aereo è caduto per aver esaurito il kerosene, a causa del violento impatto il corpo del pilota è stato sbalzato fuori dall’abitacolo, l’autopsia ha stabilito che l’infarto è avvenuto perché le pareti del cuore erano troppo sottili.
Bisogna precisare che gli aerei libici si recavano regolarmente in Macedonia per la revisione periodica, volavano a sud della Puglia in uno spazio aereo internazionale ed erano al limite della loro autonomia di trasferimento. Il raggio d’azione modesto del Mig-23 non gli avrebbe permesso di effettuare un volo di andata e ritorno dalla Jugoslavia o dalla Libia fino al Mar Tirreno, quindi è escluso che ci potessero essere dei Mig-23 vicino al DC-9 Itavia.
Veniamo ora ai tracciati RADAR, oltre a quello di Ciampino c’è quello di Fiumicino che è identico, mentre quelli militari di Licola, Grosseto e Poggio Ballone avrebbero confermato quanto rilevato da quello di Ciampino se qualcuno, magari legato al Sismi, non avesse fatto sparire dei documenti per gettare fumo negli occhi agli inquirenti.
E per quanto riguarda le numerose morti sospette di personale dell’Aeronautica Militare Italiana, alcune non hanno nulla di sospetto sono incidenti che possono capitare in tanti anni di servizio, qualcuno forse si è suicidato a causa del peso delle accuse di alto tradimento e a causa della carriera rovinata, accusare qualcuno ingiustamente per costringerlo a raccontare fatti che non conosce si avvicina al sistema di torture del medio evo. Ma qualcuno, diciamo forse perché nessuno ha mai indagato, forse potrebbe anche essere stato eliminato perché una sua testimonianza avrebbe inficiato le tesi di lancio di missili e duelli aerei che in realtà non sono mai avvenuti.
Sarebbe utile ricordare che tutti i piloti occidentali seguono regole d’ingaggio ben precise, non si spara se non è il “nemico” a sparare per primo, non si spara se non si identifica prima l’aereo “ostile” e nessun pilota avrebbe mai sparato ad un aereo di linea. I piloti occidentali non sono come il maggioresovietico Gennadij Nikolaevič Osipovič che alle ore 03:26 del 1º settembre 1983 con il suo Su-15TM Flagon F aveva abbattuto un 747 della Korean Air Lines senza averlo prima identificato, causando la morte di 269 persone.
Ricordiamo che i generali dell’Aeronautica Corrado Melillo e Zeno Tascio , furono assolti per non aver commesso il fatto, mentre i generali Lamberto Bartolucci e Franco Ferri furono assolti perché il fatto non sussiste.
Tutti gli Ufficiali accusati ingiustamente sono stati assolti con formula piena mentre i politici, coinvolti nella strage come complici dei terroristi, sono rimasti impuniti.