Caro Nicola,
scusa se mi rivolgo in primo luogo a te, non conoscendo personalmente Franco D’Alfonso, però questi pochi pensieri prenotturni investono le problematiche indotte dalle sue articolate ed argomentate riflessioni e dalla tua risposta.
Queste mi danno, a posteriori, l’impressione di ciò che credo molti pensino all’interno dell’area a cui facciamo riferimento, ma che spesso non abbiamo la potenzialità di far uscire dal chiuso dei nostri pensieri. E’, tutto sommato e parlo naturalmente a titolo personale, una sensazione d’impotenza.
In particolare per me, che venni a Bertinoro dopo un numero di anni [che non preciso, ma che ho ben presente e sono tanti] che non mi sentivo pulsare dentro la voglia di parlar di politica. L’interesse che provai in quella circostanza e le sensazioni che ne ricevetti furono tali che al ritorno ne dovetti anche scrivere su Pensalibero; purtroppo ciò che è accaduto dopo Bertinoro ha mantenuto sì l’interesse, ma ha fatto sfumare le sensazioni e di ciò ho preso atto con molto rammarico. Ma una cosa è la mia personale posizione, in qualità di ex militante – e tu sai che lo fui fin dai primi anni giovanili – altro è l’impegno che deve esserci in tutti coloro che credono di potersi impegnare in questa direzione e per questo comprendo le incitazioni accorate, ma concrete, di D’Alfonso per una decisa chiamata a raccolta delle forze che ancora sono interessate alla costruzione del nuovo soggetto politico.
Ecco, un nuovo soggetto politico, di questo dobbiamo ragionare e non della adunata indiscriminata di vecchi socialisti e di coloro che alle sponde del socialismo democratico sono approdati più di recente. Quindi la domanda molto banale che mi faccio è: si tratta di ricomporre una diaspora, magari con qualche apporto volenteroso, ma alla fin dei conti poco influente, oppure di presentare alle forze politiche italiane, all’elettorato, al paese una proposta di conduzione diversa delle cose italiane che parta anche da un modo diverso di fare politica, almeno da come il far politica è stato generalmente interpretato negli ultimi anni? Se la risposta alla domanda generica è quella del secondo tipo, occorre assolutamente uscire dal generico, altrimenti nessuno capirà perché questa operazione debba essere fatta, non parliamo del come.
Il compagno D’Alfonso ha ottimamente descritto, con relativi limiti, i meccanismi attraverso i quali si svolge la faticosa ricomposizione di quest’area, una procedura magari meno spettacolare delle primarie mediatiche ed invece forse più rivolta ad una ricerca entro se stessi, però permane l’incertezza su quale debba essere il quadro politico e gli obiettivi verso cui indirizzare i militanti prima ed il potenziale pubblico di riferimento nelle fasi successive.
Tu affermi giustamente, Nicola, che bisogna andare un po’ più in là delle ottime ragioni di Tamburrano sulla laicità e questo più in là non potrà che essere definito in una elaborazione successiva, ma della quale bisogna già aver presenti fin d’ora alcuni caratteri peculiari, in testa ai quali dobbiamo mettere la riforma morale a tutti i livelli della società. Quindi d’accordo con te che l’appartenenza di schieramento a questo centro sinistra non possa essere un dogma, ma vorrei al contempo evitare che qualcuno sia indotto a pensare che siamo disposti ad alleanze intercambiabili, ammesso che abbiamo le forze per poterle stringere queste alleanze.
E qui vengo brevemente all’ultimo punto, scegliendo tra quelli che sono stati toccati e che hanno formato anche l’oggetto di un certo risentimento nell’attuale dirigenza costituente: la riforma elettorale con sbarramento. Ricordiamoci per inciso che è una questione aperta da più di quarant’anni e che proprio i socialisti periodicamente la riportavano all’attenzione per le ragioni di semplificazione della vita politica e di garanzia contro i ricatti da parte delle microformazioni, che erano note allora e che si sono ingigantite fino ai livelli attuali. Se vogliamo essere coerenti con noi stessi, non solo con la tradizione, ma con la nostra affermata volontà di essere comunque portatori di un messaggio e di un modo di far politica non rivolto verso il passato, il problema dello sbarramento non ci deve spaventare, non perché non ci riguardi, ma perché la prospettiva di un partito non può limitarsi ad assicurare una poltroncina alle vecchie e nuove dirigenze in preda ai dubbi esistenziali di cui parla D’Alfonso, ma deve avere sempre un posto nella battaglia delle idee. Anche questo, secondo me, fa parte del nuovo.
Un saluto fraterno, come si diceva una volta
Silla Cellino

Lascio il mio commento quale segno di lettura,di considerazione e di sostegno.
Del resto “USCIRE DAL GENERICO O NESSUNO CAPIRA’ ” è un messaggio già dato ,anche in forme diverse .
Repetita juvat ? Io lo spero !