
Con 218 voti a favore e 214 contrari, la legge fiscale, fulcro del programma elettorale di Donald Trump, ha passato lo scoglio della Camera dei rappresentanti, ed è arrivata il 4 Luglio sulla scrivania del Presidente che l’ha ratificata. Si è trattato di una delle leggi di spesa più costose della storia americana, la “big beautiful bill”, come l’ha definita il Presidente. Un successo perché ad un certo punto, i falchi del fisco, ovvero un certo numero di repubblicani, sembravano voler votare contro il provvedimento, perché preoccupati dell’aumento eccessivo del debito. Il programma prevede il più grande taglio delle tasse per la classe media della storia, la sicurezza delle frontiere, ingenti finanziamenti militari e il ripristino della sanità fiscale. Solo due repubblicani si sono schierati, alla camera, insieme ai democratici, mentre in senato avevano votato contro il budget solo tre senatori del partito del Presidente. Il fulcro della legge è un’estensione del Tax Cuts and Jobs Act del 2017, la cui scadenza è prevista per la fine dell’anno: la nuova misura intende quindi rendere permanenti i tagli fiscali decisi da The Donald nel 2017, incrementando al contempo la spesa per la sicurezza dei confini, per la difesa e per la produzione energetica e tagliando invece Medicaid e i sussidi alimentari. Secondo il Congressional Budget Office, la misura aumenterà di 3,3 trilioni di dollari il deficit federale nei prossimi 10 anni e lascerebbe milioni di persone senza assicurazione sanitaria L’aggravio di bilancio infatti, sarebbe in parte compensato dai tagli al programma federale di assistenza alimentare e all’assicurazione sanitaria Medicaid per gli americani a basso reddito. Alcune stime indicano che il numero totale di beneficiari destinati a perdere la copertura assicurativa a causa del disegno di legge sarà di 17 milioni. La spesa extra per l’esercito e la sicurezza dei confini sarà finanziata con la parziale revoca dei sussidi per le energie rinnovabili e i veicoli elettrici. I Democratici sperano che il malcontento per i tagli al welfare li aiuti a ribaltare gli equilibri al Congresso alle elezioni di medio termine del 2026. I Repubblicani contestano questi numeri mentre Trump ha dichiarato che con questo provvedimento l’economia americana “crescerà come un razzo”. Ricordando che già adesso l’America sta battendo ogni tipo di record economico
SCADENZA DAZI !
Il presidente Donald Trump ha dichiarato giovedì che avrebbe inviato lettere ai partners commerciali a partire da venerdì 4 luglio, informandoli dei dazi che dovranno pagare per vendere beni negli Stati Uniti, bypassando il processo di negoziazione dei singoli accordi commerciali. La decisione arriva prima della scadenza del 9 luglio per la reintroduzione di dazi generalizzati, dopo una pausa di 90 giorni iniziata ad aprile. Da allora Trump ha stretto accordi con Vietnam e Regno Unito e ha delineato un accordo quadro con la Cina. Trump punta a un dazio base del 10%, con aliquote più elevate per i paesi che registrano deficit commerciali con gli Stati Uniti. Tuttavia, ha escluso di prorogare la scadenza, citando la difficoltà di negoziare con oltre 170 paesi.
DATI POSITIVI.
Nel frattempo, l’economia statunitense ha creato 147.000 posti di lavoro a giugno, superando le aspettative di 110.000 e segnando un aumento rispetto ai 144.000 di maggio. La disoccupazione è scesa al 4.1%. I dati hanno contribuito ad alleviare i timori di recessione e a ridurre la pressione sulla Federal Reserve per un taglio dei tassi di interesse nel breve termine. La maggiori probabilità, ora vedono due tagli in Autunno prossimo a partire da Ottobre.
VALUTE.
L’euro si è mantenuto stabile appena sotto la soglia di 1,18 dollari, attestandosi vicino al suo livello più alto dal 2021, mentre c’è grande attesa per gli sviluppi commerciali e sui nuovi segnali provenienti dai responsabili delle politiche della BCE. L’UE ha manifestato la volontà di raggiungere un accordo, ma si sta anche preparando all’eventualità di un mancato accordo. Sul fronte monetario, i mercati prevedono ora un solo ulteriore taglio dei tassi da parte della BCE quest’anno. I funzionari hanno indicato che i tassi rimarranno probabilmente invariati nella riunione di questo mese, dopo otto tagli consecutivi da giugno 2024. Con l’inflazione che ha raggiunto l’obiettivo del 2% della BCE, i responsabili delle politiche stanno procedendo con cautela, in un contesto di persistente incertezza commerciale globale e del recente rafforzamento dell’euro.. Dal canto suo l’indice del dollaro è sceso sotto quota 97, interrompendo un rally durato due giorni, mentre le rinnovate preoccupazioni sulla politica commerciale hanno pesato sul sentiment. Il dollaro resta tendenzialmente debole anche se non pare, almeno per il momento, che possa sfondare i supporti chiave di medio termine.
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SVIZZERA, STABILE L’INFLAZIONE.
Il tasso di disoccupazione svizzero si è mantenuto stabile al 2,7% a giugno 2025, al livello più basso da novembre 2024. Il numero di disoccupati è diminuito di 1.100 unità, attestandosi al minimo degli ultimi sette mesi a 126.900. Nel frattempo, il tasso di disoccupazione giovanile, che misura le persone in cerca di lavoro tra i 15 e i 24 anni, è rimasto invariato al 2,5%, con il numero di giovani disoccupati in leggero aumento di 0,07 mila unità, raggiungendo quota 10.700. Allo stesso tempo, il numero di posti di lavoro vacanti segnalati è aumentato di 1.600 unità, raggiungendo quota 39.800. Al netto dei fattori stagionali, il tasso di disoccupazione è salito al 2,9% a giugno, rispetto al 2,8% di maggio.
GERMANIA, ORDINI ALL’INDUSTRIA.
Gli ordini alle fabbriche in Germania sono diminuiti dell’1,4% su base mensile a maggio 2025, deludendo le previsioni di mercato di un calo dello 0,1% e invertendo la tendenza al rialzo dell’1,6% del mese precedente. Si è trattato del primo calo da gennaio, pesantemente penalizzato da un crollo del 17,7% degli ordini di computer, prodotti elettronici e ottici a seguito di diversi ordini su larga scala ad aprile. La domanda si è indebolita anche per le apparecchiature elettriche e i metalli di base. Gli ordini di beni strumentali sono diminuiti del 4,1% e quelli di beni intermedi del 3,4%, mentre i beni di consumo sono aumentati del 3,1%. Gli ordini interni sono crollati del 7,8%, compensando un aumento del 2,9% della domanda estera, trainata da un balzo del 9,0% degli ordini al di fuori dell’area dell’euro, nonostante un calo del 6,5% da parte dell’eurozona.
SETTIMANA ENTRANTE.
La prossima settimana, è una settimana poco significativa sul fronte dati americani, ma resta comunque decisiva per molte questioni ancora aperte sui vari tavoli, a cominciare dagli sviluppi commerciali e l’avvicinarsi della scadenza del 9 luglio, che segna la fine della sospensione dei dazi annunciata ad aprile. Al 4 luglio, erano stati finalizzati solo pochi accordi, in particolare con Regno Unito, Vietnam e un accordo quadro con la Cina. L’attenzione si sposterà anche sulla pubblicazione dei verbali del FOMC, poiché gli operatori economici attendono ulteriore chiarezza sulla direzione politica della Fed per il resto dell’anno. Il presidente della Fed Powell ha mantenuto un atteggiamento cauto e attendista. Sul fronte economico, il calendario statunitense è relativamente snello. A livello globale, i mercati attendono i dati sui prezzi al consumo e alla produzione della Cina, i dati mensili sul PIL del Regno Unito, quelli sulla produzione industriale e sul commercio della Germania, il rapporto sul mercato del lavoro del Canada e le decisioni di politica monetaria delle banche centrali di Australia, Corea del Sud, Malesia e Nuova Zelanda. Ancora tanta carne al fuoco e price action volatili.
Saverio Berlinzani

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