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Urge responsabilità corporativa delle classi dirigenti

Il cielo, cioè la responsabilità, bisogna ricreargliela giuridicamente. Perché sono gli errori e gli abusi degli uomini di scienza e potere a indurre reazioni umane e naturali avverse, che finiscono per gravare soltanto su chi ha prodotto la ricchezza che loro hanno sperperato o rubato, mettendo a rischio il diritto alla vita di contadini, pastori, pescatori, boscaioli, artigiani e poveri lavoratori di tutte le razze.

di Franco Luceri | 14 Ottobre 2023

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Tutti gli umani dovrebbero essere assoggettati alla imponderabilità della natura (madre o matrigna), anche se nel corso dei secoli, grazie alla cultura e alle leggi, si sono ritagliati il privilegio di sottrarsi. E fingendo di razionalizzare e legalizzare ogni cosa, ora hanno ridotto l’umanità e il pianeta in condizioni pietose.

Mentre il contadino, (diversamente dal professionista privato e pubblico)  è soggetto ai comportamenti benefici o malefici della natura, che alla vigilia del raccolto dopo un anno di spese e di lavoro può decidere di distruggere tutto con l’alluvione, l’uragano, la grandine, la neve, il terremoto e quant’altro.

Mentre il  “PRO-FESSO-RE”, (nonchè le classi sociali ricche e potenti che dalla sua formazione ne derivano) si direbbe organizzato linguisticamente e giuridicamente per “fare fesso il RE” (cioè il popolo sovrano di nome ma cornuto e mazziato di fatto).

E questi “RE”, alfabetizzati giusto per poterli fregare a 360 gradi, vanno liberati dai furbi e farabutti delle classi intellettuali e dirigenti, che facendo incetta di onori, si sono liberati dagli oneri: dall’obbligo di usare la borsa e la vita dei popoli per salvare non per uccidere.

Diversamente dai contadini, pastori, pescatori, boscaioli, artigiani e lavoratori di tutte le razze, le classi intellettuali e dirigenti non subiscono l’imponderabile azione o reazione della natura-matrigna. Loro sulla testa non hanno il cielo, ma la volta di casa termicamente condizionata.

Il cielo, cioè la responsabilità, bisogna ricreargliela giuridicamente. Perché sono gli errori e gli abusi degli uomini di scienza e potere a indurre reazioni umane e naturali avverse, che finiscono per gravare soltanto su chi ha prodotto la ricchezza che loro hanno sperperato o rubato, mettendo a rischio il diritto alla vita di contadini, pastori, pescatori, boscaioli, artigiani e poveri lavoratori di tutte le razze.

Perciò è urgente sottoporre il mondo della cultura e relative classi dirigenti, alla responsabilità corporativa.

È giusto che subiscano la imponderabilità dei comportamenti naturali e sociali, perché anche nell’uomo cattivo e nell’uomo violento è la natura che opera da matrigna, se la cultura non ha saputo o voluto civilizzare i popoli o li ha  divisumanizzati.

La classe dirigente, che promettendo utilità e sicurezza sociale, si arroga il potere di lucrare vantaggi, poi dovrebbe risarcire i danni che genera e che lei stessa definisce “apocalittici”: come l’immigrazione incontrollata, la povertà, l’insicurezza, l’ingiustizia, la violenta sopraffazione dei deboli, la guerra in Ucraina e ora il terrorismo in Israele.

Gli sconvolgimenti climatici come l’alluvione che ha devastato l’Emilia Romagna; in aggiunta alla catastrofe economico finanziaria globale, che grazie a strozzinaggio, guerra e terrorismo, sta mettendo in forse la sopravvivenza di almeno 5 miliardi di poveri.

Franco Luceri

Pubblicato in : Blog, Editoriale, Menù SoluzioniTag: borsa, classe dirigente, contadini, danni, emilia romagna, finanziaria, immigrazione, lavoro, mondo, natura

Info Franco Luceri

Nato nel 1941 e residente nel Salento, dopo due anni di esperienza da dipendente, come ragioniere, passò a l’attività autonoma come agente di commercio. Sposato da 46 anni, e pensionato da 10, ormai coltiva la sua passione più grande e quasi trentennale di opinionista dilettante, apolitico e libero, iniziata nel 1987 per il Quotidiano di Lecce e poi estesa alla Gazzetta del Mezzogiorno e altri giornali nazionali o locali con interventi occasionali. Dal 2011 ha un blog personale su internet “il rebus della cultura”. E dopo varie collaborazioni sul web, è approdato, per la cortese ospitalità del Direttore Nicola Cariglia, su Pensalibero.

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