
Non facciamo in tempo a raccontare che il mercato sembrerebbe aver preso una direzione ben chiara e definita che, improvvisamente, un dato macro, o una dichiarazione di un banchiere centrale, o ancora una notizia dal fronte geopolitico, ribaltano totalmente la price action precedente, smentendo categoricamente quanto riportato. E’ accaduto così anche ieri, quando i dati sull’inflazione americana, il vero market mover della settimana, hanno sorpreso al rialzo con un Cpi mensile, cioè inclusi alimentari ed energia, cresciuto dello 0.4%, superiore alle attese di +0.3%, anche se il dato precedente era uscito a +0.6%. Su base annua, l’inflazione generale è salita del 3.7% superiore al consensus, che era per un incremento del 3.6% e in linea con il dato precedente. Se osserviamo il dato core, la crescita è stata dello 0.3% su base mensile, come da attese, mentre il dato anno su anno, ha visto un incremento del 4.1%, in linea con le previsioni. La reazione dei mercati è stata impulsiva con Wall Street che ha chiuso in rosso (Dow -0.51%, S&P -0.62% e Nasdaq -0.63%), mentre i rendimenti dei titoli del Tesoro americano sono saliti nuovamente al 4.7%. Gli indici di rischio, che erano tornati a sorridere, hanno ripiegato nuovamente con il Vix tornato quasi a 17 punti dopo aver toccato dei minimi intorno a 15.50. Ma la reazione più impulsiva l’abbiamo vista in realtà sulle valute, con una ripresa decisa del dollaro. Nella notte le borse hanno seguito l’andamento osservato nella sessione americana, con perdite comprese tra lo 0.50% e l’1%. Ma, a ridurre leggermente la pressione, segnaliamo il dato cinese sull’inflazione, che ha evidenziato un calo rispetto alle previsioni, dovuto però forse al rallentamento della congiuntura. I dati sull’export, infatti, usciti anch’essi questa notte, hanno mostrato un calo dell’export del 6.2% su base annua a 300 miliardi di dollari, dopo un calo dell’8.8% nel mese precedente. Si tratta del quinto mese consecutivo di ribassi, segnale di un calo della domanda estera. Per la verità però, anche l’import scende, a dimostrazione che la Cina non sembra ancora fuori dalla crisi.
VALUTE
Il dollaro è tornato prepotentemente a spingere con il dollar index che, osservando i grafici, ha recuperato in una seduta quanto aveva perso in tre sessioni. La ragione è ovviamente legata alle rinnovate aspettative di rialzo dei tassi nel mese di Novembre da parte della Fed, anche se noi riteniamo che alla fine le dichiarazioni dei rappresentanti del board che abbiamo ascoltato nelle ultime settimane, siano orientate invece ad una pausa e non crediamo che un dato leggermente superiore alle attese, peraltro in una sola delle sue componenti (il dato generale e non core), possa cambiare le cose. La sensazione è che siamo comunque vicino ad un pivot dei tassi e il rischio è proprio quello di tirarla in lungo eccessivamente, con il rischio di piombare improvvisamente in una serie di dati macro in forte peggioramento. Un fatto però pare certo, ovvero che i tassi rimarranno comunque ai livelli attuali per lungo tempo, almeno fino a quando l’inflazione non sarò quasi totalmente ridimensionata. Tornando alle price action, EurUsd a ridosso di 1.0550 con supporti che intervengono a 1.0520 e 1.0480 mentre sul Cable 1.2160 e 1.2120 sembrano essere i livelli chiave. UsdJpy a ridosso ormai di 150, con il massimo precedente a 150.12 che aveva poi visto un movimento impulsivo e un ribasso di oltre 300 pips in pochi minuti, tanto che in molti avevano pensato alla Boj, che però non ha mai confermato. Vedremo se anche questa volta la price action offrirà tali opportunità. Interessanti anche i cross “ carry trades”, con discese e ribassi significativi, come per NzdChf, (valuta da investimento contro valuta rifugio), con il risk off che torna a fare capolino. Ma forse è una opportunità per confermare la ripresa di medio e lungo termine. Sul fronte dati, oggi iniziano ad uscire le trimestrali, con Jp Morgan, Wells Fargo e Black Rock, mentre nel pomeriggio inoltrato usciranno i gli aggregati redatti dall’Università del Michigan. In mattinata, da segnalare, la produzione industriale di Eurozona.
Saverio Berlinzani

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