Gli unici complicati, intelligenti, colti, che puoi portarti a letto, devono avere almeno un matrimonio e sette amanti alle spalle.
Un romantico in vena di dichiararsi (invaghito di te) si sente come una motoretta smarmittata alle tre del mattino e si nota come una minigonna in chiesa. Non è difficile allarmarsi e svicolare veloce come una soldatessa che sente il fischio della cannonata. Ecco allora cambiare discorso e cambiare stanza. Annichilirlo con quelle frasi universali (come le chiavi inglesi) che fungono bene (in ogni occasione) per gelare chiunque abbia delle mire dopo un complimento o un regalo: “Ccccheccccarinooo che sei…”.
Quando il mio vecchio amico si è confessato (dopo anni), mi sono mostrata sorpresa, lusingata, rammaricata (mentendo come una scimmia ladra). Ho lasciato che raccontasse delle occasioni perdute, dei momenti in cui era pronto a dichiararsi, a provarci, a tentare. Ho nascosto (il particolare) che lo avevo capito, e che quelle che lui riteneva occasioni perdute, erano furbe svicolate e vili cambi di rotta (tra un tinello ed un salotto) per evitarlo, confonderlo, spiazzarlo.
Ho fatto anche peggio. Lui non lo sa, ma quando mi presentò un suo conoscente estemporaneo (americano di nazionalità, nuotatore per hobby, uno e novanta dai pettorali strepitosi), misi in moto le strategie esattamente opposte (più subdole e immediate) per soddisfare (in assoluta segretezza) le curiosità del caso. Fu una pratica disbrigata in una notte e conclusa con il sorriso del nuotatore (e mio). Il biglietto con il suo numero di telefono l’ho accartocciato nel cestino un minuto dopo il suo saluto. Se solo sesso era, solo sesso rimaneva.
Sono passati anni, e ancora non posso spiegargli perché “con lui no” mentre “con un suo conoscente si”. Come potrei. Certi uomini sono buoni a letto, sono fatti per quello e non danno fastidio. Buoni prima, buoni durante e buoni dopo.
Altri, sono complicati, intelligenti, colti, e dal letto ti portano diritto ad una storia importante che termina inevitabilmente in due modi: o il matrimonio, o il drammone.
Lui, è uno di quelli. Ed il drammone lo vedevo già scritto infondo alla vicenda.
Gli unici complicati, intelligenti, colti, che puoi portarti a letto, devono avere almeno un matrimonio e sette amanti alle spalle. In quel caso, hai buone probabilità capiscano quando è opportuno alzarsi da un letto, baciarti sulla fronte, chiudere la porta.
Difficile dirgli tutto questo. Inutile farlo.
Per lui rimarrò una che non lo ha capito, avvolta in un destino che ci ha voluto divisi. La realtà è diversa.
Per accettare uno simile a lui ho dovuto aspettare qualche hanno in più. Ho dovuto fare degli errori di tragitto tra il tinello ed il salotto. Mi sono incasinata nei miei vili tentativi di fuga e come un pesce nella rete me lo sono trovata di fronte. Ormai, era tardi per scappare. Sapevo, quando lo baciavo, che il futuro riservava solo quelle due strade: drammone o matrimonio.
Sapevo che mi sarei dovuta trattenete di fronte a certe tentazioni. Avrei dovuto anche accettare una linea di condotta più consona ad una signorina (appena) sopra i trenta e (appena) quasi-fidanzata. Per un’anarchica chiacchierona e rissaiola, è come entrare nei Marines

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