
Articolo riservato a chi vuole i fatti e non le interpretazioni di comodo.
Su Hormuz gli Stati Uniti domani annunceranno misure economiche per soffocare l’Iran per portarlo ad un implosivo collasso.
Teheran teme questa mossa e lo dimostrano le minacce ai Paesi vicini che dovessero aderirvi.
Gli USA sono riusciti a bloccare le esportazioni del petrolio iraniano e a proteggere il passaggio alle petroliere amiche avendo realizzato un controllo maggiore rispetto a poche settimane fa.
A questa minaccia americana c’è stato un segnale forte e chiaro del presidente iraniano Masoud Pezeshkian che ieri ha chiesto di chiudere il conflitto con gli americani mentre i Pasdaran, guidati da Ahmad Vahidi, vogliono lo scontro totale.
Nel frattempo, è emerso chiaramente un altro conflitto tenuto sott’acqua fino all’altro giorno fra Turchia ed Israele.
L’attacco ordinato da Netanyahu ad una base aerea nel nord della Siria dove Erdogan stava facendo confluire truppe e soprattutto radar intercettori che avrebbero aiutato Teheran a difendersi dai caccia israeliani è stato un segnale forte e chiaro.
Un segnale sia ad Ankara che a Damasco che, col suo presidente, è da tempo che lavora per diventare la nazione guida in tutto il Medio Oriente occupando buona parte della Libia, Cipro, nel Corno d’Africa ed Hamas in Palestina allo scopo di prendere la guida araba del fronte contro Israele.
Va ricordato che il partito di Erdogan fa parte della Fratellanza Musulmana, il più antico ed influente movimento islamista politico-militare oltre che religioso che non ha mai riconosciuto l’esistenza dello stato di Israele.
Per completare il quadro c’è da aggiungervi il Patto della Mecca ovvero l’accordo di difesa congiunta della Mecca, un patto trilaterale di difesa reciproca firmato il 7 agosto 2026 alla Mecca in Arabia Saudita, da Arabia Saudita, Pakistan e Turchia dove il Pakistan ha anche l’atomica.
La tensione è altissima come non mai fra Erdogan e Netanyahu ma, entrambi, sono alleati degli USA ed hanno un rapporto molto stretto e personale con Trump.
La scintilla potrebbe accendersi in Siria dove sia la Turchia che Israele considerano strategicamente vitale questa terra per i lor interessi geopolitici.
Quindi vi sono due crisi per ora separate, quella fra Stati Uniti ed Iran e quella fra Turchia e Israele, ma lo spazio geopolitico di tutte e quattro è lo stesso per cui si naviga a vista senza alcuna certezza.
Raffaele Romano

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