Lo spettacolo che ci stanno riservando nelle ultime settimane alcuni governanti europei è a dir poco preoccupante. Ci dispiace constatare che a fianco ai Macron e agli Orbàn, ci siamo anche noi con Salvini. Il problema dell’accoglienza ha preso una brutta piega ed è difficile prevedere quali conseguenze può portare.
Per fortuna ci sono Paesi come la Germania ed anche il Nord Europa che si distinguono in tema di umanità verso gli immigrati. Ma i problemi di un’Europa, sempre più disunita vengono da lontano. Un aspetto dell’Europa che abbiamo sempre trovato ridicolo, è la doppia sede del Parlamento; per una sessione i deputati lavorano a Bruxelles e per la successiva fanno le valige e si spostano a Strasburgo. È un errore che nasce da un compromesso.
È una pratica assurda con conseguente spreco di risorse finanziarie, che potrebbero essere spese in modo produttivo.
La disunione dell’Europa è messa a nudo dal mancato rispetto del cosiddetto trattato di Shengen per la libera circolazione delle persone, tradito dalla Francia e dall’Austria che respingono i migranti titolari di un documento di riconoscimento italiano. La riapertura delle frontiere ha cancellato di fatto l’accordo di Shengen, che rappresentava il simbolo dell’Unione Europea.
Così com’è inaccettabile il trattato di Dublino che obbliga il Paese di sbarco a farsi carico per sempre del destino dei migranti.
Il colpo di grazia all’Europa lo stanno dando i nazionalisti-populisti. Dall’Ungheria, ai Paesi dell’ex Patto di Varsavia – purtroppo – si aggiunge l’Italia di Salvini. Il Vecchio Continente manca di un progetto; rimane il sogno infranto dei leader dei Paesi fondatori Adeanauer, Schuman e De Gasperi, e prima ancora dei grandi statisti, Altiero Spinelli, Ernesto Rossi ed altri progressisti, autori e firmatari del manifesto di Ventotene.
Questa Europa disunita, cresciuta troppo in fretta e in modo disomogeneo con l’ammissione dei Paesi dell’Est che aderivano al blocco sovietico, necessita di essere ridisegnata, escludendo tutte quelle azioni che incassano i contributi dell’Ue, non accolgono i migranti e non rispettano i trattati.
Un Continente – il nostro – che deve puntare a diventare una federazione: gli Stati Uniti d’Europa.
Una volta espulsi i Paesi che sono disomogenei rispetto al progetto iniziale dei padri fondatori dell’Ue, occorre pensare ad una politica economica, estera e di difesa dei confini, unica.
I confini dei singoli Stati vanno superati, per puntare alla difesa dei confini dell’Europa.
Roberto Fronzuti

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